Sanpa è anche una collezione d’arte contemporanea (anche se Netflix non ne fa cenno)

La serie tv dedicata alla comunità fondata da Vincenzo Muccioli nel 1978 sta facendo discutere il Paese. Non tutti sanno (e il documentario non ne parla) che tra le attività di San Patrignano c’è anche la formazione di una collezione d’arte contemporanea. E da poco nato un Museo.

PART – Palazzi dell'Arte Rimini. Photo Alex Nasser
PART – Palazzi dell'Arte Rimini. Photo Alex Nasser

Sta facendo discutere la serie tv documentaristica di Netflix intitolata Sanpa, dedicata alla storia della comunità di recupero di tossicodipendenti San Patrignano e al suo fondatore Vincenzo Muccioli, tra luci ed ombre. Una vicenda che racconta a tutto tondo gli anni ’80 italiani, con tutte le sue complessità – l’eroina, l’Aids, la politica –, che rivive attraverso le testimonianze di chi ha vissuto quel periodo nella produzione diretta da Cosima Spender che sta appassionando il pubblico del nostro Paese, forse anche per il grande desiderio di tirare una linea su una faccenda molto divisiva. In un’intervista rilasciata nei giorni scorsi da Piero Villaggio, figlio del famoso Paolo ed ex ospite della comunità, al quotidiano La Repubblica, è emerso che la serie, pur fedele, sorvola sui momenti positivi che facevano parte della vita a San Patrignano. Senza voler entrare nel merito del dibattito che vede schierati su fronti completamente opposti i supporter e i detrattori di Muccioli, possiamo affermare che la collezione di arte contemporanea che porta il nome della comunità è tra le cose da non tralasciare.

LA COLLEZIONE SAN PATRIGNANO

Attualmente ospitata al neoinaugurato Nasce PART – Palazzi dell’arte Rimini: la collezione della Fondazione San Patrignano in mostradi Rimini, che Artribune ha insignito nella sua classifica Best of 2020 come “miglior nuovo progetto”, la collezione tra ispirazione dal modello anglosassone. Le opere sono infatti state donate alla Fondazione San Patrignano, presieduta da Letizia Moratti, rendendole inalienabili per cinque anni, con lo scopo di accrescerne il valore e renderle fruibili al pubblico. Tra queste una serie di mostre itineranti, prima di approdare nella nuova casa di Palazzo Podestà e Palazzo dell’Arengo, a Milano, alla Triennale, a Firenze, presso Palazzo Vecchio, al Museo di Santa Giulia a Brescia, a Palazzo Drago a Palermo, al Maxxi di Roma sotto il titolo Work in progress. In tutte le mostre veniva presentato un corpus di 20/25 opere, più un contenuto esclusivo per l’occasione. Coordinata da Clarice Pecori Giraldi, ex Christie’s and Phillips de Pury, la collezione si dipana attraverso 60 opere mixed media. 

GLI ARTISTI IN COLLEZIONE

Chi, a musei riaperti, andrà a visitare il PART, sarà accolto dalla grande opera murale realizzata dall’artista inglese David Tremlett, con la cifra stilistica che lo caratterizza, insieme ai ragazzi attualmente ospiti nella comunità. Successivamente il percorso si disloca tra le opere di Mario Airò, Vanessa Beecroft, Bertozzi & Casoni, Domenico Bianchi, Alessandro Busci, Pier Paolo Calzolari, Maurizio Cannavacciuolo, Loris Cecchini, Jake e Dinos Chapman, Sandro Chia, Roberto Coda Zabetta, George Condo, Enzo Cucchi, Zehra Doğan, Nathalie Djurberg & Hans Berg, Flavio Favelli, Giuseppe Gallo, Alberto Garutti, Giorgio Griffa, Shilpa Gupta, Mona Hatoum, Damien Hirst, Carsten Höller, Emilio Isgrò, William Kentridge, Loredana Longo, Claudia Losi, Iva Lulashi, Ibrahim Mahama, Agnes Martin, Paul McCarthy, Igor Mitoraj,  Gian Marco Montesano, Mimmo Paladino, Yan Pei-Ming, Achille Perilli, Diego Perrone, Luca Pignatelli, Pino Pinelli, Michelangelo Pistoletto, Gianni Politi, Matteo Pugliese, Pietro Ruffo, Mario Schifano, Julian Schnabel, Elisa Sighicelli, Andreas Slominski, Ettore Spalletti, Grazia Toderi, Francesco Vezzoli, Velasco Vitali, Silvio Wolf, Xiaongang Zhang. Come spiega la Pecori Giraldi al magazine WeWealth, le opere sono corredate della opportuna documentazione, delle informazioni a fini assicurative e rispondono a degli standard di valore fissati dal Cda della Fondazione. 

LA COMUNITÀ DI SAN PATRIGNANO

Nata nel 1978, la comunità ha festeggiato nel 2018 i suoi primi 40 anni. Attualmente ospita gratuitamente 1200 persone, mentre nel corso della sua storia ne ha accolte 26.000. Tante le attività a sostegno, tra cui la produzione di vini, prodotti gastronomici, d’artigianato e cosmetica. L’arte rientra in questo tipo di visione. In occasione della mostra al Maxxi, la Presidente della Fondazione Letizia Moratti ha infatti commentato: “in questi anni è stato fatto tantissimo da San Patrignano nella direzione della sostenibilità economica della Comunità e della sua gestione. Per questo ispirandoci alle grandi fondazioni anglosassoni abbiamo intrapreso la via della collezione di opere d’arte contemporanea come riserva patrimoniale e coinvolto artisti, galleristi e collezionisti che hanno creduto e credono nel progetto e che apprezzano il lavoro svolto dalla comunità”. 

Santa Nastro

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Spazi espositiviPART PALAZZI DELL’ARTE RIMINI, MAXXI - MUSEO DELLE ARTI DEL XXI SECOLO
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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.