Le fabulae di Petra Feriancová a Tivoli

Petra Feriancová entra in dialogo con la storia di Villa d’Este e del Santuario di Ercole Vincitore attraverso una serie di interventi al confine tra mito e attualità.

Villa d’Este e il Santuario sono luoghi talmente ricchi, pieni di bellezza, che non si può fare a meno di cercare una ‘salvezza’ da tutta questa ricchezza”. Con queste poche parole l’artista slovacca Petra Feriancová (Bratislava, 1977) introduce Fabulae, la sua mostra personale che si dipana come una sorta di “passeggiata iniziatica” tra la Villa d’Este e il Santuario di Ercole Vincitore a Tivoli, aperto al pubblico per la prima volta nel 2017. Curata dal direttore delle Villae Andrea Bruciati e sostenuta dallo Slovak Arts Council con il supporto della galleria Gilda Lavia e il contributo di ArtVerona, la mostra costituisce un interessante e riuscito esempio di dialogo tra storia dell’arte e contemporaneo, attraverso una lettura originale del genius loci di due eccellenze monumentali del territorio tiburtino.

PAROLA A PETRA FERIANCOVÁ

Ho scelto il lavoro di Petra Feriancová per la sua attenzione alla catalogazione e alla memoria individuale che si deposita nell’immaginario collettivo. Tali aspetti risultano coerenti con la stratificazione culturale che connota la natura delle Villae di Tivoli”, spiega Bruciati. Così la pratica artistica di archiviazione della memoria, condotta da anni dall’artista, si carica in questa circostanza di ulteriori suggestioni, ispirate non solo dal portato monumentale dei due siti ma soprattutto dal rapporto tra la natura e le rovine, e in particolare dalla capacità di evoluzione e adattamento della natura rispetto all’essere umano. “La mostra è basata esattamente sul tema del percorso, sul paesaggio, sull’idea di itinerario che ognuno fisicamente svolge e sulle possibili associazioni createsi durante questo percorso”, aggiunge l’artista.

Petra Feriancová, Fabulae, installation view at Villa D'Este e Santuario di Ercole Vincitore, Tivoli 2020, photo Annamaria La Mastra

Petra Feriancová, Fabulae, installation view at Villa d’Este e Santuario di Ercole Vincitore, Tivoli 2020, photo Annamaria La Mastra

LE OPERE DI PETRA FERIANCOVÁ

Come ogni viaggio che si rispetti ha bisogno di una guida, che viene consegnata al visitatore all’ingresso di Villa d’Este, punto di partenza dell’itinerario. L’(Anti) Guida, redatta dall’artista e impaginata dal grafico Palo Bàlik, è una sorta di introduzione alla vita segreta e invisibile che si sviluppa tra fontane e giochi d’acqua, composta da amebe e poriferi, evocati anche dalla prima opera dell’artista, collocata sotto la volta affrescata della prima sala Tiburtina. Si tratta di un acquario che contiene alcuni esemplari di Apteronotus Albifrons ‒ meglio noto come pesce coltello ‒, che nuota senza mai ruotare il proprio corpo. Il mondo acquatico e le sue creature è uno dei filoni tematici che l’artista ha scelto per sviluppare il suo percorso, che prosegue nel Santuario di Ercole Vincitore, in fondo al parco di Villa d’Este. Così il visitatore flâneur comincia la sua passeggiata in atteggiamento contemplativo ma consapevole. Dopo essersi lasciato alle spalle siepi e fontane, statue e giochi d’acqua creati dall’architetto Pirro Ligorio per il cardinale Ippolito II d’Este in pieno delirio manierista, entra in un altro mondo, dal fascino indescrivibile, e comincia l’esplorazione del complesso archeologico del santuario, sul quale sono state costruite alla fine del Diciannovesimo secolo le Cartiere Tiburtine, chiuse negli Anni Sessanta. Un paesaggio articolato, tutto giocato sulla sovrapposizione tra rovine archeologiche, criptoportici e strutture di archeologia industriale in rovina che si stagliano davanti a un panorama mozzafiato. All’interno di questo palinsesto architettonico la Feriancová ha agito in maniera sussurrata ma puntuale, strutturando un percorso basato su una decina di interventi lungo un itinerario simbolico punteggiato da momenti di grande suggestione visiva e concettuale, tra mito e natura.

MITO E ARTE CONTEMPORANEA

La rilettura del mito classico è affidata a una serie di lapidi in marmo collocate all’interno dell’ambiente che ospita il gruppo delle Niobidi: qui la Feriancová è intervenuta sia nella sala con le sculture classiche che nella successiva, occupata soltanto da lapidi collocate a terra insieme a un’installazione sonora con la voce della figlia dell’artista che legge un racconto scritto dalla madre. La relazione tra il suono e le frasi incise sulle lapidi, legate alla maternità e alla procreazione, permette all’opera dell’artista di esprimersi in maniera incisiva, quasi come una sorta di epifania all’interno di un ambiente vuoto che ricorda la cella di un tempio, dove avveniva l’incontro tra il fedele e la divinità. In un altro punto del percorso, lungo l’antica via Tecta, l’artista ha collocato all’interno di giganteschi ambienti tre installazioni denominate Paesaggio Solare, Paesaggio Marino e Paesaggio Lunare. Nella prima si vedono alcune sculture simili a macchine volanti di ispirazione leonardesca, mentre nella seconda si diffonde il canto delle balene, con un effetto straniante e ipnotico. La terza è composta da un pavimento in creta appoggiato a un telo di plastica, che rischia di confondersi con un intervento di restauro e perde così molta della sua efficacia.

Petra Feriancová, Osservatorio, 2020, photo Annamaria La Mastra

Petra Feriancová, Osservatorio, 2020, photo Annamaria La Mastra

SCULTURA E ARCHITETTURA

Il percorso si conclude con Osservatorio, una scultura a terra che invita il visitatore a porre l’attenzione su un ecosistema naturale spontaneo all’interno di un’arcata, con una fontana naturale scaturita da un anfratto su una parete di mattoni, simile a una rovina piranesiana. “Questa è la mostra più articolata ed epica fatta fino a ora, molto veloce, agile e associativa”, conclude l’artista, che è stata capace di intervenire all’interno di due complessi monumentali interpretandoli in maniera efficace, creando una sintonia perfetta tra architettura e opere d’arte, mai invasive ma collocate nel contesto ambientale, in modo da attivarne i valori simbolici e le valenze poetiche e concettuali.

Ludovico Pratesi

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Ludovico Pratesi

Ludovico Pratesi

Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore…

Scopri di più