10 milioni di dollari per musei di Los Angeles. L’iniziativa del J. Paul Getty Trust

Il J. Paul Getty Trust ha attivato un fondo a soccorso di musei e organizzazioni no profit per le arti visive di Los Angeles per rispondere alla crisi post covid-19. Il fondo sarà amministrato dalla California Community Foundation

J. Paul Getty Museum
J. Paul Getty Museum

L’immagine classica di Los Angeles, città bagnata dall’Oceano Pacifico e da sempre simbolo di una metropoli effervescente e soleggiata, con una fervente movida, oggi è solo un vago ricordo. Era il 19 marzo 2020 quando il governatore della California Gavin Newson decretava lo stato di lockdown. Risultato? Un deserto. Come nel resto del mondo peraltro anche negli Stati Uniti tutte le attività non essenziali hanno dovuto fare un passo indietro per poter contrastare l’avanzata del contagio. A preoccupare però non è solo il virus, ma l’indebolimento del settore economico che flette verso una perdita di milioni di dollari ogni giorno. Timori e paure aleggiano sul settore culturale. Artisti, operatori culturali, freelance e creativi sono oggi tra le figure più colpite e a tender loro una mano sono organizzazioni come l’Arts Council England di Londra, con uno stanziamento di 160 milioni di sterline, o il fondo istituito da Berlino di 500 milioni di euro per i liberi professionisti residenti nella città tedesca. Ma, come ci si muove in America? Quali strategie hanno pensato di attuare per esempio a Los Angeles, città mecca culturale? La risposta viene dal J. Paul Getty Trust che propone la creazione di un fondo di soccorso, amministrato dalla California Community Foundation per LA Arts, ovvero per tutte quelle organizzazioni di arti visive e musei no-profit che da sempre animano la scena artistica di Los Angeles.

The Central Garden lawn and J. Paul Getty Museum Garden Terrace Cafe with city view
The Central Garden lawn and J. Paul Getty Museum Garden Terrace Cafe with city view

10 MILIONI DI DOLLARI PER CONTRASTARE LA CRISI

Il virus non ha lasciato scampo nemmeno alla California che, attualmente, conta più di 9.500 casi di contagio. Il J. Paul Getty Museum ha chiuso le proprie porte, insieme alle altre due sedi, il Getty Center di Malibù e il Getty Villa di Los Angeles. Una delle più importanti istituzioni museali a livello mondiale che vanta una collezione di opere dal valore inestimabile si fa quindi portavoce delle realtà più fragili e, mossa da un grande senso di responsabilità, decide di istituire un fondo di soccorso di 10 milioni di dollari per contrastare la crisi. “Negli ultimi 20 anni Los Angeles è diventata uno dei centri di arti visive più ferventi e pertinenti al mondo e vogliamo essere certi che il territorio sia in grado di mantenere il proprio posizionamento di leader mondiale nelle arti”, racconta il Presidente del Getty James Cuno. A sostenere gli obiettivi dell’iniziativa è David Lee, Presidente del Board del Getty Trust, dichiarando “Il Board offre energicamente il proprio supporto a questa misura e incoraggia altri leader locali e amanti dell’arte a unirsi a noi in questo sforzo”.

CALIFORNIA COMMUNITY FOUNDATION

Ad amministrare il cospicuo fondo sarà la California Community Foundation (CCF), l’organizzazione pubblica e di beneficenza nata nel 1915, e con la quale il Getty ha una relazione ben consolidata da anni. “Siamo orgogliosi di collaborare con Getty per aiutare la nostra comunità artistica a sostenere le sfide senza precedenti che deve affrontare”, spiega la Presidente della CCF, Antonia Hernandez, che finanzierà le organizzazioni artistiche dell’area di Los Angeles con sovvenzioni e importi che oscilleranno tra i 25.000 e i 200.000 dollari. Ma, come capire le esigenze di ognuno? Come adoperarsi in ogni singola e particolare circostanza? A tal proposito, i vertici del Getty si sono prontamente messi in contatto con le realtà locali: l’esigenza principale emersa è, come prevedibile, l’erogazione di fondi a breve termine, affiancata da una strutturata strategia di transizione in grado di accompagnare la fase di recupero e riattivazione.

MUSEI E LICENZIAMENTI, E IL GETTY?

Stando alle notizie riportate sul quotidiano francese Le Figaro, moltissimi musei americani come il MoMA, il Whitney Museum of American Art, il New Museum of Contemporary Art, il Massachusetts Museum of Contemporary Art (MASS MoCA) e il MOCA (Museum of Contemporary Art) di Los Angeles, per citarne solo alcuni, sono stati costretti a mettere in congedo parziale o completo il personale attualmente inattivo o, addirittura, a licenziarlo. Diversi sono stati gli appelli ai governi federali per richiedere un aumento dei finanziamenti per fronteggiare le esigenze dettate dalla pandemia. Differente è lo scenario del J. Paul Getty Trust, comprendente la Getty Foundation, il Getty Conservation Institute, il Getty Research Institute nonché il J. Paul Getty Museum. Lo staff (composto da 1400 dipendenti) è infatti cautelato da pagamenti e congedi di malattia retribuiti a fronte della attuale crisi. “Questo è un momento critico per le organizzazioni artistiche, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, che hanno poco capitale circolante e scarse dotazioni”, spiega ad Artribune Joan Weinstein, direttore della Getty Foundation. “Ogni giorno riceviamo notizie da organizzazioni che operano in campo artistico e che sono costrette a mettere in congedo il proprio staff. Sappiamo che non sarà né facile né rapido tornare ad una situazione positiva e alle condizioni precedenti di normalità. Queste organizzazioni offrono un importantissimo accesso alle arti a tutti gli Angelenos e meritano di essere sostenute dalla comunità”.

DALL’URAGANO KATRINA AL COVID-19, IL GETTY SEMPRE IN PRIMA LINEA

Era l’agosto del 2005 quando l’uragano Katrina si abbatté su New Orleans, lasciando al proprio passare morte e devastazione. Anche in quella circostanza il Getty si adoperò fin da subito per aiutare le organizzazioni in difficoltà, tra pianificazioni e strategie specifiche, come ad esempio la fusione di istituzioni culturali e la condivisione di personale, annoverando risultati positivi e importanti. “A New Orleans il disastro è stato puntuale, quindi sapevamo di poterci concentrare subito sulla ripresa.” Ci spiega Joan Weinstein, Direttore del Getty Foundation, raggiunto da Artribune. “Con il COVID-19, abbiamo poca comprensione di quando la crisi sanitaria potrebbe finire o di come e quando le nostre istituzioni culturali potrebbero riaprire. Tuttavia, ci sono alcune somiglianze: entrambi i disastri avevano hanno molte incognite. A New Orleans, per esempio, non sapevamo se le persone che avevano lasciato la città sarebbero mai tornate… Le istituzioni culturali hanno avuto bisogno di una pianificazione tale da affrontare i numerosi possibili scenari. Avverrà lo stesso indubitabilmente con il COVID-19”.

– Valentina Muzi

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.