Il diario di Mariagrazia Pontorno in viaggio su una nave cargo per il progetto Everything I Know

La prima tappa, in esclusiva su Artribune, del viaggio che Mariagrazia Pontorno sta compiendo su una nave cargo verso il Brasile. Il progetto si chiama Everything I know ed è a cura di Elena Giulia Abbiatici e Silviana Vassallo con il sostegno di Ines Musumeci Greco.

Mariagrazia Pontorno Everything I Know – porto di Anversa
Mariagrazia Pontorno Everything I Know – porto di Anversa

Si chiama Everything I know e omaggia il viaggio di Leopoldina d’Austria, amante delle scienze, verso il Brasile, il progetto di Mariagrazia Pontorno, già raccontato da Artribune, a cura di Elena Giulia Abbiatici e Silviana Vassallo con il sostegno di Ines Musumeci Greco. L’artista sta viaggiando, idealmente, in compagnia di artisti ed intellettuali su una nave cargo che la porterà in Sud America. C’è inoltre un sito web che racconta il percorso ed anche un diario di bordo per documentare l’impresa, che culminerà in mostre, talk, dibattiti a Rio de Janeiro. Artribune pubblica in esclusiva il diario di questo viaggio. “Questo viaggio” scrive l’artista, “lo avevo già fatto nella mia mente, e adesso che la nave sta per salpare sono curiosa di capire se quello che ho immaginato esiste davvero, ma soprattutto di scoprire ciò che la fantasia non è in grado di costruire: la realtà.

1. 27 DICEMBRE 2017: L’ARRIVO A BRUXELLES

Mariagrazia Pontorno Everything I Know – allestimento cabina, disegno di Paolo Cardoni

Atterrata a Bruxelles arrivo alla stazione centrale di Antwerp (Anversa) che somiglia ad una cattedrale, con vetrate e persino capitelli corinzi verniciati di rosso, tenuti insieme da bulloni. L’hotel si trova esattamente di fronte, e dalle grandi finestre si vedono i passeggeri muoversi tra i binari come fossero navate.

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La sera un tassista gentile ci accompagna all’ufficio immigrazione per le procedure di visto.  Anversa non è una città portuale, bensì un porto che contiene una cittadina. La vera metropoli è la serie di capannoni industriali che si estende sino all’orizzonte, e lo skyline di questo straniante  non-luogo è la quantità impensabile di container che colora il paesaggio e ne determina le altezze. Vista dall’alto la città delle merci  è forma e contenuto della nostra civiltà. Ad Anversa, mi diceva solo la sera prima Stefano Di Battista, ti rendi conto di essere sul pianeta terra, e adesso capisco perché.

2. 28 DICEMBRE 2017: LA PARTENZA SULLA NAVE CARGO

Mariagrazia Pontorno Everything I Know – allestimento cabina, Bianco- Valente, Linea di costa, backstage

Lo stesso tassista del giorno precedente ci accompagna al porto. La partenza è fissata per le 15. La nave cargo è ormeggiata e sta effettuando le manovre di carico e scarico.  Al livello zero ci accoglie il comandante e subito dopo un ufficiale ci indica la cabina.  La zona coperta si trova al ponte 12, l’unico destinato all’equipaggio, il resto dello spazio, immenso, è appannaggio delle merci. Tonnellate di beni di consumo stipate in 214 metri lineari che si sviluppano per 12 piani su 35 m di altezza.  La smaterializzazione della realtà ha a che fare solo con le relazioni umane, l’accesso alla conoscenza, le emozioni e i sentimenti, tutte cose già intangibili. Ma il mondo è concreto, e qui lo tocchi con mano.

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Alfredo, il mess boy addetto ai passeggeri, suggerisce di iniziare subito la familiarizzazione, cioè conoscere gli spazi, il personale, gli orari e le regole della nave. Il corridoio di coperta all’inizio appare come un labirinto, pieno di diramazioni e porte tutte uguali, e il mio primo pensiero è che non imparerò mai ad orientarmi.

