Diario di bordo del progetto Reciproco: da Melbourne gli artisti Angelo Bellobono e Luana Perilli

Continua il diario di bordo del progetto Reciproco che invade la città di Melbourne, in Australia, con progetti realizzati da coppie di artisti italiani e italo australiani. Tutti loro scelgono Artribune per raccontare questo work in progress.

La città di Melbourne ospita dall’11 aprile un progetto diffuso che mette a confronto una decina di artisti italiani e italo australiani con cinque luoghi iconici della città. A cura di Laura Cionci e Domenico De Clario, il progetto coinvolge Eugene Carchesio, Angela Cavalieri, Damiano Bertoli, Domenico de Clario e Wilma Tabacco, Angelo Bellobono, Alessandro Cannistrà, Laura Cionci, Rocco Dubbini e Luana Perilli. Gli artisti scelgono Artribune per pubblicare “il diario di bordo” di questa esperienza site-specific. Ecco gli interventi di Angelo Bellobono e Luana Perilli.

1. IL RACCONTO DI ANGELO BELLOBONO

Reciproco, Melbourne

Ore 9.05 del 31 marzo 2019, posto numero 43 lato finestrino bus Mildura – Bendigo e poi Melbourne in treno.  Circa 600 km di infinite pianure a sud e a nord il deserto. Seduto al posto 43, lato finestrino, cerco di mettere a fuoco le mie molte vite. Solo una settimana fa ero circondato dal Cervino e dal monte Rosa, ed ora il mio corpo è qui, mi rendo conto quanto esso sia la mia unica vera casa. Il 20 marzo siamo atterrati a Melbourne per il progetto “Reciproco”, lavoreremo insieme ad altri artisti italo-australiani, in coppia, io con Wilma Tabacco. Ormai da alcuni anni il mio lavoro si costruisce intorno ad intuizioni e coincidenze, e lo stesso è avvenuto con Wilma. Nata a Ripa di Fagnano, paesino dell’appennino abruzzese tra il Sirente e il Gran Sasso, Wilma si è trasferita in Australia a tre anni. Il suo paese, abbandonato per via dell’emigrazione e del terremoto, è stato il punto di partenza della nostra collaborazione. Uomini e paesaggi si muovono da sempre disegnandosi reciprocamente. Si cercano, si abbandonano, a volte si ritrovano. Solo in Italia, principalmente sull’Appennino, esistono più di 5.000 paesi fantasma. Anche qui in Australia ce ne sono, e spesso sono stati creati da chi ha abbandonato quelli italiani. Storie di miniere d’oro e di ori che non arrivano mai. Credo che parte del nostro oro sia proprio tra quelle case, quei boschi e quelle montagne, che la scorsa estate ho attraversato dalla Calabria alla Liguria, e allora voglio, e vogliamo ricordarlo, attraverso il nostro lavoro. Saluti dai paesi fantasma sta prendendo forma nel suo bellissimo studio di Melbourne, carico di luce e tempo sospeso, le strade e gli spostamenti in terra australiana faranno il resto.

2. IL RACCONTO DI LUANA PERILLI

Luana Perilli, “Bilingual selfportrait” Acquarium with ceramic sculpture mixed media detail 2018

Per il progetto Reciproco la mia modalità di partecipazione è stata a distanza, non potendomi spostare fisicamente. Il focus del lavoro è stato il linguaggio, la sua capacità di modificarsi e autorigenerarsi, di incrociare, cancellare e integrare identità nazionali e locali. Questo è un aspetto dell’intelligenza collettiva cui mi interesso da qualche anno e su cui ho lavorato anche per l’ultimo progetto OTTO osservando espressioni creole e dialettali generate dai bambini provenienti da diverse eredità culturali e linguistiche per comunicare tra loro nei centri per richiedenti asilo e nei playground internazionali. Nello scambio epistolare con Angela Cavalieri mi sono concentrata sulla trasmissione della lingua attraverso le generazioni di emigrati italiani. I suoi genitori analfabeti le hanno trasferito infatti la conoscenza di alcune espressioni ibride in un dialetto calabrese innestato su anglofonie che per assonanza le dà accesso alla comprensione di un po’ di italiano. L’idea di un’identità italiana analfabeta e migrante capace di generare segni nuovi e avvicinamenti linguistici in luoghi lontanissimi mi ha commossa in un periodo in cui l’identità nazionale sembra cercare legittimazione nella cancellazione piuttosto che nell’ invenzione a partire dall’integrazione culturale che ha invece caratterizzato il nostro paese nella sua espressione più autentica e fertile per secoli. In realtà, i nostri splendidi dialetti, specialmente nel sud, sono il risultato di secoli di mediazioni linguistiche internazionali fatte di gesti e vocalizzazioni, conflitti ed empatie che hanno generato lingue iperlocali ed internazionali al contempo. Da questa emozione nasce la serie di lavori su carta “analfabeta: mother tongue and fatherland” in cui reitero la presenza della madre di Angela con lei in braccio come icona di una trasmissione linguistica generazione su generazione. Il mio intervento comprenderà anche il video Leo Streben, che racconta la storia diversa della cancellazione della lingua tedesca nei figli dei tedeschi nati all’estero nel dopoguerra, come mio padre, e una box di “donazioni”. Vorrei infatti iniziare un lavoro d’archivio sulle lingue pidgin e creole a partire dal privato delle famiglie – e chi vorrà – della comunità italiana a Melbourne: tutti loro potranno lasciare e depositare parole e detti ibridi e familiari nella scatola. Se, come recita l’adagio “una lingua è un dialetto con un esercito e una flotta”, cerco gli indizi, le utopie e gli alleati per un disarmo globale fatto di invenzioni linguistiche collettive e di puro contrabbando.

Angelo Bellobono e Luana Perilli

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI