Rituali barocchi. Evgeny Antufiev a Napoli

Chiesa di San Giuseppe delle Scalze Corrose, Napoli – fino al 27 ottobre 2019. Ritualità, passato e presente convivono nelle installazioni scultoree di Evgeny Antufiev, in mostra a Napoli.

Evgeny Antufiev. Dead Nations. Golden Age Version. Installation view at Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, Napoli 2019
Evgeny Antufiev. Dead Nations. Golden Age Version. Installation view at Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, Napoli 2019

Ambivalenti, in decomposizione, o in morfogenesi: le sculture di Evgeny Antufiev (Kyzyl, 1986) sono l’immagine della decadenza in sé. Era di fine o incubazione del futuro?
Squame di terracotta emergono da esseri mostruosi, metà citazione di gargouille gotiche, e metà alieni da pellicole pop di fantascienza. Tessere di mosaico disegnano memento mori contemporanei di pompeiana memoria. Scomposizione e ricomposizione di cellule da manipolazioni genetiche, citazionismo post-avanguardistico e odierni pixel di pietra, assonanti la parcellizzazione di mille elementi riassorbiti in unico bagliore dei mille coriandoli dorati sparati nell’azione performativa dell’opening: un assolo di una cantante lirica che, col recitar cantando di un testo scritto dall’autore, intonava un lamento alla finis mundi.

Evgeny Antufiev. Dead Nations. Golden Age Version. Installation view at Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, Napoli 2019
Evgeny Antufiev. Dead Nations. Golden Age Version. Installation view at Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, Napoli 2019

CULTURA ALTA E BASSA

Gli ori della secessione viennese, cantori della finis Austriae, infatti, incombono, come il fondo metafisico delle icone delle origini russe dell’autore. Sintonica formalizzazione della natura stessa del luogo ospitante, la Chiesa delle Scalze di barocco e mistico fascino ora in declino, sospesa tra morte e vita. E così, nel rimescolamento di cultura alta e bassa, passato e presente, si svela il reale carattere dell’arte di Antufiev: la creazione di una esperienza immersiva, sospesa tra stordimento wagneriano e narrazione cinematografica, in cui gli elementi scultorei o installativi vanno scovati come in devoto pellegrinaggio. Dopo però la “santificazione” dell’opening, vera e propria celebrazione rituale teatrale-sacrale. Non a caso consumatasi sotto i vacui occhi di una gigantesca maschera dorata antropomorfa: totem e tabù di un’umanità che, in fuga da sé, finisce però, nella corsa al lusso e potere, per santificare solo se stessa.

Diana Gianquitto

Evento correlato
Nome eventoEvgeny Antufiev - Dead Nations: golden age version
Vernissage21/09/2019 ore 12.00 alla presenza dell’artista Performance sabato 21 settembre ore 13.00
Duratadal 21/09/2019 al 25/10/2019
AutoreEvgeny Antufiev
CuratoreMarina Dacci
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoCHIESA SAN GIUSEPPE DELLE SCALZE
IndirizzoSalita Pontecorvo 65 - Napoli - Campania
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Diana Gianquitto
Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea. Collaboro stabilmente con Artribune dal suo nascere, dopo aver militato fino al 2011 in Exibart. Curo rassegne, incontri, mostre, corsi, workshops e seminari in collaborazione, tra gli altri, con il Pan – Palazzo delle Arti Napoli, il Forum Universale delle Culture 2010, la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, l’Università Parthenope e le gallerie Overfoto e Al Blu Di Prussia. Sono da anni ideatrice, curatrice e docente di corsi e laboratori di avvicinamento all’arte contemporanea in numerosi enti culturali, condotti secondo una metodica sperimentale da me ideata che sintetizzo sotto il label di CCrEAA - Comprensione CReativa e Empatico Ascolto dell'Arte e che mira a promuovere un ascolto empatico dell’arte allo scopo di una sua comprensione, comunicazione, divulgazione e veicolazione più profonda e incisiva. La mia ricerca è orientata in particolare verso le forme espressive legate alle tecnologie digitali, all’immateriale, alla luce e all'evanescenza, a un’evocazione di tipo organico, a una ricognizione olistica del senso antropico ed esistenziale capace di armonizzare indagine estetica, sensoriale, cognitiva, emotiva e relazionale. [ph: Giuliana Calomino (particolare)]