I vincitori del Freelands Award, premio per centri d’arte e artiste donne midcareer britanniche

Vince il Premio di Elisabeth Murdoch la coppia formata da Spike Island, centro internazionale di arte e design di Bristol, e dall’artista Veronica Ryan. Nell’incendio del Momart del 2004 erano andate distrutte delle sue opere

Vanessa Boni, Veronica Ryan, Robert Leckie, Elisa Kay and Melanie Cassoff at Spike Island. Credit Jeff Moore. courtesy KTWLONDON
Vanessa Boni, Veronica Ryan, Robert Leckie, Elisa Kay and Melanie Cassoff at Spike Island. Credit Jeff Moore. courtesy KTWLONDON

La Fondazione Freelands ha assegnato il suo premio annuale a Spike Island: il centro internazionale di arte e design con sede vicino al porto di Bristol è già al lavoro per presentare un’ambiziosa personale con nuove opere di Veronica Ryan nell’autunno 2020, oltre a produrre una monografia della scultrice britannica, nata nelle Indie occidentali, ma emigrata in Inghilterra all’età di 2 anni. Il Freelands Award, del valore di 100mila sterline e giunto alla sua terza edizione, è stato istituito due anni fa da Elisabeth Murdoch, filantropa e trustee della Tate che ha dato avvio alla fondazione nel 2015. Lo scopo del premio è quello di consentire a importanti centri d’arte del Regno Unito di produrre una grande mostra personale, tra cui nuovi lavori, di un’artista britannica donna arrivata a metà carriera, che riceverà anche 25mila sterline: due categorie, donna e midcareer, che non hanno ancora adeguato supporto nel mondo dell’arte.

I VINCITORI

La Fondazione e io siamo entusiasti di lavorare con Spike Island in una mostra così importante sul lavoro multidisciplinare di Veronica Ryan”, ha dichiarato Elisabeth Murdoch che, oltre ad essere la figlia di Rupert, patron di Sky, proprietario di My Space, del Wall Street Journal e di molto altro, è lei stessa imprenditrice nel mondo dei media, fondatrice della Tv inglese Shine Group. “La giuria era d’accordo sul fatto che l’organizzazione e l’artista fossero una coppia eccellente. Il progetto comprenderà non solo la mostra, ma una monografia completa e una residenza negli studi di Spike Island, consentendo a un vasto pubblico di comprendere meglio il modo in cui i lavori storici di Ryan si collegano a nuove commissioni quasi tre decenni dopo”. Il nucleo della mostra sarà, infatti, un dialogo tra opere nuove e i primi lavori, quelli ricostruiti dopo la loro distruzione avvenuta durante l’incendio del 2004 nei magazzini della Momart, la società che si occupa della movimentazione e dello stoccaggio di alcune delle più importanti collezioni pubbliche e private inglesi (tra cui Tate e National Gallery). “È entusiasmante poter ristabilire un dialogo con un sacco di lavoro distrutto nel Momart Fire”, ha raccontato ad Artribune Veronica Ryan, abituata a lavorare sulle esperienze collettive e le categorie di casa, memoria e perdita, principalmente con la scultura, ma integrandola con una gamma di media e componenti diversi. “Il tutto facendo dei collegamenti e riformulando delle nuove conversazioni, per colmare il divario tra gli anni ’80 e ’90 fino ad oggi”.

Veronica Ryan at Spike Island. Credit Jeff Moore. courtesy KTWLONDON
Veronica Ryan at Spike Island. Credit Jeff Moore. courtesy KTWLONDON

IL PREMIO

Il Freelands Award ha supportato nelle passate due edizioni l’artista di Glasgow Jacqueline Donachie, con una mostra alla Fruitmarket Gallery e la regista Lis Rhodes, con una personale in programma dal 25 maggio al 25 agosto 2019 al Nottingham Contemporary. Le organizzazioni in lizza per il premio di quest’anno sono state il Baltic Centre for Contemporary Art di Gateshead, il Dundee Contemporary Arts di Dundee, il Kettle’s Yard di Cambridge, il Metropolitan Arts Centre di Belfast, lo Yorkshire Sculpture Park di Wakefield. Una rosa di prestigiosi centri d’arte britannici da cui è stato poi selezionato il vincitore Spike Island dalla giuria composta da Elisabeth Murdoch (presidente); Martin Clark, direttore del Camden Arts Center; Susan Hiller, artista; Jenni Lomax, curatrice ed ex direttrice del Camden Arts Center; e Beatrix Ruf, curatrice ed ex direttrice dello Stedelijk Museum di Amsterdam.

– Claudia Giraud

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è responsabile dell'area Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica musicale "Art Music". E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).

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