Dal tramonto all’arte. Il progetto notturno di CaLibro Festival sull’arte contemporanea

Dal tramonto all’arte, le parole degli altri sull’arte sulla facciata di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio. In occasione di CaLibro Festival

Dal tramonto all'arte, proiezione su Palazzo Vitelli a Sant'Egidio in occasione di CaLibro Festival, a Città di Castello. Photo Andrea Moni.
Dal tramonto all'arte, proiezione su Palazzo Vitelli a Sant'Egidio in occasione di CaLibro Festival, a Città di Castello. Photo Andrea Moni.

In arte è difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente” (Ludwig Wittgenstein); “Non ci sono buone idee per i dipinti, ci solo buoni dipinti” (Frank Stella); “In arte non ci sono stranieri” (Constantin Brancusi): queste sono solo alcune delle citazioni che hanno animato la facciata di Palazzo Vitelli a Sant’Egidio nell’ambito del progetto Dal tramonto all’arte, iniziativa corale dedicata completamente all’arte, all’interno dell’ottava edizione di CaLibro Festival (2-4 luglio 2021) di Città di Castello, in provincia di Perugia.

CALIBRO FESTIVAL

La manifestazione – nata nel 2013 e organizzata dall’Associazione culturale il Fondino – ha infatti deciso, nonostante si focalizzi sulla lettura, di dedicare un intero capitolo all’arte. È stato richiesto a quasi 100 partecipanti – addetti al settore ma non solo – di scegliere delle frasi significative sul concetto astratto di “arte”. Ne è derivata una copiosa antologia di citazioni, dallo spessore concreto, frasi che sondano la sua realtà, le sue ambiguità, la natura sfuggente e magnetica. Hanno aderito al progetto diverse personalità: importanti artisti (Piero Golia, Francesco Arena, Sabrina Mezzaqui, Adelaide Cioni, Matteo Fato, Alberto Garutti, Corinna Gosmaro, Cesare Pietroiusti, Alfredo Pirri, Gianni Pettena…) direttori di museo e istituzioni (Julia Draganovic, Lorenzo Balbi, Luca Lo Pinto, Dana Prescott…), direttori di fiera (Ilaria Bonacossa), giornalisti, storici dell’arte, critici e curatori – tra cui alcuni collaboratori di Artribune – (Alessandra Mammì, Giacinto Di Pietrantonio, Christian Caliandro, Valentina Tanni, Marco Enrico Giacomelli, Saverio Verini, Pietro Gaglianò, Davide Ferri, Lara Conte…), autori di altri ambiti (la scrittrice Gaia Manzini, il poeta Valerio Magrelli).

  

DOV’ERAVAMO RIMASTI?

Questo compendio di osservazioni sull’arte, a volte persino contraddittorie, è stato visibile, in rotazione continua, dal tramonto sino alle prime ore notturne. Se il sottotitolo del cartellone ufficiale del festival recita “Dov’eravamo rimasti?”, cercando di tirare le fila di un periodo a dir poco straniante e complesso, di ritrovare la bellezza delle germinazioni culturali e la gioia della condivisione – a livello umano e sociale -, l’arte ha risposto con il suo pizzico di provocazione e le sue logiche, allo stesso tempo aperte e autoreferenziali. L’intento è stato principalmente simbolico: in un momento di fragilità – esposizioni saltate, musei a porte chiuse, cancellazioni di ogni genere – occorre “dare il La” per ripartire… perché non provare dalle definizioni? Definire i valori essenziali, ciò a cui non è possibile rinunciare, scandagliare le molteplici sfumature dell’arte, cross-mediatica, sistemica, multidisciplinare, analogica e digitale.

L’OBBIETTIVO DEL PROGETTO

 Pensieri sull’arte, liberi di impressionarsi per alcuni istanti sulla facciata di un monumento architettonico, richiamando l’attenzione dei passanti e innestando anche solo una fugace riflessione. Quanto l’arte, pur non scevra di convenzioni, suggestiona, condiziona, scombussola, dona pepe alla nostra esistenza, dandole una spinta al di là di norme e compromessi? Dal Tramonto all’arte come se spegnendosi il sole, la notte fosse foriera di colori, associazioni oniriche, mitologie sul fare artistico e creativo. Palazzo Vitelli ha prestato così, per una notte, la lunghezza della sua superficie per coltivare messaggi luminosi, lasciarli introiettare nella mente dei fruitori, incentivare scambi e osservazioni. Affinché l’arte non sia solo un gioco aristocratico da intellettuali annoiati ma concime e ambrosia per tutti i famelici sognatori. Come nelle parole di Lea Vergine: “L’arte non serve a niente e non deve servire a niente. Dev’essere il lusso supremo, l’inatteso, la meraviglia che ti coglie e che ti colpisce, se non è questo, non è niente, è artigianato“. Vincenzo Tofanelli, assessore alla Cultura del comune di Città di Castello, riguardo questa edizione di Calibro ha dichiarato “Ci sono momenti in cui conservare e altri in cui innovare, la pandemia ci ha insegnato che è tempo di discontinuità, perché anche noi siamo cambiati e di ridefinire il senso anche della fruizione culturale. I murales di per sé rappresentano una forma di espressività recente, legata alle culture giovanili ma fortemente ancorata alla realtà urbana, al potenziale artistico di manufatti che ci circondano e che non viviamo come opere d’arte”.

Giorgia Basili

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.