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I pasti vengono serviti ad orari nordici, ore 7.30 la colazione, ore 12.00, il pranzo, ore 18 la cena, il cuoco Sebastiano però è di Siracusa (ma vive a Pozzallo). La nave è dotata di una sala da pranzo, uno spazio comune con grande schermo, divani, tavoli e giochi di società, e la possibilità di accedere all’esterno, sul ponte di coperta.  C’è pure una lavanderia con lavatrice e asciugatrice per i passeggeri, e una palestra.

La cabina è piccola e spartana, con due letti a castello e bagno privato, però c’è tutto il necessario. I mobili hanno degli accorgimenti utili alla navigazione, per esempio sono dotati di serrature per evitare che il movimento li apra e i cassetti hanno delle rientranze che permette di aprirli con un dito. Non ci sono spigoli.

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Il comandante ascolta con curiosità il progetto e mi fa delle domande su Leopoldina d’Asburgo e sul nesso con l’arte contemporanea. Mi parla del Brasile e dell’attuale situazione economica, sulla scrivania ha la foto della figlia di cinque anni, la vede ogni quattro mesi circa, per due mesi consecutivi. La vita di bordo richiede molta pazienza, nulla è mai certo, la navigazione è legata a tante variabili, e non tutte dipendenti dall’uomo. Il mare è soggetto alla volontà del cielo, in senso meteorologico: sono i venti a dettarne la forza e quindi la percorribilità. Per esempio la partenza è già slittata alle 23.00.

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La sala da pranzo ha diversi oblò che la rendono accogliente e luminosa. Ci sono tre tavoli, uno per gli ufficiali e due per i passeggeri. Al nostro tavolo c’è una coppia di pensionati belgi in ottima forma, si sono imbarcati già ieri insieme alla loro jeep, che una volta a Montevideo servirà per girare il Sud America. Parlano italiano e tante altre lingue, hanno vissuto per diversi anni a Roma e Cagliari (dove è nato loro figlio) e in Messico. Ad aprile rientreranno in aereo giusto qualche settimana per assistere alla nascita del primo nipotino,  e nel frattempo la jeep li aspetterà forse in Argentina o in Brasile.

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La tavola è ben apparecchiata, tutto molto semplice ma confortevole. C’è una posata per ogni portata, e a giudicare dal numero di forchette e coltelli capisco che dovrò usare spesso la palestra. Durante il pranzo scopriamo cha la nave ha accumulato ulteriore ritardo e partiremo alle 3 del mattino.

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Elena seguirà il viaggio da Roma pubblicando ogni giorno dei post dedicati ai singoli contributi dell’equipaggio virtuale sulla pagina FB del progetto, creando delle relazioni tra i vari contenuti. Avrò la connessione internet solo in prossimità dei porti, mentre in mare aperto navigherò solo sul cargo. Sull’acqua sarò analogica e a terra digitale.

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Prima ancora di disfare le valigie bisogna allestire la cabina, con Silvana ragioniamo sullo spazio, come fossimo in galleria. Decido di mettere sulla scrivania la foto di Bianco Valente, che riceverà luce pure dal neon incassato nel mobile. Poi apro il “pacco regalo di viaggio” datomi da Paola Massardi e Andrea Di Salvo, contiene dei titoli meravigliosi pubblicati nella collana Habitus di Derive e Approdi, diretta dallo stesso Andrea, e anche dei fiori essiccati, pensiero di Paola per me direttamente dalla sua infanzia. La carta del pacco ha anche la funzione di poster: è un collage di immagini di viaggiatori e specie vegetali, tra cui Giuseppe Raddi, che nel 1817 accompagnò Leopoldina, e stavolta si imbarcherà con me. È poi il momento delle tavole di Paolo Cardoni, allestite sul comodino, con Sasà a bordo della nave Everything I Know, intento a leggere decine di libri e guardare l’orizzonte,  mentre la nave attraversa l’oceano. Anche i libri sono parte dei contributi, quelli di Timothy Morton per esempio li leggerò secondo un cronoprogramma stabilito da Elena Giulia Rossi. Sistemo infine il Cedro dei Cieli sulla porta, sicura che viaggerà appena sopra il ponte di comando, guidandoci a fianco dei gabbiani che Silvia Bordini ha incaricato di scortarmi.

