Wunderkammer, ritratti e fotografie. La mostra di Bettina von Zwehl a Innsbruck

Il BTV Stadtforum di Innsbruck ospita le fotografie di Bettina von Zwehl: ritratti di profilo che evocano l’estetica rinascimentale e la logica della Wunderkammer.

Bettina von Zwehl. Wunderkammer, installation view at BTV Stadtforum, Innsbruck 2020. Photo Dario Bragaglia
Bettina von Zwehl. Wunderkammer, installation view at BTV Stadtforum, Innsbruck 2020. Photo Dario Bragaglia

La mostra della fotografa Bettina von Zwehl (Monaco di Baviera, 1971) nella sede BTV Stadtforum di Innsbruck affronta il rapporto fra la modernità e la Wunderkammer rinascimentale. Il tema è tutt’altro che casuale perché il Castello Ambras, alla periferia della città, conserva la sola camera delle curiosità del Rinascimento rimasta visitabile esattamente nel luogo dove fu sistematicamente pensata e organizzata dall’arciduca Ferdinando II e come tale rappresenta la genesi dell’idea di museo in Europa.
Nella mia interpretazione della classica camera delle meraviglie maschile, temi come l’infanzia, la psiche umana, l’imperfezione e la fragilità del genere umano e del nostro pianeta sono elementi che ho preso in considerazione. Se la camera delle meraviglie rinascimentale era enciclopedica, universale e ambiva a riflettere l’intera conoscenza dell’epoca, la mia chiave di lettura suggerisce qualcosa di molto diverso, poiché la nostra esperienza individuale e collettiva è limitata e incompleta e può in realtà arrivare a comprendere molto poco”, spiega la fotografa in un colloquio con Hans-Joachim Gögl, il curatore di INN SITU, la serie di mostre ospitate nella sede BTV Stadtforum nell’ambito di un programma culturale voluto dalle Regioni del Tirolo e del Voralberg.

BETTINA VON ZWEHL E LA WUNDERKAMMER

Nonostante questa presa di distanza, i collegamenti fra il concetto di Wunderkammer classica e il lavoro di Bettina von Zwehl sono abbastanza evidenti. Da tempo la fotografa si è interessata alla storia del collezionismo e dell’esposizione in ambito museale, con una particolare attenzione ai ritratti del Rinascimento, lavorando su alcuni dipinti conservati al Kunsthistorisches Museum di Vienna (a cui la collezione di Ambras appartiene).
Spiega Bettina von Zwehl nel catalogo che accompagna la mostra: “La Wunderkammer comprende quattro opere in marmo risalenti al XVI secolo che ritraggono i primi 12 imperatori romani, oltre a monete, sempre dello stesso periodo, che ritraggono i personaggi di profilo, uno dei temi principali del mio lavoro. Anche i ritratti di animali, i molti cani rappresentati nella collezione degli Asburgo, così come l’immagine del maiale a dimensioni reali, sono altri punti focali della mia serie di opere esposte a Innsbruck”.

Bettina von Zwehl. Wunderkammer, installation view at BTV Stadtforum, Innsbruck 2020. Photo Dario Bragaglia
Bettina von Zwehl. Wunderkammer, installation view at BTV Stadtforum, Innsbruck 2020. Photo Dario Bragaglia

RITRATTI, PROFILI E PSICOANALISI

Il tema del profilo, con il ritratto che si riduce a una pura silhouette, percorre tutta l’opera dell’artista: “Il ritratto di profilo è senza dubbio al centro del mio lavoro nel corso degli ultimi 20 anni. Mi sono chiesta perché questo leitmotiv è così importante per me. Non ho risposta a questa domanda, ed è probabilmente quello che mi affascina, il non sapere. Il profilo è indubitabilmente un mistero perché non possiamo vedere l’altra metà del volto”.
Le opere mostrano una semplicità simmetrica e una chiarezza delle linee che quasi inevitabilmente richiamano l’idea rinascimentale di bellezza. Ma – aggiunge la fotografa che ha il suo studio a Londra ‒ “il profilo è anche un simbolo del potere, basti pensare al modo in cui sovrani e dominatori sono rappresentati sulle monete. La silhouette ha in sé un potenziale da esplorare e sviluppare. Per quel che riguarda il ritratto fotografico, per me è il modo di conservare un momento privato con una modalità di sottrazione che mi interessa. Le mie silhouette mostrano ancora dettagli visuali nell’area di ombra, per questo non sono grafica o disegno. Esse sono appunto delle fotografie”.
Nel modo di lavorare in studio di Bettina von Zwehl alcuni critici hanno voluto vedere delle similitudini con la pratica psicoanalitica, in particolare nell’attitudine a sviluppare una sorta di rituale al fine di creare un momento di intimità con il soggetto, per arrivare poi allo scatto.
Questo è uno dei possibili collegamenti con la psicoanalisi. Un’altra connessione molto concreta si è registrata durante la permanenza presso il Freud Museum di Londra nel 2016. Il mio lavoro intitolato ‘The Sessions’ è un’installazione di 50 frammenti di una singola foto di una bambina di cinque anni. Una riflessione sulla vita e l’eredità intellettuale di Anna Freud che si specializzò sulla psicoanalisi infantile. Il titolo si riferisce alla durata di 50 minuti di una tipica seduta psicoanalitica”.

LA COLLABORAZIONE CON GLI STUDENTI

Per il suo progetto a Innsbruck, la fotografa ha lavorato con gli studenti di una scuola superiore, sempre sul tema del ritratto. Una sfida nuova, vista la sua abitudine a servirsi di strutture fisse da studio. Lasciando libertà ai ragazzi di scattarsi loro stessi l’autoritratto, mettendo in campo diverse strategie, sono stati prodotti una serie di negativi che Bettina von Zwehl ha poi potuto elaborare nel suo studio londinese durante il periodo di lockdown. L’ispirazione per questa particolare sezione della mostra è venuta da un quadro del Parmigianino, Autoritratto in uno specchio convesso, esposto al Kunsthistorisches Museum, che ha una connessione diretta con uno specchio veneziano con pezzi di vetro convessi esposto al Castello di Ambras.

Dario Bragaglia

Innsbruck // fino al 13 febbraio 2021
Bettina von Zwehl. Wunderkammer
BTV STADTFORUM
Stadtforum 1
https://www.btv.at/

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Dario Bragaglia
Dario Bragaglia si è laureato con Gianni Rondolino in Storia e critica del cinema con una tesi sul rapporto fra Dashiell Hammett e Raymond Chandler e gli studios hollywoodiani. Dal 2000 al 2020 è stato Responsabile delle acquisizioni documentarie e delle collezioni per le Biblioteche civiche torinesi. È stato professore a contratto della Facoltà di Lettere e Filosofia - Università degli studi di Torino (Diploma Universitario Conservazione Beni Culturali). Giornalista pubblicista dal 1992, scrive per La Stampa e altre testate nazionali.