Ernesto Neto porta la “foresta amazzonica” nel cuore della stazione di Zurigo. Le immagini

Tra i maggiori artisti brasiliani contemporanei, Ernesto Neto è stato invitato dalla Fondation Beyeler a creare un’installazione per la stazione centrale di Zurigo. Le immagini

Ernesto Neto, GaiaMotherTree, Stazione di Zurigo
Ernesto Neto, GaiaMotherTree, Stazione di Zurigo

Due paesi profondamente diversi per storia, per cultura e per modi di vivere. Eppure mai così vicini grazie alla monumentale installazione di Ernesto Neto (1964, Rio de Janeiro) che la Fondation Beyeler presenta fino al 29 luglio nella stazione centrale di Zurigo. Non una “semplice” scultura, ma un’opera immersiva con una fortissima componente di interazione e, al tempo stesso, come spesso avviene nel lavoro di Neto, di spiritualità e meditazione.

L’OPERA

GaiaMotherTree, questo il titolo del lavoro realizzato dall’artista brasiliano, è il progetto di arte pubblica più grande e più impegnativo della Fondation Beyeler. Ci sono voluti oltre quattro anni per realizzare l’installazione alta più di 20 metri. La scultura ricorda un albero costituito però da nastri di stoffa colorati intrecciati a mano secondo l’antica tecnica dell’uncinetto con le dita e infine annodati a formare una gigantesca scultura trasparente. Un lavoro certosino che ha impiegato per settimane 27 persone che hanno accompagnato l’artista. A fare da contrappeso alla leggerezza dei nastri, alcuni sacchi contenenti centinaia di chili di spezie profumate come curcuma, cumino e pepe nero. Un lavoro che risente del neoconcretismo brasiliano degli anni Sessanta, ma anche dell’arte povera, soprattutto per l’utilizzo dei materiali. In concomitanza con l’installazione alla stazione di Zurigo, la Fondation Beyeler ospita a Basilea una mostra che presenta una selezione di sculture di Neto degli anni Ottanta e Novanta. Nel parco del museo è collocata l’opera Altar for a plant del 2017.

SPIRITUALITÀ E CONDIVISIONE

L’aspetto forse più interessante di GaiaMotherTree è l’interazione con l’opera che diventa un elemento da “vivere”. È un’idea della natura che presenta una forte componente spirituale legata ai riti e alla cultura delle popolazioni che vivono in Amazzonia. Ai piedi dell’albero è stato creato un grande spazio con sedute disposte in cerchio per permettere ai visitatori di sostare. Un programma di eventi per grandi e piccoli con musica, meditazioni, workshop, riflessioni sull’opera e conferenze si svolgerà proprio nello spazio che circonda la scultura. Come avviene sempre nel lavoro di Neto, le opere possono essere toccate, percorse o attraversate. Il fruitore è stimolato a concentrarsi sulla propria percezione e a interagire con l’ambiente circostante e con l’opera stessa. GaiaMotherTree si muove tra spiritualità, condivisione, umanesimo ed ecologia che sono poi gli aspetti salienti della ricerca di Neto.

LA SACRALITÀ DELLA NATURA SECONDO NETO

Ernesto Neto è considerato uno dei maggiori artisti contemporanei del Brasile. Dal 2013 l’artista ha scelto di vivere a stretto contatto con gli Huni Kuin, una popolazione indigena della foresta amazzonica brasiliana che vive quasi al confine con il Perù. La cultura e le tradizioni, l’artigianato, l’estetica, i valori e, soprattutto, il legame spirituale di queste persone con la natura hanno cambiato profondamente la ricerca di Neto diventandone parte integrante. Temi come il rapporto tra uomo e natura, la sostenibilità o la tutela ambientale sono diventati cruciali nel lavoro dell’artista.

– Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.