L’autunno 2020 del PAC di Milano. Intervista a Diego Sileo

Diego Sileo, conservatore al PAC- Padiglione di Arte Contemporanea, racconta la stagione che sta per aprirsi al museo milanese. Con una prima mostra che aprirà al pubblico il 16 ottobre

DIEGO SILEO
DIEGO SILEO

Come sarà questa stagione per i musei italiani? È una domanda che in tempi di post Covid si pone tutto il settore e gli addetti ai lavori. Con coloro che guidano questo mondo, direttori e presidenti, analizziamo il prossimo futuro e la scorsa stagione. L’inchiesta continua con Diego Sileo, conservatore al PAC- Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, prossimo ad inaugurare una serie di importanti appuntamenti.

Come sarà l’autunno 2020 per il tuo museo?
Non sarà certamente una stagione facile, dovremo misurarci – come tutti – con una serie di incognite, di limiti, di timori, di paure, di ansie e affrontare la precarietà della situazione per portare avanti l’attività con prudenza, ovviamente, ma anche con coraggio e con una punta di ostinazione. La cosa non ci spaventa: siamo motivati e, in un certo senso, lavorare con l’arte contemporanea e con artisti piuttosto imprevedibili come quelli che hanno esposto al PAC in questi ultimi anni ci ha allenato ad affrontare ogni tipo di difficoltà. Siamo pronti a risalire sul ring. 

Cosa ti aspetti da questa stagione che inizia?
Una risposta incoraggiante da parte del nostro pubblico che ha già dimostrato con la riapertura del PAC in estate di aver voglia di tornare al museo, di tornare a fruire l’arte dal vivo.

Cosa invece ti preoccupa di più?
Un secondo lockdown, chiaramente, ma anche la scarsità di risorse economiche che chi lavora nel nostro settore sta affrontando e la difficoltà nel prevedere le misure che adotteranno altri paesi e che inevitabilmente incideranno sullo spostamento degli artisti e sul prestito delle opere d’arte. 

Che attività hai in programma?
Cercheremo nei limiti del possibile di salvaguardare tutto il programma espositivo che avevamo pianificato per il 2020 e riprenderemo anche le attività didattiche in presenza, per dare seguito al lavoro di avvicinamento all’arte contemporanea che abbiamo impostato con il pubblico in questi anni e che ha dato ottimi risultati nel tempo. Il primo appuntamento della nuova stagione in calendario è il progetto di fotografia sociale a scopo benefico che ogni anno organizziamo insieme con l’associazione Ri-scatti Onlus: “RISCATTI. Per le strade mercenarie del sesso”che aprirà al pubblico dal 16 ottobre 2020. Sette donne vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale hanno fotografato la propria realtà dopo aver partecipato a un workshop formativo che noi abbiamo condotto direttamente sul campo. Il pubblico potrà acquistare le fotografie esposte e in questo modo sostenere le attività di Lule Onlus, una seria e coraggiosa associazione di volontariato che quotidianamente lavora per offrire un sostegno alle vittime di tratta.

Quali sono gli altri progetti in programma?
Successivamente, a partire dal 18 dicembre 2020, sarà il turno della mostra personale di Luisa Lambri, l’artista che ha esplorato e decostruito l’architettura modernista attraverso uno sguardo femminile personalissimo e unico nel suo genere. Focalizzandosi principalmente sulle strutture residenziale di architetti come Alvar Aalto, Mies van der Rohe, Oscar Niemeyer, Luis Barragan, Frank Lloyd Wright, Giuseppe Terragni, la ricerca di Lambri si concentrata sulle relazioni tra spazio e luce, tra interno ed esterno, e sugli spazi di transizione. Un progetto espositivo ideato e sviluppato in dialogo con gli elementi architettonici creati da Ignazio Gardella per il nostro museo. 

Farai delle modifiche ai tuoi progetti iniziali per adattarli alla situazione in corso?
L’abbiamo già fatto e non escludiamo di doverlo rifare: abbiamo riprogrammato le date delle mostre, modificato i contenuti di alcune iniziative per renderle fruibili nel rispetto delle norme, ma abbiamo creato anche nuovi servizi avvalendoci ad esempio del digitale. Se c’è una cosa che abbiamo imparato in questi mesi è lavorare in uno scenario che cambia velocemente e sfruttare i limiti come stimoli a fare qualcosa di nuovo.

Quali pensi che saranno le sfide che i musei dovranno affrontare nel prossimo futuro?
Sicuramente rimettere in piedi le risorse economiche così pesantemente danneggiate dalla situazione che stiamo vivendo; recuperare il rapporto con il pubblico, messo a dura prova dall’incertezza e dalla discontinuità dell’offerta, anche investendo in tecnologia che possa semplificare o arricchire la visita attraverso nuovi servizi; pensare a contenuti e attività per un pubblico non in presenza e nello stesso tempo rafforzare la relazione con un pubblico di prossimità.

Diamo i numeri: come è andata dalla riapertura in termini di pubblico?
La versione estiva ed estesa di Performing PAC – l’appuntamento annuale che noi dedichiamo a un tema dell’arte contemporanea e che quest’anno si è concentrato sul rapporto tra arte e musica – ha realizzato circa il 12% di visite in più rispetto alla media delle due estati precedenti e gli eventi collaterali sono andati sold outin poco tempo dall’apertura prenotazioni. Tenendo conto delle difficoltà, dell’obbligo di prenotazione, del distanziamento e di tutte le altre limitazioni in vigore, direi che i nostri sforzi sono stati premiati!

Quale è stata la cosa più bella da quando hai riaperto?
Veder tornare le persone al PAC e vederle adattarsi in poco tempo ai limiti che la visita imponeva: mascherine, gel, distanziamento, prenotazione. Non era per nulla scontata la loro reazione e nonostante tutto non si sono arresi. Il loro entusiasmo e la loro voglia di tornare al PAC sono stati linfa vitale per tutti noi. 

Cosa chiedi alla politica in questo momento comunque difficile?
Credo che il messaggio del mondo della cultura alla politica sia unanime: sostegno. Il periodo è durissimo, spaventoso, e lo vediamo tutti i giorni. Siamo anche consapevoli del fatto che oggi le priorità siano ben altre, ma lasciare indietro la cultura in questo preciso momento potrebbe davvero avere conseguenze irrimediabili. 

Consigliaci un libro per inaugurare la stagione.
Mi permetto di consigliarvene due: “Autoritratto” di Carla Lonzi e “La banalità del male” di Hannah Arendt. Il PAC riparte da queste due straordinarie donne per costruire le mostre di Luisa Lambri e Tania Bruguera (quest’ultima in programma per la primavera 2021). 

Santa Nastro

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.