Monumenti e memoria storica. Il Padiglione Catalogna alla Biennale di Venezia

Il curatore Pedro Azara descrive intenti e contenuti del Padiglione Catalogna alla 58esima Biennale d’Arte di Venezia. Puntando lo sguardo sul valore della memoria.

Le statue collocate negli spazi pubblici possono essere adorate, mutilate o distrutte, a seconda delle reazioni che suscitano tra i cittadini. Negli ultimi venti anni in Catalogna diverse statue sono state oggetto di entusiasmo, disprezzo e/o ammirazione, eventi che mi hanno fatto riflettere e suggerito lo sviluppo della mostra da me curata per il padiglione catalano alla Biennale di Venezia. Anche la visione di una statua decapitata di Saddam Hussein abbandonata in un angolo del Museo nazionale iracheno a Baghdad, nel 2009, e le notizie della distruzione del sito archeologico di Tell Massaikh in Siria e l’occupazione del sito di Qasr Shemamok da parte dello Stato Islamico, nel 2016, che ho visitato personalmente, mi avevano fortemente impressionato. Suggestioni che sono state declinate nel contesto della regione in cui vivo, la Catalogna, dove vi sono stati diversi casi di distruzione e/o vandalismo di statue pubbliche”, ci racconta Pedro Azara, curatore e professore di estetica all’Università Tecnica di Barcellona.
Per la prima volta nel corso dei sei anni in cui ha preso parte alla Biennale di Venezia, la Catalogna non presenta nel suo padiglione un singolo artista, ma un progetto di ricerca che invita a riflettere sul potere delle immagini collocate negli spazi pubblici e sulle ripercussioni che hanno nel contesto sociale. Per Catalonia in Venice—To Lose Your Head (Idols), Azara ha selezionato e fatto trasportare a Venezia la statua del sindaco di Porcioles, realizzata da Joan Brossa, il Monumento a Lluís Companys di Francisco López, le statue della processione della settimana santa di Tarragona, e il monumento ai caduti di Genaro Iglesias, considerata un’opera franchista, anche se è ora in corso un acceso dibattito tra gli storici rispetto a questa attribuzione.

PAROLA AL CURATORE

Oltre a queste quattro statue, sono esposti nel padiglione materiali d’archivio riguardanti la storia di una decina di statue novecentesche che sono state idolatrate o distrutte negli ultimi anni in Catalogna. I tanti vandalismi e le decapitazioni alle effigie del presidente catalano Lluis Companys sono stati impressionanti, come se il presidente fosse ancora fisicamente presente dentro la statua e bisognasse giustiziarlo. Alcuni politici municipali sono rimasti sconvolti anche dal fatto che la statua di Companys sia ora esposta nel padiglione, e questo è accaduto perché non hanno capito lo spirito del progetto e perché le statue possono generare confusione”, continua Azara, e precisa: “Si può indurre a credere che le statue siano quello che rappresentano e per questo esigiamo che siano rispettate o deposte, non per il loro valore estetico, ma per il rispetto richiesto di fronte a una figura pubblica. Questa è una prova del potere delle immagini, che ci impedisce di distinguere tra realtà e finzione, tra immagine e modello. Nelle epoche antiche tale confusione derivava dal pensiero magico, mentre ora crediamo nel potere onnipotente della tecnica capace di clonare la realtà”.
Tra i monumenti rimossi recentemente da una piazza di Barcellona vi è quella del mercante di schiavi Antonio López. Non sono però solo le statue dei rappresentanti politici a provocare queste sensazioni. Anche le immagini di idoli sportivi o del mondo dello spettacolo possono essere esaltate o usurpate. Penso agli sticker di Maradona che sono apparsi a fianco delle statue di San Gennaro a Napoli quando l’Italia ha vinto lo scudetto e alle immagini di Macron bruciate dai gilet gialli, o al recente attentato contro una statua pubblica del filosofo prussiano Kant, in una città che prima era tedesca e che oggi è russa. È l’ennesimo esempio della nostra incapacità a giudicare le immagini come avrebbe voluto lo stesso Kant, con distanza e rispetto. Allo stesso tempo queste azioni indicano il potere delle immagini e la loro capacità di metterci di fronte ai fantasmi della storia. Generalmente viene sfigurato il volto delle statue, specialmente gli occhi, in modo da negare loro la forza dello sguardo, altre volte vengono macchiate con colore o scritte, altre volte mutilate”, spiega Azara.

