Guida alla Biennale di Venezia 2019: 4 performance da non perdere, tra padiglioni e chiese

L’emergenza ecologica, la convivenza di molteplici culture e linguaggi, i condizionamenti della collettività: la 58. edizione della Biennale d’Arte si dimostra vigile sui temi più attuali e lo confermerà nelle performance in programma in questi giorni.

Siamo ormai entrati nel vivo dei giorni di preview della 58. edizione della Biennale di Venezia. Tra aperture di padiglioni nazionali e di mostre, molto attese sono le performance che animeranno gli spazi dentro e fuori la manifestazione lagunare. In linea con il tema generale, May you live in interesting Times, esse riflettono tematiche urgenti e attuali: l’emergenza di salvaguardia degli oceani, raccontata da Joan Jonas, la multiculturalità di cui tratta Zadie Xa, gli spazi che plasmano il comportamento della collettività nel lavoro di İnci Eviner, per fare qualche esempio. Ecco la nostra selezione.

-Giulia Ronchi

1. MARCEL BORRÀS AL PADIGLIONE CATALOGNA

Catalonia in Venice, To Lose Your Head (Idols)

La performance She appropriates in present di Marcel Borràs costituisce il completamento e la messa in pratica della tesi curatoriale di Pedro Azara sul potere odierno delle immagini, con particolare riguardo alle statue pubbliche. “Le statue sono corpi artificiali. Come strani esseri, risvegliano passioni, desideri e paure. Le statue ci dominano” spiega il curatore. Per 45 minuti i visitatori saranno invitati a partecipare attraverso atti di culto o distruzione sul corpo di un attore presente con materiali organici e inorganici (uova, vernice, lecca lecca, bandiere, candele, vernice spray, mazzi di fiori ecc.), reperibili tramite un distributore automatico. La scultura interattiva EYM: (af ****** vending machine), sarà presente in mostra e completata da una serie di fotografie.

Marcel Borrás, She appropriates in present
8 maggio alle 17
9 maggio alle 12 e alle 17
10 maggio alle 12
Padiglione Catalogna, Arsenale

2. INCI EVINER AL PADIGLIONE TURCHIA

Space Occupiers, Padiglione Turchia

We, Elsewhere, è la nuova opera di İnci Eviner, un’installazione architettonica multidisciplinare che indaga gli spazi creati per la collettività come effetto degli spostamenti collettivi. Il suo ambiente porta gli spettatori da Venezia a un “altrove”, composto da diversi livelli di elementi sonori e visivi come disegno, immagine in movimento, scultura, suono e performance, interagendo come un dispositivo chiuso. “Sembra che alcune persone siano alla ricerca della propria mente, delle loro emozioni e gesti repressi, delle loro storie incompiute” spiega l’artista, “mentre tutto ciò accade, cerco sia di includermi che di escludermi da questi eventi per darne testimonianza. Il mio obiettivo è far sì che il visitatore sia al tempo stesso fuori e dentro, facendogli esperire le frustrazioni di essere sia io che noi“. Il lavoro sarà completato, durante i giorni di anteprima della Biennale Arte 2019, da Space Occupiers, performance live di Canan Yücel Pekiçten e Melih Kıraç, che si muoveranno all’interno dell’ambiente costituito.

Space Occupiers
Dal 7 al 10 maggio
due volte al giorno: 11.00-11.45 e 15.00-15.45
Padiglione Turchia
Arsenale

3. NÁSTIO MOSQUITO AI GIARDINI DELLA BIENNALE

Nástio Mosquito, The Age I Don’t Remember. 2015. Photo Mark Blower

L’avevamo visto in una mostra che occupava tutto il Podium centrale di Fondazione Prada a Milano, in un allestimento dalle pseudo-vetrate gotiche e un grande spazio performativo a disposizione del pubblico. Ora, Nástio Mosquito (1981, Angola) si ripresenta alla Biennale di Venezia con una grande parata musicale della durata di due ore, che si svolgerà ogni giorno presso i Giardini della Biennale. In linea con la pratica dell’artista, interessato all’identità individuale e collettiva, No.One.Gives.A.Mosquito’s.Ass.About.Our.Performance riflette sulle domande “Chi o cosa ha potere su di noi?” “Chi o cosa ci importa davvero?”. Attraverso gestualità tratte da rituali bellici, i musicisti si aggirano alla ricerca di queste risposte, in un crescendo musicale che culmina in uno scoppio assordante. Il progetto, che rientra all’interno del programma ufficiale Meetings on Art alla Biennale Arte 2019, presenta musiche di Nástio Mosquito, Ndu e The Available Ones.

 Nástio Mosquito, No.One.Gives.A.Mosquito’s.Ass.About.Our.Performance
8 maggio dalle 15 alle 17
9 maggio dalle 12 alle 14
10 maggio dalle 15 alle 17
11 maggio dalle 12 alle 14
Giardini

4. ZADIE XA AI GIARDINI DELLA BIENNALE

Zadie Xa, Linguistic Legacies and Lunar Exploration, 2016. Serpentine Gallery, London. Photo Manuela Barczewski

Attraverso la performance Grandmother Mago, l’artista canadese Zadie Xa (Vancouver, 1983) interroga le culture (in particolare quelle asiatiche) da un punto di vista culturale e di costumi. Nelle sue performance utilizza, infatti, gestualità, video, pittura e tessuti, formando opere stratificate, riferite a identità molteplici. Grandmother Mago è un riferimento all’indagine ancestrale condotta dall’artista attraverso strutture sociali matrilineari. Durante la performance, coesisteranno tamburi acustici dal vivo, danza, costumi e elementi scultorei dipinti, in un’atmosfera quasi esoterica. Essa si svolgerà ogni giorno per la durata di due ore, alternandosi con gli orari della pièce di Nàstio Mosquisto, sempre ai Giardini.

Zadie Xa, Grandmother Mago
8 maggio dalle 12 alle 14
9 maggio dalle 15 alle 17
10 maggio dalle 12 alle 14
11 maggio dalle 15 alle 17
12 maggio dalle 12 alle 14
Giardini

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.