Una di queste storie è vera: l’opera di Roberto Fassone sulla bugia per Tessuti Urbani a Prato

Il progetto nasce nell’ambito di Tessuti Urbani e sarà visibile fino al 1. settembre. L’opera nasce in seguito ad un workshop sul tema della bugia. Ecco le immagini

Someone Comes Someone Go, Leonardo Meoni
Someone Comes Someone Go, Leonardo Meoni

Tessuti Urbani è un progetto su Prato e per Prato: nasce con l’intento di coinvolgere attivamente chi vi abita e chi la frequenta, creando legami inediti all’interno della città. Nel corso dei mesi il progetto è andato arricchendosi anche grazie alla collaborazione con alcune realtà locali a dimostrazione di come la città sia aperta ad iniziative di questo genere”. Così la curatrice Carlotta Mazzoli spiega il progetto Tessuti Urbani, nato nel novembre del 2018 da un workshop omonimo dell’artista Leonardo Meoni. Il progetto gravita intorno ad un’opera, il Cubo Project Space, ideato dall’artista e realizzato durante il workshop da alcuni ragazzi richiedenti asilo proprio con l’intento di mettere in relazione attori diversi e creare nuovi legami affettivi e culturali tra i cittadini. Installato nel Giardino di Via Curtatone a Prato, al confine tra il centro storico e l’area del Macrolotto 0 (ex area industriale, meglio conosciuta come China Town), il cubo è un’opera viva che si completa di volta in volta delle opere di altri artisti, diventando un luogo di passaggio e di sosta, uno speakers corner che restituisce al territorio nuovi spazi di valore.

ROBERTO FASSONE: UNA DI QUESTE STORIE È VERA

Da novembre 2018 diversi artisti hanno esposto le loro opere all’interno del cubo: Leonardo Meoni  (Fabrics), Rudy Pulcinelli (Dialogo Ex Voto), Victoria Deblassie (Merletto Architettonico), Andrea Lunardi (Habitat), Simone Gori (INCUBO) fino a Roberto Fassone con Una di queste storie è vera (Giardino Bastione delle Civette), inaugurata il 27 giugno 2019 e visibile fino al 1. settembre. L’opera nasce in seguito ad un workshop sul tema della bugia svoltosi nel mese di giugno a Prato come raccontato dallo stesso artista: “l’idea mi è venuta in mente mentre ero da Coccodrillo Burger, a Siracusa. Il progetto era quello di insegnare a un gruppo di studenti le tecniche e i processi per progettare delle bugie, ispirandosi al lavoro svolto da grandi truffatori, performer ed illusionisti nella storia. Durante il giro di presentazione ho chiesto a tutti i partecipanti di inventarsi un nome e una storia che fossero verosimili, ma che non corrispondessero alla realtà. A oggi credo di non sapere il vero nome di nessuno di loro. In ogni caso, il pomeriggio siamo andati tutti (eravamo quindici, tra cui un’allevatrice di levrieri e un ragazzo alto più di due metri) al parco Bastione delle Civette. Lì dopo aver condiviso, tra chi volesse, un piccolo fungo allucinogeno, abbiamo esaminato ed esplorato a lungo il parco. Ciascuno aveva con sé un libretto su cui annotare delle storie riguardanti il parco: la regola era che fossero plausibili (alle volte anche magiche), ma false. Ne abbiamo raccolte un centinaio e in serata ne abbiamo selezionate una decina. Tra queste dieci una doveva essere vera ed è stato lì che Margherita (così ha detto di chiamarsi) ci ha raccontato la storia della grande danzatrice Adina Vladimirescu”.

Martina Massimilla

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Martina Massimilla
Martina Massimilla è un’archivista e critica d’arte. Frequenta l’Università degli Studi di Firenze laureandosi in Lettere Moderne (laurea triennale) e poi in Scienze Archivistiche e Biblioteconomiche (laurea magistrale) con una tesi sullo storico lucchese Guglielmo Lera. Iscritta nell’Elenco dei professionisti della Provincia di Lucca nella categoria “Archivisti e catalogatori dei beni librari e documentari e conservatori dei beni culturali”, svolge le sue prime esperienze professionali presso l’Archivio di Stato di Lucca e poi presso il Gabinetto Vieusseux (Palazzo Strozzi, Firenze). Continua il suo percorso professionale specializzandosi negli archivi di moda, partecipando alla digitalizzazione dell’Archivio Gucci presso l’omonimo museo in Piazza della Signoria a Firenze, per poi spostarsi a Roma, lavorando presso l’Archivio Valentino, dove si è occupata della digitalizzazione e metadatazione della rassegna stampa. Ha conseguito un Master in Curatorial Management presso l’Istituto Marangoni di Firenze e dal 2016 è contributing author per Artribune.