Monowe. Ludovica Carbotta in mostra a Roma

Fondazione smART polo per l’arte, Roma – fino al 30 settembre 2019. Una dimora speciale dentro gli spazi della Fondazione romana. I visitatori diventano ospiti discreti nell’intimità dell’unica casa di Monowe, la città creata per un solo abitante da Ludovica Carbotta.

Ludovica Carbotta. Monowe (the residence, the lodge, the shelter). Installation view at smART, Roma 2019. Courtesy l'artista & Fondazione smART – polo per l’arte. Photo Francesco Basileo
Ludovica Carbotta. Monowe (the residence, the lodge, the shelter). Installation view at smART, Roma 2019. Courtesy l'artista & Fondazione smART – polo per l’arte. Photo Francesco Basileo

Ludovica Carbotta (Torino, 1982) riesce a toccare corde profonde con il suo progetto Monowe, in evoluzione dal 2006 e attualmente in viaggio tra Biennale di Venezia, Fondazione Sandretto Re Rebadeungo e Fondazione smART.
Spesso le nostre paure e ossessioni nascono da un contrasto con il diverso, l’altro da sé, dalla non accettazione di rifiuti o sconfitte, perdite e provocazioni che bruciano dentro. Qualora si scegliesse la solitudine come via di fuga, quali parti entrerebbero in conflitto e quante divergenze insorgerebbero? Soprattutto, se la felicità è vera solo se condivisa, come potremmo ardentemente aspirare a un’utopia, una città ideale ove sindaco, giudice, medico, contadino, inserviente si incarnano tutti nella stessa persona?

UNA CITTÀ, UN ABITANTE

Monowe rappresenta un modello urbanistico concepito per un solo individuo, grazie al quale tutto questo diventa non solo possibile ma auspicabile. Il suo abitante, di cui non conosciamo il sesso ‒ forse proprio per la sua propensione ad auto-completarsi e a racchiudere in sé ogni definizione e volontà ‒, ha scelto una dimora sulla vetta di una cima innevata da cui godere di un panorama mozzafiato. Le finestre sono rotte e non vengono riparate, l’ossigeno ha il via libera e non c’è preoccupazione per ladri o spifferi di vento. Farfi Nally, strumento monoculare pronto per osservare la natura circostante, scongiura il rischio di un’imprevista invasione: la sua lente invece di avvicinare l’obiettivo lo allontana, rende la vicinanza dell’altro impossibile e arida di contenuti. L’abitante di Monowe chiude a chiave il mondo fuori dalla sua abitazione, persino la città stessa, sua alter ego e confidente, colpevole di conoscere ogni segreto, ogni landa desolata della sua esistenza. Si sposta trascinando il peso del corpo nei confini della casa ‒ la cui planimetria è lievemente traslata agli angoli di 45 gradi rispetto alle pareti dello spazio della Fondazione ‒ grazie al sistema motorio Hanne Die, una serie di corde, saldamente ancorate ai vari ambienti, e a una poltrona-carrello che, grazie a decine di rotelle sparse su ogni lato della superficie, si adatta a tutti i suoi movimenti ed esigenze.
Il letto è dotato di una voragine entro la quale nascondersi, ai suoi piedi un particolare cuscino dalla forma minimalista sembra fare l’occhiolino a Tony Smith. Non può mancare un piccolo museo ove sono raccolti i cimeli di una società ormai lontana: una testa abbozzata in bilico su un cavalletto dotato di seduta, omaggio a Marisa Merz, e un piedistallo vuoto, in attesa di sculture da ospitare. Nell’ampio salone si erge il modellino in gesso di una piramide ispirata a John McCracken.

Ludovica Carbotta. Monowe (the residence, the lodge, the shelter). Installation view at smART, Roma 2019. Courtesy l'artista & Fondazione smART – polo per l’arte. Photo Francesco Basileo
Ludovica Carbotta. Monowe (the residence, the lodge, the shelter). Installation view at smART, Roma 2019. Courtesy l’artista & Fondazione smART – polo per l’arte. Photo Francesco Basileo

CORPO E MENTE

Gli amuleti sparsi per l’anomala abitazione non hanno la funzione di scongiurare i mali, bensì agiscono come legami-leganti con il corpo impedendo che finisca nell’oblio della mente. La porosità di questi oggetti vuole riecheggiare la loro funzionalità, risalire dall’immagine-idea al concreto, dall’appendice al corpo effettivo, per ricordare all’individuo di essere costituito di carne e sangue, di materia oltre che di pensieri fugaci. La mente è pertinente al corpo che la abita, come l’abitante e Monowe finiscono per essere fusi, interdipendenti, in un’unica realtà.
In occasione del finissage, il 30 settembre, saranno presenti Ludovica Carbotta e la curatrice Ilaria Gianni. Alle 18:45 è previsto un incontro dove sarà possibile approfondire il lavoro dell’artista sino a entrare nel cuore del suo progetto.

Giorgia Basili

Evento correlato
Nome eventoLudovica Carbotta - Monowe (the residence the lodge, the shelter)
Vernissage12/02/2019 ore 18,30
Duratadal 12/02/2019 al 26/07/2019
AutoreLudovica Carbotta
CuratoreIlaria Gianni
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoFONDAZIONE SMART - POLO PER L'ARTE
IndirizzoPiazza Crati 6/7, 00199 - Roma - Lazio
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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.