Che fine hanno fatto gli artisti? Risponde l’artista Daniele Papuli

Daniele Papuli risponde all’editoriale pubblicato da Massimiliano Tonelli, sottolineando la necessità, oggi più che mai, di scardinare un sistema asfittico e di (ri)partire da e con gli artisti.

Daniele Papuli, Sphore, 2018-19
Daniele Papuli, Sphore, 2018-19

Che fine hanno fatto gli artisti?”. Un interrogativo affascinante, direi, come la sua penna ha ben evidenziato nell’editoriale pubblicato sull’ultimo numero di Artribune Magazine. Tuttavia, nella conclusione, “a furia di chiamarsi fuori dalle questioni che interessano la collettività”, gli artisti, a parer suo, si autocondannerebbero “alla pochezza politica, civica e ahimè”, come ben sottolinea, “anche culturale”. Tutto ciò ha provocato in me molte riflessioni e un senso di sgomento, di rabbia e, di getto, questa concitata riflessione.
Anche il sottoscritto, artista, forse alla vecchia maniera, uso ancora le mani per fare tutto e non compenso la mia economia esistenziale o di sussistenza con ruoli, cattedre, vestigia notarili o commercialistiche, almeno fino a ora. Faccio solo questo, vivo e sopravvivo con ciò che produco, affronto un percorso progettuale autonomo e poliedrico, o meglio a “tutto tondo”, è più da scultore.

LE DIFFICOLTÀ DEGLI ARTISTI

Sinceramente in questo periodo avrei preferito per esempio che le paginette dei social, poiché quella pochezza passa anche attraverso e soprattutto questi filtri, scomparissero, o che le gallerie private, quelle che diventano per prime i contenitori di tutto questo “fare”, si svuotassero e il silenzio degli artisti si rompesse fino a compiere un passo fondamentale e decisivo, al fine di ripartire con rapporti sani, precisi, seri e inquadrati in sane percentuali riconosciute, piuttosto che in economie fai da te, improvvisate spesso dalle stesse gallerie o altre occasioni. L’artista ha un ruolo e un valore sociale, economico, “spirituale”. Ancora nel 2021 il suo “lavoro”, perché è questo il punto, occorre chiamarlo lavoro, è frainteso come cosa poco seria, una sorta di hobby o un extra o, peggio, qualcosa che non appartiene alla realtà stessa. Ben venga, dico io, non accontentarsi anche del tragico presente ma proiettarsi lungimiranti e visionari, ma forti nelle proprie richieste.
Gli artisti parlano poco tra di loro e poco sanno l’uno dell’altro. Non è certo periodo di avanguardia, non ne siamo ancora capaci. Mettiamo nelle mani di alcuni prestigiatori il nostro lavoro e la nostra stessa vita. Ci rinchiudiamo in noi stessi e nelle proprie certezze.

Daniele Papuli, Doublublù, 2020
Daniele Papuli, Doublublù, 2020

ARTISTI E GALLERISTI

Ogni artista ha un suo percorso ma le linee guide devono salvare e salvaguardare tutti gli altri. Per esempio dai rapporti malsani con galleristi, che difficilmente pagano o pagano quel poco che vogliono, hanno tutto in eterno conto vendita, realtà condivisa da tanti pur di affermare la propria esistenza su una parete di una galleria importante, pronti a sacrificare dignità sociale, civica, direi esistenziale, o chi peggio, richiede per la partecipazione a fiere nazionali e internazionali ingenti somme, fiere finalmente soppiantate da aridi giri virtuali. Fanno clamore i prezzi delle aste ma non si conoscono le percentuali cui ogni artista ha diritto, nel rapporto immediato di vendita attraverso le gallerie, poco comprendendo che egli stesso è la forza centripeta di propagazione, la struttura portante che necessita stabilità come nel calcolo sulla staticità di un’architettura.

IL RUOLO DEGLI ARTISTI

Questo è un punto da cui ripartire, anzi proseguire, poiché non credo ci sia un prima e un dopo. “Quell’utilissima sveglia” che lei auspica nelle ultime parole del suo editoriale suonerà e riecheggerà nella chiarezza dei rapporti, nella considerazione del ruolo dell’artista, qui, adesso e per sempre. Oggi più che mai laddove anche la politica italiana deve necessariamente e con urgenza mettere da parte i suoi fantocci, e chiamare scienziati, filosofi, antropologi, artisti, economisti, letterati, donne e uomini che sappiano irrorare saggezza ed esperienza nei nostri giorni, nel nostro futuro, di tutti.

Daniele Papuli

www.danielepapuli.net

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Daniele Papuli
Daniele Papuli, 1971, Maglie, Puglia. Dopo il diploma in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, si stabilisce e lavora a Milano.