Sessantotto: una grande abbuffata. A Parma

CSAC, Parma ‒ fino al 1° settembre 2019. Tra i tanti eventi che hanno ricordato i 50 anni appena trascorsi dal 1968, lo CSAC di Parma propone una mostra sfaccettata che, attraverso i materiali dell’archivio, dà voce a una pluralità di aspetti tipici di quel periodo.

Archizoom Associati, Decoro “Dylan”, 1967, matita e pastello su carta applicata su cartoncino
Archizoom Associati, Decoro “Dylan”, 1967, matita e pastello su carta applicata su cartoncino

Una lunga timeline si srotola nella navata centrale dell’antica abbazia che ospita le raccolte e le mostre temporanee del CSAC di Parma: dal 1° gennaio al 31 dicembre del 1968, si ripercorre un anno cruciale per la storia della politica, della cultura, della società mondiali. E lo si ripercorre con il calendario degli eventi grandi e piccoli – fanno quasi tenerezza quelli accaduti a Parma, affiancati a momenti giganteschi ed epocali che ancora oggi permangono con forza nella memoria collettiva – riportati sui margini della linea del tempo, mentre al centro scorrono fotografie, riviste, oggetti di design – tra tutti, le proverbiali macchine da scrivere Olivetti o le radio Brionvega –, abiti ideati per palcoscenici teatrali e set cinematografici, sequenze fotografiche che documentano i fatti più significativi.
Il nucleo centrale della mostra si rivela quindi un efficace strumento che aiuta anche chi non l’ha vissuto a comprendere quel che è stato e quanto è stato il 1968: e infatti i tanti curatori che hanno contribuito al progetto hanno inteso “proporre una riflessione sul tempo e sul concetto di sincronia che un grande archivio, costituito da tracce di processi di ideazione, progettazione e realizzazione, è in grado di mettere in discussione”. Non uno sguardo univoco, quindi, ma “una serie di contraddizioni, confronti e nuove prospettive” scaturite dall’analisi del Sessantotto.

Publifoto Roma, Roma, 11 ottobre 1968, Dimostrazione comunista per il Messico (e Congo)
Publifoto Roma, Roma, 11 ottobre 1968, Dimostrazione comunista per il Messico (e Congo)

DALL’ARCHIVIO ALLE CAPPELLE LATERALI

Chi entra allo CSAC, tuttavia, deve necessariamente tener conto della natura delle raccolte che vi sono conservate (e da cui sono selezionati tutti i materiali della mostra): si tratta di un vero e proprio archivio, e le iniziative che vi vengono realizzate rispecchiano la finalità di documentazione che spesso comporta un livellamento delle opere proposte. È infatti assente la logica “del capolavoro”, e il singolo oggetto non va osservato nel dettaglio – impossibile peraltro soffermarsi su tutto quel che è esposto della mostra, sia per la quantità di materiali esposti sia perché molti progetti, fotografie, tavole di fumetti sono appesi in composizioni complesse e in alcuni casi troppo in alto per poter essere osservati con attenzione – ma come parte di un contesto.
Queste le caratteristiche degli approfondimenti allestiti nelle cappelle laterali della chiesa, dove si sviluppano temi come le trasformazioni urbane, i linguaggi e la politica, il modellare il corpo. E nelle sezioni di approfondimento emerge anche un’altra peculiarità dell’istituto, vale a dire il legame con l’università, che si traduce nell’esposizione e nell’accostamento di progetti, disegni, fotografie sorretti senza dubbio da solide ricerche scientifiche, ma che risultano difficilmente comprensibili dai visitatori che non hanno fatto parte del gruppo di intellettuali sessantottini o che non hanno dedicato ampi studi all’argomento.

Carrozzeria e custodia, macchina da scrivere portatile Valentine, plastica rossa e metallo
Carrozzeria e custodia, macchina da scrivere portatile Valentine, plastica rossa e metallo

TANTI PUNTI DI VISTA

Il risultato è la sensazione di un’abbuffata intellettuale eccessiva (e in alcuni punti un poco indigesta), in parte probabilmente voluta dallo stesso gruppo di ricerca, per il quale il 1968 non può essere messo a fuoco osservandone solo un aspetto, ma lo sguardo si deve ampliare per comprendere un sistema in rapidissima trasformazione, che ha incluso “idee, utopie, opere, progetti” appartenenti agli ambiti più disparati e comunicati con linguaggi differenti. Il tutto condensato nei leggendari 365 giorni.

Marta Santacatterina

Evento correlato
Nome evento1968. Un Anno
Vernissage20/10/2018 ore 11
Duratadal 20/10/2018 al 04/08/2019
Generedocumentaria
Spazio espositivoCSAC - CENTRO STUDI E ARCHIVIO DELLA COMUNICAZIONE
IndirizzoStrada Viazza di Paradigna, 1 Abbazia di Valserena - Parma - Emilia-Romagna
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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.