La nemesi della polvere. Alessandro Biggio a Cagliari

CARTEC Cava Arte Contemporanea, Cagliari – fino al 13 maggio 2018. Polvere siamo e polvere ritorneremo. Ma cosa succede quando gli artisti contemporanei mettono mano alla polvere, o, in altri casi, alla cenere? “Sénne”, personale di Alessandro Biggio, ospitata in un’antica cava-galleria nel cuore di Cagliari, interroga la polimorfia della materia al suo stadio apparentemente ultimo. Prima di un’eterna, quanto inedita, ciclicità di artefatto e forma naturale.

Alessandro Biggio, Sculture, 2018. CarteC Cava Arte Contemporanea, Cagliari. Courtesy Musei Civici di Cagliari
Alessandro Biggio, Sculture, 2018. CarteC Cava Arte Contemporanea, Cagliari. Courtesy Musei Civici di Cagliari

Sénne, in tabarchino, variante del dialetto ligure, parlato sull’isola sarda di Sant’Antioco, a Calasetta, significa cenere. L’ultimo progetto di Alessandro Biggio (Cagliari, 1974) rende omaggio proprio alla cenere prodotta su quest’isola nell’isola, sulla costa sud-occidentale della Sardegna. Qui i venti modellano uno dei promontori sardi più esposti alle correnti di mare e cielo, oltre che alle vicissitudini terrene: siamo ai margini del Sulcis-Iglesiente, provincia segnata da paesaggi mozzafiato, fabbriche dal futuro incerto, industrie belliche e record regionali e nazionali per disoccupazione e spopolamento. Ma per quanto riguarda la produzione creativa, la storia cambia: come quella dell’artista cagliaritano, che, come altri colleghi locali ed extraisolani, a Calasetta torna per lavorare.

PER UN PUGNO DI CENERE

Negli spazi cagliaritani densi di storia del CARTEC, oggi spazio espositivo, antica cava da cui proviene la pietra utilizzata per costruire Castello, l’opulenta acropoli di pietra della città, si incontrano sculture di cenere, foglie e acqua: monoliti fragili, dati per contatto con mani e superficie da lavoro, infine induriti dal sole e dal vento. Un impasto apparentemente semplice, ma che richiede tempo e saper fare per essere composto e modellato: l’artista ricorda che, per produrre un pugno di cenere, è necessario “più di mezzo quintale di legna, scegliendo quella giustamente stagionata”. Ossi di polvere, ora protetti dal ventre della montagna, un tempo rifugio antiaereo durante il secondo conflitto mondiale quando, bombardato a tappeto, il tessuto urbano di Cagliari venne distrutto all’80%.

Alessandro Biggio, Serie di nove sculture, dettaglio, 2018. CarteC Cava Arte Contemporanea, Cagliari. Courtesy Musei Civici di Cagliari
Alessandro Biggio, Serie di nove sculture, dettaglio, 2018. CarteC Cava Arte Contemporanea, Cagliari. Courtesy Musei Civici di Cagliari

PIANTE IN FASCE

Le assenze e le presenze di vita e di morte, di pieno e di vuoto si intuiscono, nella grotta-galleria, soprattutto in un ambiente, la Sala della grotta: spazio appena modellato dall’uomo, alto un paio di metri e circondato da sedute lungo il perimetro, un uditorio senza oratori, né pubblico. Qui l’artista espone un’installazione con foglie di palma, di poco sottratte alla combustione. Sono scheletri simmetrici sospesi a mezz’aria, leggeri eppure incommensurabilmente grevi, che misurano lo spazio come metri-modello, alianti senza corpo centrale: “non più atte a volare, ma soltanto piume che battono l’aria”, ricorda Efisio Carbone, in catalogo, citando Thomas Stearns Eliot.
La terza sala, detta della Volta, è dedicata alle tracce delle sculture in cenere, ancora umide, che segnano la carta come materia organica ancora palpitante; come le descrive Carbone, “monotipi simili a radiografie che indagano il non visibile”. La quadratura del cerchio è infine data da tre sculture: le stesse foglie di palma che fendevano l’aria, ora annodate con garze di cotone e cenere, strette e protette, eppure non del tutto inoffensive. Sono il ricordo di ciò che era, un avvertimento di ciò che sarà. Come osserva Paola Mura, direttrice dei Musei Civici di Cagliari e curatrice della mostra, le opere sono così costituite anche “per comprendere in un’opera d’arte totale lo spazio, in un’adesione quasi viscerale ai limiti imposti”.
Sfidando un’architettura complessa e i limiti fisici precari delle opere stesse, come la consistenza quasi impalpabile delle sculture in cenere. Una scommessa per dare voce a opere e spazio espositivo, quella di Biggio, efficacemente, momentaneamente, vinta.

Elio Ticca

Evento correlato
Nome eventoAlessandro Biggio - Sénne
Vernissage16/03/2018 ore 18
Duratadal 16/03/2018 al 13/05/2018
AutoreAlessandro Biggio
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoCARTEC – CAVA ARTE CONTEMPORANEA
Indirizzolargo Giuseppe Dessì - Cagliari - Sardegna
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Elio Ticca
Nato a Nuoro nel 1988, si laurea allo IUAV di Venezia in arti visive e dello spettacolo. È in partenza per il Regno Unito per approfondire i propri studi in storia dell'arte alla University of Leeds, attratto dalle connessioni fra l'arte di ogni tempo, i gender studies, gli studi warburghiani, le scienze umane e le discipline umanistiche contemporanee. Cerca un proprio Gesamtkunstwerk personale sulla tela, attraverso l'obiettivo della videocamera, con un violino, attardandosi nella città nel tentativo di lasciarla. Spinto dalla passione verso (vecchie) nuove forme estetiche, necessarie allo sviluppo umano, collabora con Artribune dal 2013.

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