È morto a 81 anni lo scultore romano Bruno Conte. “L’altro versante della ricerca”

Scomparso a Roma Bruno Conte, artista solitario difficile da inserire nelle correnti del Novecento. Aveva esposto alla Quadriennale di Roma del 1955 e del 1960 e alla XXVIII Biennale di Venezia del 1956.

Bruno Conte
Bruno Conte

È morto il 2 febbraio 2021 a Roma lo scultore Bruno Conte, all’età di 81 anni. Nato nel 1939 nella Capitale, aveva iniziato la sua attività in campo figurativo con opere di carattere grafico astratto surreale, orientandosi in seguito sulla materialità del lavoro che lo aveva fatto passare dalla pittura alla scultura. È stato tra gli artisti della Galleria dell’Obelisco di Roma, che lo aveva fatto conoscere negli Stati Uniti tramite varie esposizioni. Ha partecipato alla VII e VIII Quadriennale di Roma, del 1955 e del 1960; nel 1956, ha presentato le sue opere alla XXVIII Biennale di Venezia. Nonostante il suo percorso artistico sia stato caratterizzato da uno spirito solitario, poco battuto dalle grandi correnti della seconda metà del ‘900, ha esposto con artisti del calibro di Emilio Villa, Nanni Balestrini e Mirella Bentivoglio; di lui hanno scritto i più grandi critici dell’epoca, come Maurizio Fagiolo, Gillo Dorfles, Luciano Caramel, Filiberto Menna, Cesare Vivaldi e Arturo Schwartz.

IL PERCORSO ARTISTICO DI BRUNO CONTE

“Il precario equilibrio dell’oggetto introvato. L’altro versante della ricerca”, recita lo statement in cima alla pagina web che racchiude e racconta la sua carriera a partire dagli anni Cinquanta. Nel lungo percorso artistico di Bruno Conte, coesistono elementi apparentemente inconciliabili, che eppure trovano la loro coerenza all’interno di un linguaggio univoco: i primi esperimenti nel campo dell’astrattismo, del surrealismo, del grafismo analitico, della pittura materica vedono nei decenni successivi la loro naturale evoluzione in pitture monocrome invase di incisioni e rilievi, realizzate su tavola lignea e ancora oggetti, cornici, libri lignei. Gli stessi libri lignei diventano negli anni Ottanta anche “Paginari a parete”, immagini tridimensionali contenti numerosi rimandi tra gli elementi e messaggi criptici. Fino agli anni Dieci del Duemila (Bruno Conte lavorerà fino alla fine), quando il suo repertorio si connota ormai da un vocabolario ben identificato e stratificato nel tempo. Accanto alle sculture, l’artista romano produce anche opere cartacee, spesso collages che sintetizzano possibilità dimensionali e dinamiche. Durante tutto il corso della sua carriera, porta avanti anche una attività letteraria con varie pubblicazioni, un mondo che non teme di far convergere con il suo immaginario figurativo. “Nel lavoro di Conte [c’è] un’analogia tra l’aspetto esterno libresco e il contenuto delle pagine lignee che consiste in un gioco equilibrato tra i singoli elementi che lo compongono”, scrisse di lui nel 1992 Gillo Dorfles.

BRUNO CONTE: LE MOSTRE E LE ACQUISIZIONI

Le sue mostre personali sono state ospitate in sedi italiane e internazionali, come Galleria Numero di Firenze (1961), New Vision di Londra (1965), Galleria Schwarz di Basilea, 1973, Studio Cavalieri di Bologna (1977), Galleria Blu di Milano (1978), Galleria Il Segno di Roma, Palazzo Diamanti di Ferrara (1987), Palazzo Ducale di Urbino )1992), Musma, Matera (2007), Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, (2018). Poco più di un anno fa il Mart – Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto gli aveva dedicato una mostra con 65 opere dal 1959 ad oggi, a testimonianza del suo interesse per la scrittura iconica e per i contenuti e la struttura del libro. Le sue opere sono incluse nelle collezioni di tutto il mondo, tra cui Museo Civico di Torino, Mart di Trento e Rovereto, Maga di Gallarate, Galleria degli Uffizi, Firenze (raccolta autoritratti), Parco di sculture all’aperto di Santa Barbara (Reggio Calabria), Raccolta Eni, Roma, Museo Paul Getty, Santa Monica, Californi, State University di Potsdam, New York, Jean Brown Archive, Tyringham, Massachussetts, Museo di Quito, Ecuador e Museo di Perth, Australia.

BRUNO CONTE NELLE PAROLE DI ARTURO SCHWARTZ

“Bruno Conte è uno dei personaggi più garbati, più segreti, e più affascinanti che, nella mia lunga frequentazione di pittori e scultori, abbia incontrato e ammirato”, sono le parole con cui lo definì Arturo Schwarz nel 1985. “Venne a trovarmi nel giugno del 1972. Aveva costruito una valigia in legno compensato con una parete a incastro che si sfilava. Più che una valigia, era una scatola a sorpresa, visto l’imprevedibile contenuto. Tirò fuori tanti mirabili piccoli “organismi” in legno bianco. Non erano sculture; al momento, per definirli, non mi viene altro termine. Forse la parola organismo riesce ad evocare la sottile complessità che contraddistingue la materia vivente. Perché queste “cose” godevano, e lo penso ancora, di una vita propria. Lo penso io ma, ne sono sicuro, lo crede anche Bruno Conte. […] A distanza di anni è ancora viva l’emozione che provai nell’assistere, con intenso diletto, a quella che oserei chiamare una lucida operazione di palingenesi immaginifica”.

– Giulia Ronchi

http://www.brunocontearte.it/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.