Tre mostre insolite in tre gallerie romane

Domenico Mangano & Marieke Van Rooy, Cuoghi Corsello e Davide Bramante. Sono questi i protagonisti delle tre mostre allestite a Roma rispettivamente negli ambienti di Magazzino, della galleria Anna Marra e della galleria T293.

Davide Bramante, My own Rave. Torino (Turin inside P.ta Susa), 2018
Davide Bramante, My own Rave. Torino (Turin inside P.ta Susa), 2018

In passato, nella carenza di musei d’arte contemporanea in Italia e a Roma in particolare, l’attesa e le aspettative del sistema dell’arte sulle nuove strutture erano alte, nella prospettiva di nuove sinergie fra istituzioni e privato. Oggi a Roma operano il Maxxi, il Macro e il Palazzo delle Esposizioni, cui si aggiungono diverse fondazioni. E naturalmente diverse gallerie private. Queste ultime hanno trovato sinergie fra loro e le varie istituzioni? In questo momento la situazione economica pesa come sempre sulle gallerie. E la differenza fra le numerose mostre che ogni museo può offrire con le piccole mostre nelle gallerie si fa sentire.  Alcuni si chiudono in zone sicure del mercato con mostre di nomi già storicizzati. Altri fanno mostre insolite.

DOMENICO MANGANO & MARIEKE VAN ROOY ‒ MAGAZZINO

La galleria ha una storia di mostre originali e di varie scoperte, come la Benassi, ed espone ora un progetto di Domenico Mangano & Marieke Van Rooy, presentati da Lorenzo Benedetti. La mostra When the Whistle Glares propone un lungo video e una serie di oggetti che hanno un’origine particolare. Il lavoro svolto dalla coppia parte dai Paesi Bassi poi si sposta a Curaçao, area ex olandese dei Caraibi. L’idea di “partecipazione” presente nel loro lavoro è qui applicata a un intervento in un’istituzione per le malattie mentali. Il video è composto di una serie di “interviste” ai malati di mente, documenti che cercano di esprimere il “punctum” in cui parte la “differenza”, la “perdita” in cui si sviluppa la disfunzione mentale. Il lavoro ha anche una fase di pratica manuale, quella delle ceramiche multiuso, secondo le teorie del lavoro creativo come cura. L’esperienza ha un’origine nelle pratiche di Arte-Terapia, pratiche diffuse negli Anni Sessanta, da cui nacquero le esperienze dello psicanalista Basaglia, i movimenti di “Animazione Culturale”, indagini sul vissuto culturale e psicologico in Europa e Usa. Gli oggetti prodotti durante la residenza sono di natura polimorfa, insieme colorati oggetti espressivi e strumenti musicali. Riappare così in queste esperienze un revival delle connessioni fra creatività e problemi mentali analizzate negli Anni Trenta dai Surrealisti e poi nell’Art Brut di Jean Dubuffet, riproponendo l’operare al di fuori delle norme estetiche convenzionali e focalizzando il ruolo dell’arte nell’equilibrio psicologico dell’individuo.

Domenico Mangano & Marieke Van Rooy, When the Whistle Glares, 2018, still da video. Courtesy Magazzino, Roma
Domenico Mangano & Marieke Van Rooy, When the Whistle Glares, 2018, still da video. Courtesy Magazzino, Roma

DAVIDE BRAMANTE – GALLERIA ANNA MARRA

Davide Bramante (Siracusa, 1970) alla Galleria Anna Marra presenta una ricerca sull’immagine fotografica come memoria visiva e dislocazione spaziale, sovrapponendo foto su pellicola analogica di diverse città e di differenti punti di vista delle città stesse. La memoria dei luoghi sfugge ai dati storici di appartenenza e si diffonde in un’unica immagine globale in cui le città, pur nella differenza, si linkano l’una all’altra creando un modello urbano che va dalla Russia all’Italia e dalla Germania all’America. Davide Bramante lavora da diversi anni su questi collage d’immagini prese da diverse città e comunicanti attraverso una continuità di azioni visive operate sulla foto tradizionale. Il mondo, diventato globale, diventa anche luogo di molteplici visioni, di “Città Invisibili”, come nei racconti di Italo Calvino, un’unica città senza più confini che rappresenta un’immagine interiorizzata della civiltà urbana e della sua crescita che si amplia all’infinito. Si direbbe intenta a ricoprire il mondo.