3. 29 DICEMBRE 2017: IL DIARIO PER LA MOLESKINE FOUNDATION

Mariagrazia Pontorno Everything I Know – pastelli per il diario di bordo Moleskine Foundation

Mi sono svegliata alle 9.30 e saltato la colazione perché ieri notte ho preso sonno quasi alle 3, aspettando che la nave partisse. L’organizzazione del tempo a bordo cambia molto in base al momento della giornata. La prima parte è scandita dai pasti, quindi le attività vanno incastrate negli intervalli tra l’uno e l’altro, un po’ come a terra. Invece dopo le 18.00 la gestione diventa anarchica: per quanto mi riguarda ho davanti almeno 6-7 ore prima di addormentarmi.

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Il comandante mi accompagna sul ponte di comando, gli ufficiali stanno in silenzio in piedi ad osservare il mare e decifrare le strumentazioni di bordo, l’unico elemento che rompe il silenzio è la voce metallica della torre di controllo del porto più vicino, che trasmette istruzioni di vario tipo, ricorda molto la maestra di Charlie Brown. Il radar è coloratissimo e poco definito, un’opera digitale degli anni novanta. Sulla sinistra c’è una bacheca in legno occupata da decine di bandiere arrotolate, a Marco Neri piacerebbero molto.  Il primo ufficiale mi spiega che prima di entrare nei porti bisogna issare quella gialla, e poi sostituirla con quella del paese in cui si approda. Invece, questo lo dice il comandante, ed è una affermazione che memorizzo volentieri, l’oceano è di tutti e di nessuno.

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Il pranzo arriva in fretta, Sebastiano ha preparato risotto alla milanese, trancio di scorfano arrosto, fettina in padella, contorno. Il menù, come la nave, è in stile anni ’90, quando i celiachi e i vegetariani si contavano sulla punta delle dita.

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L’intero pomeriggio passa giocando a Monopoli con Silvana, Christine e Philippe. Vince Silvana diventata proprietaria di mezza città con una speculazione selvaggia, accumulando immobili e liquidità, mentre noi ipotechiamo tutto e andiamo in bancarotta.

4. 29 GENNAIO 2017: L’ARRIVO A TILBURY

Mariagrazia Pontorno Everything I Know – ponte di comando Grande America

In serata arriviamo a Tilbury, Inghilterra. Per un attimo ci attraversa l’idea di scendere e fare un salto a Londra, che dista un’ora di treno. Ma non abbiamo neanche disfatto le valigie, e capiamo che è tempo di fermarci. La nave ci richiama alla disciplina.

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Per rimettere in ordine le idee faccio (da me) una manicure più smalto.

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Inizio a disegnare il diario di bordo per la Moleskine Foundation, decido di fare ogni giorno due monocromi, uno diurno e uno notturno, per fissare su carta le modulazioni cromatiche di cielo e mare. Ho portato di proposito una vasta gamma di azzurri, blu e grigi, e pure dorato per quando inizierò a vedere le stelle.  Poi di sopra vi applicherò il cedro dei cieli in viaggio.

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La notte inizio a leggere Nuvole di Clèment, anche lui ha fatto una traversata in cargo, concentrandosi sul cielo e sulla conformazione delle nuvole. Un viaggio sentimentale avvincente come un romanzo che però parla di pressione atmosferica, rilievi orografici e vapore acqueo sospeso (le nuvole, appunto). Vi ritrovo alcune informazioni apprese sul ponte di comando, la scala di forza del mare di Beaufort (12 stati), e scopro che Lamarck aveva proposto una scala di 25 variazioni che però era stata ritenuta troppo francese. Penso che sarebbe bello organizzare un talk con gli ufficiali per discutere del testo di Clèment.

5. 30 DICEMBRE 2017: IL FUSO ORARIO

Mariagrazia Pontorno Everything I Know – l’orizzonte visto attraverso Atlante, scultura in bronzo di Davide Dormino

Ho provato a rispettare l’orario di colazione, ma è stata una decisione disastrosa, dopo il caffè sono tornata a dormire due ore, anche perché nel frattempo è pure cambiato il fusorario – sempre la maestra di Charlie Brown annuncia da un altoparlante il cambio di ora-  ed è stato come alzarmi alle 6 (4 ore di sonno). Capisco così che la colazione la farò in autonomia con dei biscottini che ho in cabina e il caffè che Alfredo lascia in un termos per gli avventori del salotto comune.

