Biennale di Venezia. Focus sulle Repubbliche ex sovietiche

A nemmeno trent’anni dallo scioglimento dell’URSS e dalla riguadagnata indipendenza, fra Caucaso e Asia Centrale l’arte assume caratteri sempre più identitari, contribuendo alla ridefinizione in senso contemporaneo di queste antiche culture. Una pluralità di linguaggi per un ampio spettro di problematiche affrontate, dalla democrazia all’emergenza ambientale.

1. ARTE E RESISTENZA – PADIGLIONE ARMENIA

Narek Aleksanyan, Armenian Revolution, 2018. Courtesy National Pavilion of Armenia

Undici anni dopo la “rivoluzione” di velluto del marzo 2008 in Armenia, quando le pacifiche proteste popolari portarono il Paese verso una reale democrazia, Revolutionary Sensorium è una riflessione sull’efficacia della resistenza civile, così come un auspicio e un’ispirazione per altre situazioni difficili, ad esempio il Venezuela. Realizzata dal collettivo Artlabyerevan per il Padiglione Armenia, consta di quattro video con le scene delle proteste di piazza, dalle cariche della polizia al giubilo popolare. Quattro grandi schermi con l’audio originale, che immergono l’osservatore in quegli avvenimenti, mentre su un quinto scorre la “diretta” della visita al Padiglione, come se anche il pubblico fosse sulla piazza di Erevan nel 2008. Completa il Padiglione una performance di Narine Arakelian che rievoca la “Protesta delle pentole” delle donne armene, scese rumorosamente in piazza con le loro suppellettili da cucina. Un omaggio alla forza delle proteste civili, che l’arte armena ha sempre supportato, e quindi un omaggio al potenziale dell’arte anche in campo politico, per far sì che i nostri tempi siano davvero interessanti come auspica il titolo della Biennale.

www.labiennale.org/en/art/2019/national-participations/armenia-republic

2. IL DEMONE DELLA TECNOLOGIA ‒ PADIGLIONE AZERBAIGIAN

Orkhan Mammadov, Muraqqa, 2019. Azerbaigian Pavilion. Courtesy Studio ESSECI. Photo Ugo Carmeni

A rendere interessante la nostra epoca c’è anche la tecnologia, le cui potenzialità possono però rivelarsi dannose. Curata da Gianni Mercurio ed Emin Mammadov, Virtual reality si affida a quattro giovani scommesse della scena contemporanea azera, Zarnishan Yusifova, Kanan Aliyev, Ulviyya Aliyeva, Orkhan Mammadov, “capeggiate” dal già affermato Zeigam Azizov. Quest’ultimo ha impostato una riflessione filosofica sotto forma di videoarte, Headlines, dove svariati titoli giornalistici e parole chiave scorrono velocemente su uno schermo, accanto a una sorta di “lista della spesa” di parole chiave del web; una considerazione sulla passività dei lettori ormai sommersi dall’incessante traffico di notizie, l’interesse per le quali è destinato a diminuire. Riflessione simile, ma espressa tramite sculture antropomorfe, quella di Yusif; un’umanità apatica e acritica, “guidata” dagli stimoli virtuali del web. Anche Mammadov ne studia le potenzialità manipolatrici, con una videoinstallazione, Muraqqa, su cui scorrono, ricostruiti al computer, testi e motivi della tradizione azera antica, leggermente modificati. Il rischio cui si fa riferimento è quello di assuefarsi a piccole dosi a fatti e opinioni creati a tavolino e non rispondenti alla realtà.
Poiché, però, il libero arbitrio è superiore alla tecnologia, con Globe il duo Aliyev-Aliyeva omaggia il Settimo Sigillo di Bergman, ma qui la partita a scacchi è con la Vita anziché con la Morte; il pedone, che se raggiunge le caselle opposte può “combattere” come Re, Torre o Alfiere, si fa metafora della possibilità di costruire il proprio destino tramite il pensiero, e incidere direttamente sul corso degli eventi.

www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipazioni-nazionali/azerbaigian-repubblica-dell%E2%80%99

3. L’IMPORTANZA DEL PENSIERO – PADIGLIONE GEORGIA

Anna K.E., Rearmirrorview, Simulation is Simulation, is Simulation, is Simulation, 2019. Courtesy La Biennale di Venezia. Photo Italo Rondinella

Un’installazione architettonica dal sapore teatrale, che ricorda una matrice di pixel digitali. Con Rearmirrorview Anna K.E. realizza per il Padiglione Georgia un’arena di dibattito artistico e sociopolitico, mettendo in guardia l’osservatore dai rischi della realtà “ricostruita”; la tradizionale agorà civile, così come il palcoscenico del teatro, rischiano di perdere la loro credibilità; e con essi va perso un patrimonio di riti, conoscenze, usi e costumi, la cui assenza impoverirebbe irreparabilmente la società. Una riflessione simile a quella di Boghossian, che rappresentò l’Armenia alla Biennale 2017; anche Anna K.E. lascia nella sua opera un richiamo alla letteratura, inserendo elementi in acciaio sulle gradinate dell’installazione, la cui forma ricorda l’antico alfabeto armeno; interpretati come fontane, da essi sgorga l’acqua, metafora del linguaggio come fonte di conoscenza.

www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipazioni-nazionali/georgia

4. IL FUTURO FRA LE OMBRE – PADIGLIONE LETTONIA E PADIGLIONE LITUANIA

Lithuanian Pavilion, Sun&Sea, 2019. Photo by Neon Realism

Dalle sponde del Baltico un doppio approccio scultoreo e performativo che offre due differenti punti di vista sulla contemporaneità. Guarda al futuro, e alle possibilità offerte dall’arte di plasmarne uno, l’installazione Saules Suns di Daiga Grantina per il Padiglione Lettonia, che si sviluppa come un universo di oggetti e materiali riletti e rimodellati, che rinascono sotto forma di nuove possibilità espressive, metafora di nuove opinioni e visioni del mondo, quanto mai necessari nell’epoca della standardizzazione del pensiero da parte del web, dietro cui si nascondono sovente strategie politiche populiste di stampo autoritario (il riferimento alla Russia di Putin non è casuale).
Dall’altro lato, per il Padiglione Lituania Lina Lapelytė, Vaiva Grainytė e Rugilė Barzdžiukaitė hanno ideata una performance affollata e colorata come un’installazione di Martyal Raisse: Sun & Sea (Marina) porta in scena un gruppo di spensierati vacanzieri che a poco a poco lasciano trasparire le loro angosce per i destini dell’umanità, fra crisi politiche ed emergenze ambientali. Un coro di voci che diventa una sorta di coscienza critica della nostra epoca, che si leva forse troppo tardi per impedire la catastrofe. Una performance giustamente premiata con il Leone d’Oro per migliore Partecipazione Nazionale. Ovviamente ne riparleremo.

www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipazioni-nazionali/lettonia
www.labiennale.org/it/arte/2019/partecipazioni-nazionali/lituania

Niccolò Lucarelli

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.