Un trionfo di luce razionale. Dan Flavin a Milano

Cardi Gallery, Milano ‒ fino al 28 giugno 2019. Una mostra che attraversa tutta la carriera di Dan Flavin, rispettandone la poetica. Dal bianco al colore, una progressione che si imprime nell’occhio di chi guarda, ma ne sollecita anche l’intelletto.

Dan Flavin, Untitled (for Frederika and Ian) 3, 1987 © 2018 Estate of Dan Flavin _ Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy David Zwirner & Cardi Gallery
Dan Flavin, Untitled (for Frederika and Ian) 3, 1987 © 2018 Estate of Dan Flavin _ Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy David Zwirner & Cardi Gallery

Al piano terra il bianco predomina, libero di diffondersi, mentre il colore è protagonista al piano superiore, in spazi più raccolti: la mostra su Dan Flavin (New York, 1933-1996) alla Cardi Gallery si divide in due momenti complementari. Le celeberrime sculture al neon interagiscono con l’ambiente e tra di loro in modo suggestivo e spettacolare, ma rispettoso della filosofia dell’artista.
In effetti, l’ormai incontestabile fama di opere tanto caratteristiche porta con sé una serie di equivoci che una mostra corretta deve evitare, come in effetti questa riesce a fare. In primis l’idea di spiritualità, attributo ormai regolarmente evocato quando si parla di Flavin, che invece nulla c’entra con un’opera di stampo intellettuale, minimalista, libertario, addirittura pop, per alcuni versi. Una poetica quanto mai concreta nonostante la sua dimensione “atmosferica”.

IL GESTO DI ROTTURA DI DAN FLAVIN

Bisogna pensare infatti all’epoca in cui il gesto di Flavin si compì. A inizio Anni Sessanta utilizzare un tubo al neon (o più precisamente di luce fluorescente) come materia scultorea, ovvero un materiale non solo inconsueto ma di produzione industriale, tipico del nuovo panorama visivo della società di massa, era un gesto di rottura assoluto.
Certo, in questo schema concettuale si inserisce la luce, che spariglia le carte e reintroduce la sensazione, ma non come puro effetto. L’opera modifica il luogo espositivo aprendolo alla presenza dello spettatore, sollecitandolo e spingendolo a un'”autodeterminazione”.
La mostra da Cardi rispetta dunque queste caratteristiche, ovviando alla particolarità dello spazio con scelte discrete e rigorose ‒ la mostra è costruita insieme all’Estate Dan Flavin.
La porta d’ingresso rimane aperta, cosicché il bianco della prima opera si percepisce sin dall’esterno, in una progressione di avvicinamento che porta pian piano a scoprire le altre tinte, dapprima inglobate dal nitore.

Dan Flavin. Installation view at Cardi Gallery, Milano 2019 © 2018 Estate of Dan Flavin _ Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy Cardi Gallery, Milano Londra. Photo credits Carlo Vannini
Dan Flavin. Installation view at Cardi Gallery, Milano 2019 © 2018 Estate of Dan Flavin _ Artists Rights Society (ARS), New York. Courtesy Cardi Gallery, Milano Londra. Photo credits Carlo Vannini

DAL BIANCO AL COLORE

Lo spazio aperto interrotto solo dalle colonne della sala grande al pianterreno comprende cinque opere che dialogano ma rimangono autonome. Ecco gli omaggi a Tatlin, dove la struttura del Monumento alla terza Internazionale viene evocata ma traslata in orizzontale, e gli omaggi solo apparentemente impersonali agli amici dell’artista. Le eccezioni al bianco si fanno strada man mano nell’occhio del visitatore, che diventa così parte integrante dello spazio, subendo in prima persona le alterazioni apportate dalle opere.
E il primo seme di colore gettato nell’occhio germoglia poi in dose massiccia al primo piano, dove si susseguono in prospettiva altre nove opere più calde, tra cui l’omaggio a Josef Albers. L’arco di tempo complessivo delle opere va dal 1968 al 1995, dando un’idea attendibile di costanza e variazioni nella poetica di Flavin.

Stefano Castelli

Evento correlato
Nome eventoDan Flavin
Vernissage19/02/2019 ore 18
Duratadal 19/02/2019 al 28/06/2019
AutoreDan Flavin
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoCARDI GALLERY MILANO
IndirizzoCorso di Porta Nuova, 38 - Milano - Lombardia
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.