La Kunsthaus di Merano nomina Judith Waldmann nuova curatrice. L’intervista

Ricerca, pandemia e temi sociopolitici sono gli argomenti che abbiamo affrontato con Judith Waldmann, neocuratrice di arte contemporanea alla Kunsthaus di Merano

Judith Waldmann - Ph. Ivo Corrà (dettaglio)
Judith Waldmann - Ph. Ivo Corrà (dettaglio)

Dopo la nomina, risalente allo scorso giugno, di Martina Oberprantacher a direttrice, la Kunsthaus di Merano – museo d’arte contemporanea gestito dall’associazione Kunst Meran Merano Arte che, proprio quest’anno, celebrerà il suo 25° anniversario – ha di recente nominato anche la sua nuova curatrice responsabile delle mostre d’arte contemporanea, Judith Waldmann (Tubinga, 1985), che succede a Christiane Rekade. 

CHI È JUDITH WALDMANN, CURATRICE RESPONSABILE DELLA KUNSTHAUS DI MERANO 

Assistente alla direzione della Adrian Piper Research Archive Foundation Berlin, Waldmann in qualità di Head of Exhibition di Monitoring – Exhibition for Time-Based Media Art (Kasseler Kunstverein e Kulturbahnhof Kassel) e di curatrice indipendente alla Kasseler Kunstverein e alle OGR Torino, si è occupata di numerose mostre collettive e personali di diversi artisti, quali Halil Altindere, Johan Grimonprez, Annika Kahrs, Ari Benjamin Meyers e Pinar Yoldas. Il suo ambito di ricerca verte intorno a temi sociali e politici, linea questa che proseguirà anche all’interno della Kunsthaus, come sottolineato anche dalla direttrice Oberprantacher: “Complessivamente, il livello delle candidature è risultato estremamente alto. Judith Waldmann ci ha convinti in quanto capace di affrontare, in modo fondato su un piano estetico e contenutistico, tematiche socialmente rilevanti e questioni di grande attualità e di divulgarle in modo accessibile. È stata in grado di comunicare un ragionato interesse rivolto a questo territorio e al contempo di stabilire dei legami con altre circostanze storiche, sociopolitiche e socioculturali. Inoltre, ha impressionato la commissione con la sua profonda conoscenza dell’arte contemporanea e con la sua sensibilità nei confronti di ricerche artistiche ed estetiche rilevanti”.

Studio Other Spaces. The Design of Collaboration. Kunst Meran/o Arte. Photo Irene Fanizza
Studio Other Spaces. The Design of Collaboration. Kunst Meran/o Arte. Photo Irene Fanizza

INTERVISTA A JUDITH WALDMANN 

Dei suoi prossimi progetti alla Kunsthaus e delle difficoltà e dei nuovi compiti che il mondo dell’arte dovrà affrontare per superare la pandemia abbiamo parlato con Judith Waldmann in questa intervista.

La tua nomina di curatrice del Kunst Meran Merano Arte arriva in un momento storico in cui musei, istituzioni e spazi culturali hanno fortemente risentito della pandemia. Da questo punto di vista, come affronterai il tuo nuovo incarico e quali pensi possano essere le soluzioni da adottare per superare le difficoltà delle restrizioni imposte dal virus?

Sì, sto assumendo il mio incarico alla Kunsthaus Meran in uno stato di assoluta eccezione. La pandemia è una sfida enorme per le istituzioni culturali, anche a causa delle normative che cambiano quasi quotidianamente e che non consentono alcuna sicurezza nella programmazione. A Merano è stata permesso la riapertura di bar e ristoranti nel rispetto di severe norme igieniche, mentre i musei e le istituzioni culturali, invece, sono rimasti chiusi. Una sproporzione che la direttrice della Kunsthaus Martina Oberprantacher ha già criticato pubblicamente. La cultura non ha lobby ed è qui che noi, in quanto operatori culturali, dobbiamo cambiare qualcosa – unirci con più forza e sostenere la nostra causa comune. 

In questo scenario, cosa potrebbero/dovrebbero fare gli operatori culturali?

Dovremo fare attenzione al fatto che i politici tengano conto delle istituzioni culturali nei loro pacchetti di aiuti. L’arte e la cultura dipendono dai finanziamenti pubblici più di qualsiasi altro settore. Al momento, dobbiamo anche supporre che i mecenati privati e gli sponsor del mondo imprenditoriale non saranno in grado di fornire lo stesso livello di sostegno del passato. Programmaticamente, la Kunsthaus ha sviluppato progetti digitali creativi per la mediazione d’arte come dialoghi e guide online per far fronte alla situazione attuale. Per il mio lavoro di curatrice, cioè per la concezione delle mostre che si terranno l’anno prossimo, la pandemia ha naturalmente un grande impatto. Per garantire la protezione e la sicurezza dei nostri visitatori e del team, sono state eliminate intere forme d’espressione artistica, come per esempio la performance, in cui l’esperienza fisica del qui ed ora è centrale. Sicuramente la pandemia continuerà a influenzare il nostro lavoro ancora per un bel po’. 

