Una nuova mostra americana per Luca Pancrazzi: da Totah a New York. Le immagini

Un nuovo appuntamento espositivo all’estero per Luca Pancrazzi, che da Totah a New York espone una selezione di opere recenti – alcune nate per l’occasione – legate alla pittura, linguaggio a cui si sta dedicando con sempre maggiore intensità, con alcune specifiche varianti.

Big Bang Gang Bang, galleria Totah, New York, vista dell’installazione, da sinistra verso destra: Big Bang Gang Bang, China soffiata a bocca su carta, 39 pezzi, ciascuno cm. 32x24. Fuori Registro (the mountain), 2018, acrilico su tela, cm. 150x200. Fuori Registro (Tra il lusco e il brusco 1), 2018, acrilico su tela, cm. 55,5x55,5. Fuori Registro (Tra il lusco e il brusco 2), 2018, acrilico su tela, cm. 55,5x55,5. Fuori Registro (Tra il lusco e il brusco 3), 2018, acrilico su tela, cm. 55,5x55,5. Fotografie di Alex Yudzon
Big Bang Gang Bang, galleria Totah, New York, vista dell’installazione, da sinistra verso destra: Big Bang Gang Bang, China soffiata a bocca su carta, 39 pezzi, ciascuno cm. 32x24. Fuori Registro (the mountain), 2018, acrilico su tela, cm. 150x200. Fuori Registro (Tra il lusco e il brusco 1), 2018, acrilico su tela, cm. 55,5x55,5. Fuori Registro (Tra il lusco e il brusco 2), 2018, acrilico su tela, cm. 55,5x55,5. Fuori Registro (Tra il lusco e il brusco 3), 2018, acrilico su tela, cm. 55,5x55,5. Fotografie di Alex Yudzon

Facciamo un passo indietro e raccontiamo la genesi delle opere in mostra da Totah a New York. È lo stesso artista a narrarci che “David Totah sta realizzando un progetto di residenze d’artista a nord di New York in un posto molto selvaggio dentro una riserva indiana. Vuole ospitare artisti, consentire loro di dialogare con il paesaggio di quell’area”. Sono nati così alcuni sopralluoghi di Pancrazzi  (Firenze, 1961) in questa tenuta, documentati da una lunga serie di immagini fotografiche – chi lo segue su Instagram, sa che Luca è un osservatore, sia del paesaggio metropolitano della città in cui vive, Milano, che dei paesaggi naturali della sua Toscana – che l’artista ha utilizzato come punto di partenza per i dipinti di vario formato esposti in questa mostra americana.

LA CITTÀ E IL VIAGGIO

Questo gruppo di lavori è accomunato da un legame con la città e il viaggio, la metropoli e la natura, in un costante dualismo dicotomico che unisce non tanto visioni, ma forme, in cui il segno grafico che costituisce i profili delle architetture o dei brani naturali talvolta quasi si astrae. Persiste, quindi, nella ricerca di Luca Pancrazzi, un discorso sulla pittura e nella pittura, che è il legame che lo unisce anche alle esperienze precedenti, anche quando ha virato verso la multimedialità e la tecnologia. Nelle lunghe giornate di lavoro nel suo studio milanese – chi l’ha frequentato sa che è un luogo attivo, di lavoro costante e solitario, che al piano di sopra, nello Spazio Cosmo, ospita anche installazioni e performance di artisti amici (attualmente è in corso la personale di Concetta Modica) – ha lavorato anche agli smalti su stampa digitale con inserti reticolari, che sono la vera novità del suo percorso. Sono delle gabbie, piccole, che condensano brandelli di immagini, sovrapposizioni cromatiche, sempre su quei toni dei neri e dei grigi che costellano la sua personale geografia dei luoghi. Sono luoghi reali ma che poi perdono la loro connotazione propriamente geografica per divenire simboli di differenti spazialità.

NEW YORK, NEW YORK

Per Pancrazzi questa mostra americana è un nuovo ritorno in città: “Qui ritrovo sempre energia e fluidità che viene dal basso, ma naturalmente non è la New York che ho conosciuto durante le mie prime trasferte, tra il 1985 e il 1986. Quel che fa bene a quella città è l’energia delle strade, grazie agli artisti e non alle istituzioni”, racconta. Erano gli anni in cui lavorava come assistente di Alighiero Boetti a Roma, ma collaborava anche con lo studio della grafica di Sol LeWitt proprio a New York. E la mostra da Totah è l’occasione per chiedergli come vede la situazione dell’arte contemporanea italiana da un osservatorio esterno, l’altra sponda dell’Oceano. E ci risponde, serafico, “Che non c’è bisogno di andare a New York per comprenderla, basterebbe andare a Chiasso per capire che da noi mancano le figure di riferimento per l’arte e per gli artisti”.

– Lorenzo Madaro

 

New York// fino al 20 dicembre 2018
Luca Pancrazzi – Big Bang Gang Bang
davidtotah.com

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AutoreLuca Pancrazzi
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Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di belle arti di Catania. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e di “Robinson”, settimanale culturale del quotidiano Repubblica; collabora anche con Arte Mondadori, Artribune, Espoarte, Atp Diary e altre riviste ed è consulente del Polo biblio-museale di Lecce per attività curatoriali e di comunicazione. Nel 2021 è stato membro della commissione di selezione del Premio Termoli, insieme a Giacinto Di Pietrantonio, Alberto Garutti e Paola Ugolini, a cura di Laura Cherubini; e nello stesso anno Advisor del Premio Oliviero curato da Stefano Raimondi. Nel 2020 è stato tra gli autori ospiti del Festival della letteratura di Mantova, con un intervento incentrato su alcune lettere inedite di Germano Celant dedicate a due artisti italiani degli anni Sessanta, Umberto Bignardi e Concetto Pozzati. Tra le mostre recenti curate o coordinate, Gianni Berengo Gardin. Vera fotografia (Castello, Otranto 2020); Umberto Bignardi. Sperimentazioni visuali a Roma (1963-1967) (Galleria Bianconi, Milano 2020); Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro (Galleria Fabbri, Milano, 2019); ‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana (Castello di Otranto, 2018); To Keep At Bay (Galleria Bianconi, Milano 2018); Spazi igroscopici (Galleria Bianconi, Milano 2017); Mario Schifano e la Pop Art italiana (Castello Carlo V, Lecce, 2017); Edoardo De Candia Amo Odio Oro (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); Natalino Tondo Spazio N Dimensionale (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); Andy Warhol e Maria Mulas (Castello Carlo V, Lecce 2016), Principi di aderenza (Castello Silvestri, Calcio - Bergamo 2016), Leandro unico primitivo (promossa dal Mibact in diversi musei pugliesi, 2016); Spazi. Il multiverso degli spazi indipendenti in Italia (Fabbrica del Vapore, Milano 2015). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce. Ha pubblicato diversi cataloghi, saggi e contributi critici su artisti del Novecento e della stretta contemporaneità e insegnato Storia dell’arte contemporanea, Fenomenologia delle arti contemporanee e Storia e metodologia della critica d’arte all’Accademia di Belle Arti di Lecce.