Cuoghi Corsello. Exhibition view at T293, Roma 2019
Cuoghi Corsello. Exhibition view at T293, Roma 2019

CUOGHI CORSELLO ‒ GALLERIA T293

La T293, bello spazio nel nuovo raggruppamento di gallerie romane di Trastevere, ospita una mostra di Cuoghi Corsello che ricapitola le malinconiche percezioni urbane tipiche del loro lavoro. Come una volta si parlava di una “Estetica del Loft”, oggi si può parlare di un’estetica del “Centro Occupato”. Il territorio urbano abbandonato è dagli Anni Settanta diventato una realtà di vita culturale “altra” e uno spazio a cavallo fra centro e periferia, che trova in quest’ultima un paesaggio, delle materie e delle suggestioni percettive. Idealmente il loro lavoro si collega a quello di Botto e Bruno a Torino e ad altri “fiancheggiatori” di una ritrovata centralità della periferia come humus. Sedie da riunioni sindacali si trasformano in uno scheletro di dinosauro, oggetti trovati raccontano storie (un pinocchio che naviga in un lettino da bambini) e vecchie moquette macchiate raccontano fiabe e fantasmi. Questa immedesimazione nella gioventù periferica e nel clochard che si costruisce la casa con i materiali più disparati sposta la percezione ai margini, fa tesoro degli oggetti più umili, invita a reinventare il paesaggio abbassando al minimo il volume estetico. Il Macro aveva mostrato i loro lavori anni fa, e questo ripropone le possibili alternative in rapporti complementari fra gallerie e musei. Rapporti che non sono molto sviluppati, restando le gallerie luogo dell’iniziativa privata e i musei di quella pubblica. Il mercato a Roma resta debole rispetto ad altre città e il dato più significativo è il raggrupparsi delle gallerie fra Pantheon e Trastevere, mentre l’area storica di Piazza del Popolo si è completamente desertificata. Le gallerie decentrate, anche se interessanti, pagano i costi delle grandi distanze e del terribile traffico romano. Si sente sempre più la necessità di concentrarsi e viene in mente l’ipotesi di Shanghai, dove studi e gallerie trovano spazio in grandi fabbriche abbandonate. Anni fa si era parlato in effetti dello spazio del Mattatoio in un dialogo possibile fra pubblico e privato. In mancanza di questo le gallerie raggruppate attorno al vecchio ghetto organizzano opening di gruppo. Funziona.

Lorenzo Taiuti

Evento correlato
Nome eventoDomenico Mangano & Marieke van Rooy - When the Whistle Glares
Vernissage29/01/2019 ore 19
Duratadal 29/01/2019 al 20/04/2019
AutoriDomenico Mangano, Marieke van Rooy
CuratoreLorenzo Benedetti
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoMAGAZZINO
IndirizzoVia Dei Prefetti 17 - Roma - Lazio
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Nome eventoCuoghi Corsello - MCCC
Vernissage15/02/2019 ore 18
Duratadal 15/02/2019 al 14/03/2019
AutoreCuoghi Corsello
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoT293
Indirizzovia Ripense 6 - Roma - Lazio
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Nome eventoDavide Bramante - Inedite e ideali
Vernissage24/01/2019 ore 18,30
Duratadal 24/01/2019 al 24/02/2019
AutoreDavide Bramante
Generifotografia, personale
Spazio espositivoGALLERIA ANNA MARRA
Indirizzovia Sant'angelo in Pescheria 32 00186 - Roma - Lazio
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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).