Geopittura. La personale di Luca Di Luzio a Roma

Mescola colori e geografie l’arte di Luca Di Luzio, protagonista della mostra allestita alla Galleria Russo nella zona di Via Margutta nella Capitale.

Tre sale piene di colori, forme, sinuosità, su carta e tessuto, riempiono la Galleria Russo di Roma: la mostra allestita fino al 19 giugno è Geopittura di Luca Di Luzio (Roma, 1986). È una geografia in senso lato, quella di Di Luzio; l’artista ci accompagna nella visita raccontando il fil rouge della sua produzione.
Si comincia con Maps and Flags, una ricerca condotta fra il 2013 e il 2014, della quale sono esposte diverse opere, più grandi, realizzate sulla iuta, più piccole su cartone, in entrambi i casi con tecnica mista. L’ispirazione è arrivata a Di Luzio durante un periodo di residenza artistica a Rotterdam, il secondo porto più grande del mondo, dove vedeva enormi imbarcazioni andare e venire. “Le mappe mi sono sempre piaciute, fin da bambino. Ma in questo caso mi sono allontanato dalla geografia reale”, spiega l’artista. “Sono isole immaginarie che si staccano dal fondo colorato. Dal colore si arriva alla forma”. I quadri di piccole dimensioni sono bandiere inventate sul modello di quelle vere, geometriche e coloratissime.

Luca Di Luzio, Loka, 2014-15. Courtesy Galleria Russo, Roma
Luca Di Luzio, Loka, 2014-15. Courtesy Galleria Russo, Roma

LE OPERE DI LUCA DI LUZIO

Nella sala di sinistra della Galleria Russo troviamo Loka, lavoro realizzato fra il 2014 e il 2015. Il nome “loka” è una parola sanscrita che significa “mondo”. Racconta Di Luzio: “Sono rappresentati gli aspetti concatenati della tradizione orientale che guarda ai vari mondi, animale, vegetale e così via, come a un unico universo”. Le velature di colore, stese su grandi quadrati di iuta, creano effetti cangianti con contorni definiti ma casuali. Spiega l’artista: “Penso che la perdita del controllo sia una caratteristica della pittura contemporanea, rispetto alla tradizione formale. In questo caso è il colore che prende il sopravvento e crea le forme”.
Al centro ideale del percorso c’è Atlas Ego Imago Mundi, opere realizzate fra il 2015 e il 2020 usando il corpo dell’artista al posto del pennello, quindi mettendo il corpo umano al centro “come matrice di ogni mondo possibile”, spiega l’artista, che, in questo senso, si è ispirato all’opera del filosofo francese Maurice Merleau-Ponty. Partendo dal quadrato inscritto nel cerchio, caratteristico dell’Uomo Vitruviano poi ripreso da Leonardo da Vinci, Di Luzio ha creato una geolocalizzazione all’interno del corpo: a ogni punto (del quale sono indicate le coordinate in un foglio) corrisponde un’“isola” di colore, frastagliata, a volte a rilievo, colorata in modo corrispondente alle tinte della natura. Queste isole altro non sono che le impronte fisiche di parti del corpo dell’artista, una gamba, la pancia, il petto, un orecchio. Le opere di Atlas Ego Imago Mundi sono state esposte nel 2016 al Macro (ora Mattatoio) di Testaccio e nel 2017 all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Luca Di Luzio, Lo Stato, 2020-21. Courtesy Galleria Russo, Roma
Luca Di Luzio, Lo Stato, 2020-21. Courtesy Galleria Russo, Roma

DI LUZIO E IL COLORE

La mostra si conclude idealmente con Lo Stato (2020-21): una serie di quadri composti ancora una volta senza pennello, con l’aiuto di veri e propri timbri costruiti con le forme stilizzate di numerosi Paesi del mondo, dal Bangladesh al Canada, da Cuba alla Namibia, dall’Austria alla Grecia. I colori sono quelli standard utilizzati normalmente per i timbri, dal rosso al blu al nero al viola, con sfumature dovute alla quantità e alla pressione sul pigmento. Il supporto è carta giapponese, molto leggera. “Lo stato è una parola che può avere diverse valenze. Non a caso, ho realizzato il lavoro nel corso degli ultimi due anni: si parla di stati nazionali, ma anche di stato della pandemia”, conclude Di Luzio.
Per la mostra Geopittura è stato pubblicato un catalogo edito da Manfredi Edizioni, che racchiude 149 immagini di opere di Luca Di Luzio, con l’introduzione del curatore della mostra, Marco Tonelli.

‒ Letizia Riccio

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Letizia Riccio
Giornalista dal 1997, laureata in Lingue e letterature straniere moderne a La Sapienza di Roma, inizia a scrivere a La Repubblica nel settore della televisione e prosegue, nello stesso campo, con Il Mattino di Napoli, L'Unione Sarda e Il Giornale dello Spettacolo dell'Agis. Collabora per diversi anni con L'Agenzia di Viaggi, quotidiano per operatori del turismo, scrivendo e viaggiando in Italia ma soprattutto all'estero. Lavora per sette anni presso il Ministero della Giustizia, collaborando con l'Ufficio Stampa e curando un convegno e un progetto europei. Appassionata di arte da sempre, frequenta per tre anni la Scuola d'arte e mestieri del comune di Roma e un corso per guide turistiche organizzato dalla Regione Lazio.