Archeologia in chiave contemporanea. La mostra di Renato Leotta a Catania

Il museo Biscari di Catania è stato un esempio di Wunderkammer, grazie alle collezioni di Ignazio Paternò Castello. Oggi Renato Leotta reinterpreta questa tradizione.

Il 3 maggio 1787 Goethe visita il palazzo di Ignazio Paternò Castello, V principe di Biscari, per ammirare il museo che il nobiluomo aveva allestito in una sezione della sontuosa residenza barocca, e rimane colpito da un torso di Giove, che “aduna in sé troppi pregi, perché osi esprimere un giudizio”. Allora il museo Biscari a Catania era uno dei primi in Sicilia a essere aperto al pubblico, e rifletteva i molteplici interessi del principe nell’eclettismo delle sue collezioni, che spaziavano dall’archeologia classica ai mosaici, dalle conchiglie alle monete fino agli strumenti meccanici. Una sorta di Wunderkammer ampia e articolata, rimasta nel palazzo fino al 1934, quando il museo è stato chiuso e le collezioni trasferite al Castello Ursino.

LA MOSTRA DI LEOTTA A CATANIA

Dopo ben 87 anni, alcuni reperti tornano di nuovo nei saloni di palazzo Biscari grazie alla mostra dell’artista siciliano Renato Leotta (Torino, 1982) MONDO. Museo archeologico del reale, curata da Pietro Scammacca e Claudio Gulli e aperta fino al 31 agosto. L’esposizione fa parte del progetto di arte contemporanea avviato nel 2018 dall’associazione Unfold, preceduta da una personale di Gian Maria Tosatti e da una selezione di opere dalla collezione Sandretto Re Rebaudengo. Leotta ha allestito nei saloni del palazzo una museografia derivata dal paesaggio naturale e le sue possibili interpretazioni, attraverso una messa in scena che si sviluppa attraverso un percorso dove le opere dell’artista si fondono con manufatti e reperti antichi, per suggerire una riflessione sul museo come dispositivo in grado di inventare la Natura. E non è un caso che l’unico ritratto di Ignazio sia un busto settecentesco in cera di un artista anonimo, che raffigura il volto del principe con un’espressione ironica, quasi grottesca, quasi a voler dare il tono dell’intera operazione, tesa a scompigliare l’assunto scientifico delle Wunderkammer settecentesche.

Renato Leotta. Mondo. Museo Archeologico del Reale. Exhibition view at Palazzo Biscari, Catania 2021. Courtesy of the artist. Photo Gabriele Abruzzese

Renato Leotta. Mondo. Museo Archeologico del Reale. Exhibition view at Palazzo Biscari, Catania 2021. Courtesy of the artist. Photo Gabriele Abruzzese

DAL PASSATO AL PRESENTE

Il percorso espositivo comincia con una sezione dedicata al Cielo, che riunisce acquarelli con immagini di divinità classiche, manoscritti e testi redatti dal principe Ignazio accompagnati da Gipsoteca, una raccolta di sculture di Leotta prodotte dai cicli lunari sul litorale terrestre e ospitata all’interno di un grande armadio, che dialoga idealmente con un serie di fotografie marine notturne, scattate dall’artista grazie alla bioluminescenza del plancton. Nell’imponente salone da ballo è allestito il museo immaginato dall’artista interpretando la raccolta di Ignazio Paternò: marmi antichi, vasi attici e sicelioti, bronzi di epoca romana, ceramiche messicane e vetri sono abbinati a un gruppo di uccelli impagliati provenienti dalle collezioni del Museo di Zoologia dell’Università di Catania, che suggeriscono l’interpretazione del palazzo come una gigantesca voliera. Tra i reperti esposti spicca un busto egizio acefalo in basalto, utilizzato come statuetta magica con poteri taumaturgici. Il rapporto con il mondo vulcanico è affidato alla sezione dedicata all’Etna, che raccoglie tracce di eruzioni e una serie di bombe vulcaniche, provenienti dall’Ecomuseo Riviera dei Ciclopi, mentre la conclusione del percorso è affidata a una sezione sull’acqua, dove viene proposta Fiumi, una raccolta di film in 16 mm girati da Leotta in alcuni siti archeologici e industriali tra la Sicilia e Roma.

ARTE E SCIENZA

Una mostra concepita come un racconto che unisce arte e scienza, natura e cultura in un progetto complesso, in grado di interpretare il genius loci del palazzo in maniera puntuale e articolata, attraverso un’originale commistione tra archeologia e contemporaneo. Frutto del pensiero di un artista, condiviso con un curatore e uno storico dell’arte esperto di collezionismo, che insieme hanno saputo coinvolgere alcune istituzioni culturali catanesi per riportare alla luce la personalità di Ignazio Moncada, uno dei massimi visionari del Settecento siciliano.

Ludovico Pratesi

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Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

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