Tra glitch e collaborazioni. Una mostra sull’asse Albania-Germania-Senegal

È a Berlino la prima personale dell’artista albanese Anna Ehrenstein. Un progetto che però ha il suo fulcro geografico a Dakar, fra tecnologie e migrazioni.

Le connessioni fra tecnologie e migrazioni sono al centro del lavoro di Anna Ehrenstein (1993), artista di origine albanese, cresciuta e formatasi professionalmente in Germania, maturando un sentimento di non appartenenza identitaria a nessuno dei due Paesi.

ANNA EHRENSTEIN E I VIAGGI A DAKAR

Vincitrice del C/O Berlin Talent Award 2020, presenta nella sede dell’istituzione berlinese la sua prima personale Tools for Conviviality, che, in un approccio open source, riflette sul postcolonialismo e rivoluziona l’idea di multiculturalismo fornita dal pensiero occidentale. Intanto nel metodo, basato su un originale aspetto relazionale, sperimentato durante i lunghi soggiorni fisici e virtuali a Dakar, in cui Ehrenstein ha documentato l’attività di artisti e attori locali come Saliou Ba, Donkafele (Mandé Mory Bah e Thibault Houssou), Nyamwathi Gichau, Lydia Likibi e Awa Seck. Con loro, e con altri creativi provenienti da numerosi Paesi africani, perché attratti dal fervore della capitale senegalese, ha elaborato lavori collettivi nel campo della moda, del design e della scrittura.

Anna Ehrenstein. Tools for Conviviality. Exhibition view at CO Berlin Talent Award 2020-21. Photo © David von Becker
Foto: David von Becker

LA COLLABORAZIONE TRA DONKAFELE E ANNA EHRENSTEIN

Un esempio per tutti lo scambio con il collettivo Donkafele, fashion designer indipendenti con cui ha realizzato tessuti per oggetti e scenografie, operando un baratto tra i loro progetti e le sue produzioni, convertite in tal modo a utilizzi plurali. Interviste, rendering 3D, app, collage digitali, video, vagliati attraverso reciproci e continui feedback, diventano strategie operative di una rete globale trasversale, gestita direttamente dai partecipanti.
Il prodotto finale è un’installazione con gadget, oggetti d’arredo e video, affidati a un avvolgente schermo circolare, 360 gradi di effetti multiprospettici potenziati da immagini girate in modalità fisheye. Elementi costanti come una pioggia di bitcoin d’oro e una gigantesca piscina con giovani in abiti batik che fluttuano sospesi nell’acque fondale, si diluiscono in un’estetica da Photoshop e in esilaranti trovate multimediali.
La mostra, con il supporto teorico di Emily Watlington, conferma un lavoro di lucido scandaglio sulle potenzialità che partnership economiche e artistiche possono generare per un benessere veramente globalizzato se supportate da strumenti digitali, social media e realtà virtuale.

Anna Ehrenstein, Tools for Conviviality. Franceline II, 2019 © Anna Ehrenstein
Anna Ehrenstein, Tools for Conviviality. Franceline II, 2019 © Anna Ehrenstein

L’UTILIZZO DEL GLITCH DA PARTE DI ANNA EHRENSTEIN

Considerazioni che ribaltano il quadro teorico da cui l’artista prende spunto, anche nel titolo Tools of Conviviality, testo scritto nel 1973 dal filosofo austro-americano Ivan Illich, detrattore della società occidentale e del progresso tecnologico. Nel montaggio della surreale partitura, l’artista costringe lo spettatore a una fruizione disturbata. Ricorre al volontario utilizzo del glitch, nella sua concezione più ampia come “errore produttivo”, che devia un processo destinato invece a un lineare e consequenziale ordine di senso. Turbolenze visive, effetti distortivi, piccole falle di sistema, centellinate con tocchi ironici, esplorano la portata del glitch anche a livello estetico senza concedere al disturbo di inficiare il progetto ma destinandolo a esiti inaspettati, così come il contributo multietnico devia l’intenzionalità iniziale.

‒ Marilena Di Tursi

Berlino // fino al 29 settembre 2021
Anna Ehrenstein – Tools for Conviviality
C/O BERLIN AMERIKA-HAUS
Hardenstrasse 22-24
co-berlin.org

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Marilena Di Tursi
Marilena Di Tursi, giornalista e critico d'arte del Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera. Collabora con la rivista Segno arte contemporanea. All'interno del sistema dell'arte contemporanea locale e nazionale ha contribuito alla realizzazione di numerosi eventi espositivi, concentrandosi soprattutto sulla promozione dei giovani artisti pugliesi dal 1988 fino ad oggi. È autrice di numerose pubblicazioni e di testi critici di presentazione dell’opera di giovani artisti, contenuti in cataloghi redatti in occasione di mostre personali e collettive. Per conto della Fondazione Corriere della Sera, in qualità di membro del consiglio scientifico, ha curato cicli di incontri dedicati all’arte contemporanea nell’ambito dell’iniziativa “Da Est a Ovest Bari incontra il mondo” (2015/2016) e “Quanto è contemporanea l’arte contemporanea?” (2016, con Marco Scotini, Achille Bonito Oliva, Domenico Fontana, Marco Senaldi). Laureata in Lettere presso l’Università degli Studi di Bari, con una tesi in Storia dell’arte contemporanea, ha conseguito la specializzazione triennale in storia dell’arte medievale e moderna presso l’Università “La Sapienza” di Roma e il titolo di Dottore di ricerca in Documentazione, catalogazione, analisi e riuso dei beni culturali presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari. Insegna Storia dell’arte nel locale Liceo artistico.