La terra guasta. La mostra di Iacopo Pinelli a Napoli

Prima personale di Iacopo Pinelli alla Shazar Gallery di Napoli, con un puntuale progetto sul vuoto di vita.

Il piano espositivo messo in campo da Iacopo Pinelli (Gavardo, 1993) nella sua ultima personale alla Shazar Gallery di Napoli è un racconto Sui corpi galleggianti che ci parla di un mondo decadente dove le àncore di salvezza e di allegria che costellano i sentieri del pensiero umano lasciano il posto a oggetti in cui il silenzio non può più essere riportato alla luce dal riflusso delle maree, ma soltanto congelato, otturato, inabissato in un vuoto di vita: l’uomo oggi scompare, ha appuntato Agamben in un recente pamphlet pubblicato da Giometti&Antonello (Quando la casa brucia), come un viso di sabbia cancellato dal bagnasciuga. Nella brillante installazione plasmata appositamente da Pinelli per gli spazi napoletani di via Scura, si ha infatti come l’impressione di vagare a piedi nudi in una piana sterile dove la sabbia si fa ardesia e dove tutti quegli ossi di seppia montaliani spinti dalla corrente marina sulla battigia diventano stanca e pesante elegia, canto della fine, illusione spezzata del mondo.

PINELLI, LE MARCHE, IL GIOCO

A primo acchito un occhio poco esperto e un po’ pettegolo può pensare che Iacopo Pinelli abbia tratto ispirazione dallo splendido e impareggiabile CeMento di Elena Bellantoni (presentato nel 2019 alla Galleria Nazionale di Roma nell’ambito della esposizione You Got to Burn to Shine curata da Teresa Macrì), ma va puntualmente detto che l’artista trae le mosse da un suo personale percorso modulare, da un processo spontaneo legato dapprima alla memoria della sua terra – del luogo in cui vive, le Marche – e poi al balocco, a un territorio del gioco ormai in polvere.

Iacopo Pinelli, Sui corpi galleggianti (3), 2021, cemento, misure variabili

Iacopo Pinelli, Sui corpi galleggianti (3), 2021, cemento, misure variabili

PIOMBO E CEMENTO

Irreparabilmente affondata dall’assenza di certezze, determinata ora dalla defunzionalizzazione e decontestualizzazione di cose marine riprodotte in piombo (è il caso di una boa) o prevalentemente in cemento come i galleggianti arancioni per rete da pesca, un salvagente, dei braccioli e delle tavolette per tenersi a galla, la terra guasta presentata da Pinelli in questo suo nuovo ciclo (ci sono in mostra anche dei brillanti dittici a parete in cui appaiono, smagliate, le immagini di un rastrello o di una sedia) presenta la sospensione di una umanità infelice e gli oggetti che la popolano sono esiliati dal loro uso comune, posti in un virgolettato linguistico, quasi a indicare qualcosa di tristemente gravoso.

Antonello Tolve

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Antonello Tolve

Antonello Tolve

Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan…

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