roma città aperta: la mappatura degli studi degli artisti a Roma nel progetto di Nomas Foundation

Si chiama “roma città aperta” il progetto presentato da Nomas Foundation. Con questa iniziativa si vuole segnare l’inizio di una mappatura degli artisti che vivono e operano in città, dando vita ad una ulteriore modalità di fruizione dell’arte contemporanea

Elena Bellantoni
Elena Bellantoni

Con roma città aperta non si può non far riferimento al film del maestro Roberto Rossellini. La citazione ovviamente non è un caso ma suggerisce un legame tra un passato determinato a ricostruire l’Italia dopo la Liberazione e un presente deciso a riprogettare positivamente il domani post- pandemico. Ed è proprio sulla scia di profondo ottimismo che nasce il programma presentato da Nomas Foundation di Roma, ideato e curato da Raffaella Frascarelli e Sabrina Vedovotto. In cosa consiste? Si tratta di una mappatura degli studi d’artista che lavorano nella Capitale, gli stessi che hanno accettato di aprire – e continueranno fino alla fine del progetto, ovvero dicembre 2021 – le porte dei loro studi al pubblico, così da rendere fruibile l’arte contemporanea in una dimensione ancor più condivisa.

ROMA CITTÀ APERTA, NON SOLO UNO STUDIO VISIT MA UNA NUOVA ESPERIENZA DELL’ARTE

roma città aperta è proprio una nuova esperienza di fruizione dell’arte e dei suoi protagonisti, a detta degli organizzatori, sia in termini estetici che socioculturali. L’intento delle curatrici è quello di coinvolgere oltre cento artiste e artisti – dagli storicizzati ai mid-career, fino agli emergenti – che animano la città con i loro studi e il loro fare arte. In questo modo, l’esperienza di uno studio visit (solitamente faccenda privata e accessibile solo agli addetti ai lavori) si apre al pubblico che può interagire, osservare e scoprire come prende forma la ricerca artistica. Ovviamente, data la precaria situazione sanitaria, i percorsi di visita sono momentaneamente fermi ma, non appena la situazione lo permetterà, ripartiranno con un calendario che sarà comunicato e condiviso. Inoltre l’Unità di Ricerca Estetica sociale diretta da Lia Fassari, DiSSE Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche dell’Università di Roma La Sapienza, condurrà una serie di incontri, talk e seminari con l’intento di avvicinare sempre più persone all’arte contemporanea. A far da cornice al grande progetto ci sono anche una serie di docufilm co-prodotti da Nomas Foundation e l’Accademia di Belle Arti di Roma, in collaborazione con MonkeysVideoLab, dedicati a ciascun artista che ha aderito all’iniziativa, fruibili comodamente sui canali dedicati, creando così un archivio documentativo di dominio pubblico (come vi avevamo segnalato qui).

Zaelia Bishop
Zaelia Bishop

ROMA, L’ARTE E GLI ARTISTI

A creare un’ulteriore mappatura sono una serie di progetti connessi a roma città aperta, che vedono la direzione scientifica di Raffaella Frascarelli. Un esempio? Quello curato da Elisa Genovesi, intitolato ieri, oggi e domani che parte dallo spirito dell’articolo I pittori difendono la città, scritto da Toti Scialoja nel 1944. Nel magistrale scritto si descriveva l’unità degli artisti davanti l’occupazione nazifascista nella Roma di quegli anni, vertendo oggi in un’indagine del rapporto tra artiste e artisti di diverse generazioni. Con Julie Pezzali e con il suo nella Roma delle artiste e degli artisti, invece, si esplorano i luoghi inediti della città con lo sguardo della psico-geografia situazionista e delle Città Invisibili di Italo Calvino attraverso l’esperienza urbana degli artisti. Assieme a Niccolò Pellegrino e i suoi attraversamenti si va alla scoperta di Roma vista da una serie di lavori fotografici che abbracciano ogni angolo e persona dei quindici Municipi. Oltre i sensi è il progetto di Federica Antonucci e Delfina Balistreri che coinvolge persone dotate di sensorialità speciali -non vedenti e non udenti- per tracciare nuove mappe nel rapporto con l’opera d’arte e attraverso l’uso delle tecnologie. Perché l’arte ci eleva è il progetto a cura di Alessia Bonanni, un dialogo che svela il legame più intimo e personale tra artista, opera e lo sguardo di chi vi si accosta senza filtri. Poi, si odono voci dalla città con Ilaria Monti, la quale raccoglie le testimonianze dirette del pubblico che visiterà gli studi mettendo in luce dialogo e partecipazione. Arianna Sera è la curatrice del progetto spazio collaterale, una mappa delle artiste e degli artisti che vivono nei piccoli borghi e grandi città dell’entroterra laziale e del litorale romano. Infine, con Michele Trimarchi si aprono i dialoghi multiculturali, in cui si tratteggia la presenza attiva degli artisti autoctoni nel sistema artistico romano, e in particolar modo in rapporto all’integrazione culturale e all’inclusione sociale. Non solo una mappatura dunque, ma anche un palinsesto.

– Valentina Muzi 

Per partecipare alle future visite inviare una mail a [email protected]
I docufilm sono accessibili sul sito di roma città aperta e sul canale YouTube
Tutta la sezione PROGETTI è raccolta nella sezione dedicata.

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.