In che modo il mondo dell’arte può dare il suo contributo per affrontare la pandemia e le altre criticità dell’era contemporanea?

Come istituzione pubblica con un mandato educativo, è nostro compito riflettere sul retroterra della pandemia ed esaminare cosa questo significhi concretamente per il nostro lavoro. La scienza ha già stabilito la connessione tra il riscaldamento globale, la distruzione dell’ambiente e lo scoppio della pandemia. Fare la nostra parte significa anche adattare il nostro modo di lavorare. Come possiamo offrire un programma internazionale che tenga al contempo conto della necessità di limitare le emissioni di CO2? Come possiamo produrre in modo da conservare le risorse? Come sarà il futuro delle mega mostre come le biennali, le fiere d’arte o della documenta? Hans Ulrich Obrist, noto per essere stato in almeno tre posti contemporaneamente, ha già annunciato che limiterà i suoi viaggi aerei. Non credo che in futuro sarà possibile una documenta in cui si dovrà salire su un aereo due volte (una volta per Kassel e poi per Atene) per vedere la mostra nella sua interezza. Ci troviamo ancora all’inizio di un percorso: ci vorranno settimane e mesi per analizzare la situazione. Un lavoro che tutti noi dovremmo fare seriamente. Non è improbabile che le pandemie diventino una costante ricorrente nelle nostre vite. 

Nella tua carriera ti sei occupata di temi legati al sociale e alla politica. Come declinerai i tuoi ambiti di ricerca curatoriale all’interno della visione del Kunst Meran Merano Arte? Quale sarà la linea che adotterai?

Potrò continuare a lavorare su questi temi alla Kunsthaus. Sotto la guida della nuova direttrice Martina Oberprantacher, i temi socio-politici e i temi antidiscriminatori acquisiranno ulteriore peso. Inoltre, la storia espositiva di Kunst Meran Merano Arte testimonia una costante integrazione di formati espositivi interdisciplinari che comprendono l’architettura e il design. Queste mostre sono curate alla Kunsthaus da Ursula Schnitzer. La mia attenzione si concentra sull’interazione interdisciplinare dell’arte con forme espressive quali la musica, la danza o il teatro. Questa è un’esplorazione che vorrei continuare alla Kunsthaus. Il mio intento è quello di progettare un programma che promuova in modo specifico la scena artistica locale e la metta in comunicazione e in rete con quella internazionale. Grazie alla sua particolare posizione geografica e alla sua storia, l’Alto Adige offre un ricco potenziale di tematiche di grande rilevanza anche a livello internazionale. Le questioni dell’identità, della convivenza interetnica e della protezione delle minoranze sono solo alcuni esempi. Allo stesso tempo, non vedo l’ora di portare a Merano artisti internazionali di rilievo che qui non hanno ancora avuto visibilità. 

Potresti già anticiparci qualcosa sulla prima mostra che curerai?

La mia prima mostra si ispira al multilinguismo di Merano. Riunisce una serie di opere rilevanti di artisti nazionali e internazionali che esplorano il poliedrico fenomeno della traduzione da diverse angolazioni. L’atto della traduzione è considerato sia come fonte di creatività, genio e poesia, sia come causa di incomprensione e di esclusione. Cosa succede ai significati nel passaggio fra un linguaggio ad un altro, o fra linguaggio ed altri sistemi semiotici come la musica, la danza, il colore, la luce o i codici digitali? Cosa succede quando lo spettatore non è in grado di decifrare il codice di un sistema di segni e si trova di fronte a modelli astratti? In questo momento non posso ancora fornirvi nomi concreti, in quanto gli artisti e gli operatori culturali che vorremmo invitare a Merano per questa mostra saranno contattati nelle prossime settimane. Inoltre le visite in studio, gli incontri con le gallerie e i collezionisti sono ancora sospesi.

Ci sono già alcune partecipazioni confermate?

Posso già confermarvi la partecipazione dell’artista azerbaigiano Babi Badalov, rappresentato da The Gallery Apart di Roma, una collaborazione che non vedo l’ora di realizzare. Badalov usa la visualizzazione del linguaggio per esplorare – nelle sue parole – temi quali la decolonizzazione, la spiritualità e la poetica. Inoltre, sarà esposta un’opera di Carla Accardi, icona della pittura italiana. Accardi ha fondato il gruppo “Rivolta Femminile” negli anni Settanta insieme a Carla Lonzi ed Elvira Banotti e ha sviluppato un linguaggio formale molto particolare con le sue opere pseudo-calligrafiche. Questi artisti arriveranno a Merano come risultato di una collaborazione con la fiera ArtVerona. Metteranno in luce, come le altre opere che saranno esposte in mostra, la traduzione come processo creativo. 

– Desirée Maida

www.kunstmeranoarte.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.