Mai più Fascismo: l’installazione di Fabrizio Dusi alla Fondazione Feltrinelli di Milano

Il progetto, comparso il 23 marzo e tenuto in vita per tre giorni, vuole essere un monito contro il Fascismo. Per non dimenticare

Mai più Fascismo: l’installazione di Fabrizio Dusi alla Fondazione Feltrinelli di Milano
Mai più Fascismo: l’installazione di Fabrizio Dusi alla Fondazione Feltrinelli di Milano

Mai più Fascismo è l’installazione luminosa comparsa sul fronte principale della Fondazione Feltrinelli in via Pasubio a Milano, la mattina di sabato 23 marzo, e tenuta in vita per tre giorni, fino al lunedì successivo.

MAI PIÙ FASCISMO DI FABRIZIO DUSI

Fabrizio Dusi (Sondrio, 1974), l’artista dei neon parlanti, ha pensato di esprimere così il monito contro i fascismi del mondo, celebrato dalla Fondazione, per non dimenticare il giorno in cui 100 anni fa il Fascismo veniva fondato, in piazza San Sepolcro a Milano. Le 14 lettere che compongono la frase sono state immaginate incasellate una ad una, nei vani delle finestre giganti dell’edificio in calcestruzzo e vetro di Herzog & De Meuron, in una sorta di quaderno urbano già pronto, con una riga ad ogni piano.

L’IDEA DELLA SCRITTA ALLA FELTRINELLI

Com’è nata l’idea? “Ero alla presentazione del libro di Antonio Scurati ‘M. Il figlio del Secolo’, la storia mi aveva colpito molto, non riuscivo a togliermela dalla testa. La sera stessa, tornato a casa, ho provato a metter giù l’immagine che avevo visto nella mia mente. Vedevo la scritta nei riquadri vetrati, esattamente come poi è stata realizzata, ho preso una foto dell’edificio e ne ho fatto un rendering per simulare l’effetto e controllarne le proporzioni. Il giorno dopo, spedita la proposta in bozza agli uffici della Fondazione, ricevevo approvazione immediata nel giro di pochi minuti. La cartolina distribuita durante l’evento di sabato è la stampa di quel rendering buttato giù nottetempo!”, spiega ad Artribune Fabrizio Dusi.

ALTRE INSTALLAZIONI DI FABRIZIO DUSI

Fabrizio non è nuovo a moniti d’impatto in difesa dei diritti umani. È suo il neon DON’T KILL, che buca la luce rossa alla finestra della Casa della Memoria in via Castilla, insieme a NOBODY CRIED NOBODY TALKED, e la citazione di Primo Levi disposta in alto lungo le pareti “Considerate se questo è un uomo. Che muore per un sì o per un no”. E poi ancora L’ODORE DELLA PAURA . Suo il neon LA MEMORIA RENDE LIBERI al Memoriale della Shoah del Binario 21 in stazione centrale a Milano. È singolare realizzare come ognuno per sé, recepisca l’effetto di quelle parole asciutte, taglienti come lame, scelte tra mille per andar dritto al cuore. Parole caustiche, che lasciano sconcerto, immagini di violenza, ma che per chissà quale psico-giro nella nostra mente, diventano rassicuranti, infondono pace, poesia intorno.

– Emilia Antonia De Vivo

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AutoreFabrizio Dusi
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Emilia Antonia De Vivo
Emilia Antonia De Vivo è architetto urbanista. Vive a Londra da quattro anni. Redattore freelance per domusweb, è autrice dei testi della "Domus London Architecture Guide 2011", Apps per IPhone e smartphones, distribuita da Editoriale Domus SpA. Per la Guida ha redatto personalmente i report fotografici sulle ottanta Architetture selezionate. A Londra collabora a progetti di ricerca presso la Kingston University e The Architecture Foundation. In Italia ha concluso due cicli triennali di docenza presso il Laboratorio di Urbanistica dell’Università degli Studi “Federico II” e ha svolto attività di ricerca e pianificazione urbanistica presso Comuni e pubbliche amministrazioni. Master, specializzazione, ricerca e visiting professor presso la UPC Universitat Polytècnica de Catalunya e la ETSAB Escuela Tecnica Superior de Arquitectura.