Tate Modern di Londra. Kara Walker prossima artista delle Hyundai Commission

A partire da ottobre, per sei mesi, la Turbine Hall ospiterà le opere dell’afroamericana Kara Walker. Si tratta della quinta commissione targata Hyundai per il museo londinese

A Subtlety, or the Marvelous Sugar Baby, 2014. Photo Jason Wyche © Kara Walker
A Subtlety, or the Marvelous Sugar Baby, 2014. Photo Jason Wyche © Kara Walker

La Turbine Hall della Tate Modern ha ospitato, negli ultimi vent’anni, una straordinaria serie di installazioni d’arte contemporanea. Il ciclo di commissioni, iniziato nel 2000 con l’intervento di Louise Bourgeois, comprende solo grandi progetti site-specific e si è avvalso per molti anni del sostegno economico di Unilever per poi passare alla sponsorship di Hyundai nel 2015. Tra i progetti che tutti ricordiamo c’è Weather Project di Olafur Eliasson (2003-4), che portò un sole infuocato dentro le pareti del museo, Test Site di Carsten Höller (2006-7), che lo trasformò in un surreale luna park, Sunflower Seeds di Ai Weiwei (2010-11) che lo riempì con milioni di semi di porcellana, e Shibboleth di Doris Salcedo (2007-8), che incise una lunghissima crepa nel pavimento.

Kara Walker, Photo Ari Marcopoulos
Kara Walker, Photo Ari Marcopoulos

DA TANIA BRUGUERA A KARA WALKER

A pochi giorni dalla conclusione della mostra di Tania Bruguera, che si è chiusa lo scorso 24 febbraio, la Tate ha annunciato il prossimo nome: dal 2 ottobre 2019 al 5 aprile 2020 i riflettori si accenderanno sull’opera dell’afro-americana Kara Walker (1969). Ancora una volta un’artista donna, dunque, e ancora una volta un’artista impegnata nel confronto con importanti temi sociali come il razzismo e la violenza di genere. “Kara Walker affronta senza timore alcuni dei problemi più complessi di oggi. Le sue opere parlano di storia e identità con una potente immediatezza, ma anche con grande comprensione e intelligenza”, ha dichiarato Frances Morris, direttrice della Tate Modern, “vedere come interpreterà lo spazio industriale della Turbine Hall – e il più ampio contesto di Londra e della storia britannica – è estremamente stimolante”.

LE SILHOUETTE, LA NORMA E UNA GRANDE SFINGE BIANCA

La Walker, che ha utilizzato tante tecniche diverse nella sua carriera – disegni, stampe, dipinti murali, sculture e proiezioni – è famosa per l’uso non convenzionale che fa della silhouette. Nelle sue installazioni più famose, questo semplice e sintetico sistema di rappresentazione, legato storicamente al mondo della ritrattistica e dell’illustrazione, si trasforma in uno strumento di denuncia e viene usato per raccontare episodi cruenti di schiavitù, tortura e omicidio, ambientati perlopiù nella società americana del Sud prima della Guerra di Secessione.
Il suo primo lavoro su vasta scala, installato negli ampi spazi della Domino Sugar Refinery di Brooklyn, una fabbrica di zucchero abbandonata attorno alla quale oggi è stato realizzato un bel parco pubblico, si intitolava A Subtlety ed era una grande installazione prodotta dalla nonprofit Creative Time. Il pezzo centrale, una monumentale scultura di zucchero bianco con le sembianze di una sfinge, è rimasto impresso nella mente di tutti i visitatori che hanno avuto modo di incontrare il suo sguardo, sia dal vivo che attraverso le tante riproduzioni.
Kara Walker si è dedicata anche alla musica e al teatro: progettando e dirigendo nel 2015 una versione della Norma di Vincenzo Bellini durante la 56esima Biennale di Venezia, e due anni più tardi, in occasione della triennale americana Prospect 4 a New Orleans, con l’istallazione musicale The Katastwóf Karavan.
Hyundai Commission: Kara Walker sarà curata da Clara Kim, Daskalopoulos Senior Curator, International Art (Africa, Asia e Medio Oriente), e da Priyesh Mistry, Assistant Curator, International Art della Tate Modern, e la mostra sarà accompagnata da un nuovo libro della Tate Publishing.

– Valentina Tanni

www.tate.org.uk

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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