Prospettive diverse. Carlo Alfano a Rovereto

Mart, Rovereto – fino al 18 marzo 2018. Al confine tra arte e filosofia, un’indagine sul linguaggio dell’arte. Percezioni e prospettive nuove ridefiniscono i limiti del mondo, soggettivo e frammentato, attraverso le opere di Carlo Alfano.

Carlo Alfano. Soggetto spazio soggetto. Installation view at Mart, Rovereto 2017. Photo Mart, Bianca Lampariello
Carlo Alfano. Soggetto spazio soggetto. Installation view at Mart, Rovereto 2017. Photo Mart, Bianca Lampariello

Mentre il Mart festeggia i 15 anni dalla sua inaugurazione, continua la mostra monografica dedicata all’artista napoletano Carlo Alfano (Napoli, 1932-1990). Lo stretto rapporto con il Museo Madre di Napoli e l’Archivio Alfano ha permesso di esporre grandi opere e di rileggere il lavoro dell’artista alla luce degli innumerevoli spunti filosofici che illuminano la sua carriera. La mostra porta avanti una riflessione sulla messa in scena e sulla scatola prospettica scaturita dall’incontro con due importanti pensatori del ‘900: Michel Foucault e Ludwig Wittgenstein. Carlo Alfano vive nella Napoli di Lucio Amelio e dello Studio Morra, è un artista imbevuto di filosofia e, come molti nella città partenopea, predilige i filosofi ai critici.

IL SOGGETTO COME LIMITE

E la filosofa è proprio la chiave di lettura di un percorso poliedrico che passa attraverso diverse fasi, ma che sembra mantenere il suo punto focale nella riconsiderazione del soggetto come limite. Il soggetto non è più qualcosa di separato dal mondo, ma, nella percezione ordinaria che abbiamo della realtà, rappresenta semmai il limite, il confine che definisce la nostra conoscenza. Anche Michel Foucault, con Les Mots et les Choses, poneva termine al rapporto di somiglianza tra parole e cose, e quindi a una cultura intesa come rappresentazione del mondo. Con la fine del dualismo soggetto/oggetto, dunque, secondo Wittgenstein il campo visivo giunge a comprendere, nella sua percezione del mondo, anche l’occhio che guarda. Questo concetto pervade buona parte del lavoro di Alfano, incentrato sulla percezione e sulla messa in scena.
Nella serie Distanze, citando l’elemento dello specchio di Las Meninas a cui fa riferimento Foucault, accoglie colui che guarda all’interno dell’opera. Si tratta di prospettive che non riescono più a dare ordine al mondo, ma aprono e dischiudono dubbi e riflessioni introducendo l’aspetto soggettivo e frammentato dell’epoca moderna. Non è altro che un “mio mondo” che coincide con la percezione che posso avere di esso.
Anche in Tipo e Strutture ritmiche e Tempi prospettici, in cui Alfano si avvicina alle sperimentazioni dell’arte cinetica, l’occhio che guarda diviene parte attiva dell’opera poiché la percezione di essa muta a seconda del punto di vista assunto dallo spettatore dietro cilindri di plexiglas montati su tavole rivestite di un pattern segnico.

Carlo Alfano e un’opera della serie “Frammenti di un autoritratto anonimo”, 1972. Photo Luciano d'Alessandro. Courtesy Archivio Alfano
Carlo Alfano e un’opera della serie “Frammenti di un autoritratto anonimo”, 1972. Photo Luciano d’Alessandro. Courtesy Archivio Alfano

IL LINGUAGGIO DELL’ARTE

Nella celebre Stanza per voci, invece, l’interesse verso la prospettiva e la percezione si fa opera ambientale e sonora. Un doppio telaio d’alluminio, tra cui è invitato a passare lo spettatore, rappresenta il simulacro del quadro. È ancora un’interrogazione sulla grammatica dell’arte, un portare alla luce i suoi meccanismi e i suoi strumenti. Alla tela è sostituita una bobina di nastro magnetico che, scorrendo in loop, fa risuonare frammenti di discorsi.
Ancora nei Frammenti di un Autoritratto Anonimo il tema della parola e del linguaggio ritorna. È il momento in cui l’arte si fa più vicina alla filosofia e la ricerca di Alfano si spinge verso l’arte concettuale.
Il soggetto unitario tramonta del tutto nell’io diviso delle tele dedicate al tema del doppio. Eco-Discesa è un uomo diviso a metà dalla tela tagliata in due e ricucita. Un vero e proprio manifesto della disgregazione del soggetto unico pensante.

Antonella Palladino

Evento correlato
Nome eventoCarlo Alfano - Soggetto spazio soggetto
Vernissage05/11/2017
Duratadal 05/11/2017 al 18/03/2018
AutoreCarlo Alfano
CuratoriGianfranco Maraniello, Denis Isaia
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoMART MUSEO D'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DI TRENTO E ROVERETO
IndirizzoCorso Angelo Bettini 43 - Rovereto - Trentino-Alto Adige
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Antonella Palladino
Dopo la laurea in Conservazione dei beni culturali, negli anni napoletani svolge degli stage presso la Fondazione Morra e il Pan, collabora poi come assistente con la galleria Umberto Di Marino. Fondamentale si rivela essere l’esperienza presso l’ufficio comunicazione del Mart di Rovereto. È assistente di Filippo Tattoni-Marcozzi per un breve e felice periodo. Si trasferisce in Trentino Alto-Adige e inizia l’attività di critico scrivendo per diverse riviste tra cui Artribune e Juliet Art Magazine. Cura delle mostre per la galleria Paolo Erbetta, Stop Motion di Alessio Rota e Noisy di Gianluca Capozzi. A Benevento presenta Lichtkammer dell’altoatesino Harry Thaler. Per ora lascia il Trentino e inizia una nuova avventura.