Biennale di Venezia, 2019. Catalonia In Venice_To Lose Your Head. Marcel Borrrás, She Appropriates in Present, 2019, performance. Photo Lluís Tudela. Courtesy Institut Ramon Llull

Biennale di Venezia, 2019. Catalonia In Venice_To Lose Your Head. Marcel Borrrás, She Appropriates in Present, 2019, performance. Photo Lluís Tudela. Courtesy Institut Ramon Llull

L’IMPORTANZA DELLA MEMORIA

L’allestimento dello spazio, a cura dell’architetto Tiziano Schürch, si ispira al deposito municipale di Via Favència a Barcellona, in cui sono collocati monumenti e statue rimossi dallo spazio pubblico perché danneggiati, mutilati, profanati o irreparabili. Per contrastare l’oblio, in Spagna, con l’applicazione della Ley de La Memoria Historica del 2007, e con la rimozione dei monumenti franchisti iniziata solo trent’anni dopo la dittatura, si stanno mettendo delle placche ai monumenti per “raccontare” e rendere “presente” la storia. Chiediamo ad Azara se il concept della mostra sia anche un modo per riattivare l’interesse nei confronti degli eventi storici, visto che nella società contemporanea i social media portano a un consumo e a una produzione bulimica di immagini, e rimane poco spazio per l’approfondimento e gli studi storici.
Si cancellano tracce, testimonianze, eventi passati della storia spagnola, in particolare in Catalogna. Tutto quello che non si accetta si elimina: un’attitudine repressiva e ignorante. Però la storia rimane. Che ci piacciano o no, i fatti e gli eventi sono successi, che suscitino vergogna, indignazione o simpatia. Ed è sempre una storia di vincitori e vinti –anche se a volte non si sa bene chi è chi, per questo la storia deve essere raccontata, spiegata, senza doverla giustificare, fornendo tutte le “armi” interpretative necessarie per conoscere e comprendere quello che è successo. L’oblio forzato che si pratica oggi è un errore tragico – con conseguenze imprevedibili. La distruzione di testimonianze moleste impedisce qualsiasi valutazione critica. Negando la conoscenza ci muoviamo come se fossimo ciechi – un procedimiento abituale nelle dittature, dove si tergiversa la storia, con una narrazione che difficilmente scappa al controllo e alla manipolazione. Per questo, qualsiasi elemento, documento, testo o immagine che può aiutare a “mettere in prospettiva” la storia, per vederla meglio, con tutte le sue contraddizioni, deve essere difeso e promosso. Una statua soppressa o distrutta è un buco nero nella trama della storia”, commenta Azara.

OPERE E PERFORMANCE

Catalonia in Venice_To lose your head (idols) è composta anche da un intervento performativo che è stato presentato nei giorni dell’inaugurazione della Biennale. Lei si appropria di seà nel presente è la performance ideata dall’attore e regista teatrale Marcel Borrás. Un intervento che si è svolto nelle calli veneziane, tra l’Arsenale e i Giardini, dove l’attrice Marta Aguilar è stata trasformata in una “statua vivente”, interpretando con le sue pose le statue presenti nel padiglione. Una sorta di deriva psicogeografica ha sovrapposto la cartografia di Venezia con quella di Barcellona, perché il pubblico che ha seguito la Aguilar durante la performance ascoltava eventi storici accaduti nelle piazze della capitale catalana. Il pubblico poteva anche intervenire con delle bombolette spray sulla statua vivente, come era successo in Catalogna. Per facilitare le interazioni, nel padiglione è presente un distributore automatico, E.Y.M: (a F******vending machine), che fornisce artefatti che servono per adorare o distruggere opere pubbliche:  fiori di plastica, candele, bombolette spray, pietre e martelli, come quelle utilizzate dai vandali. Il video EYES/EYES/EYES/EYES di Albert GarciÏa-AlzoÏrriz riflette sulla frammentazione e distruzione dei monumenti pubblici, interrogandosi, con un elegantissimo bianco e nero, sui significati ambivalenti delle immagini. È stato inoltre realizzato un libro d’artista pubblicato da Tenov Editorial, in cui Perejaume, Francesc Torres, David BestueÏ, LuÏa Coderch, Lola Lasurt e Daniela Ortiz riflettono sui concetti di iconodulia, iconolatria e iconoclastia con disegni, poesie, illustrazioni e saggi, che diventano forme di esercizio critico e pratiche di resistenza.

Lorenza Pignatti

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