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Qui a Tilbury c’è la connessione e ne approfitto per sentire Elena e Rosa (n.d.r. Rosa Ciacci) e inviare loro alcuni materiali. Per esempio Davide Dormino mi ha dato una magnifica scultura intitolata Atlante, dicendomi di usarla come lente di ingrandimento per l’orizzonte. Ho iniziato così a fotografare il mare e il cielo attraverso questo oblò di bronzo.

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Faccio una passeggiata sul ponte di coperta e salgo le scale che portano al ponte di comando (che è la parte esterna della sala di comando). È immenso, tira un vento così forte che si fatica a camminare, oltre la balaustra il mare ha un colore fangoso. L’illuminazione della nave, al neon tendente al giallo, dopo un po’ ti porta a prendere una boccata d’aria. Mi consolo pensando che superata la linea dell’Equatore la situazione si ribalterà, e potrò passare molto tempo fuori, e guardare il cielo giocando a riconoscere le configurazioni di Clément.

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A bordo c’è più movimento del solito, lasciamo Tilbury ma “c’è mare”, e quindi potremo raggiungere Amburgo solo l’1, restando all’ancora sulla foce del Tamigi.

6. 31 DICEMBRE 2017: LE FESTE A BORDO

Mariagrazia Pontorno Everything I Know – menu Grande America

È l’ultimo dell’anno, a bordo le feste sono suggerite da qualche addobbo, ma andare per mare è il contrario di ogni riunione consacrata alla famiglia, di ogni nucleo o legame. Stasera ci sarà un brindisi alle 23.30.

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A pranzo fettuccine alla bolognese e polpette coi piselli, facciamo i complimenti a Sebastiano. Mi ritiro in cuccetta e leggo una avventura di Corto Maltese, ho portato con me la saga di Sotto il segno del Capricorno, ambientato in Brasile. Ad un certo punto Tristan Bantam, suggerisce a Corto Maltese di scrivere un diario, e lui risponde “Vedi Tristan, ammesso che lo sappia fare, finirei per falsare i fatti e i caratteri di quelli che ho conosciuto. Per me è meglio così, vivere senza storia…”

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A mezzanotte facciamo un brindisi, è pure il compleanno di Silvana. Il comandante ha dato disposizioni di preparare lenticchie, cotechino, stappare spumante e offrire pandoro e panettone. Siamo ancora sulla foce del Tamigi, non c’è linea, mi sarebbe piaciuto fare gli auguri in diretta alla mia nipotina, ma a pensarci in Italia sono nel 2018 già da un’ora. 

7. 1 GENNAIO 2018: LA VITA CONTEMPLATIVA

Mariagrazia Pontorno Everything I Know – tramonto sulla foce del Tamigi

Onoriamo anche il pranzo: antipasti, lasagne, trancio di salmone, gamberoni, dolci. Gli ufficiali e i passeggeri mangiano in sala da pranzo, nonostante i tavoli siano molto vicini, un codice non scritto, che tutti percepiamo subito, è l’assenza di interferenze tra vita attiva e contemplativa.

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Le gerarchie sulla nave sono rigide e a compartimenti, dal vestiario, al numero di ponte frequentato, al tavolo in cui ci si siede, eppure non c’è nulla di pretestuoso, perché hanno un senso e seguono sempre un codice basato sulla dignità della persona.

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Il primo ufficiale mi spiega che dopo Amburgo inizierà una navigazione lunga e priva di interruzioni (è prevista solo una tappa a Dakar). L’equipaggio sarà quindi meno impegnato in manovre di attracco e gestione di ispezioni, controlli di sicurezza, ecc. e così fuori dal servizio chi vuole potrà  prendere parte ai laboratori del progetto.

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Con Silvana iniziamo a buttare giù un calendario di contenuti e attività: alcuni sono previsti dai contributi dagli artisti dell’equipaggio virtuale, come Cesare Pietroiusti o Sara Enrico. Altre idee invece sono nate in corso di navigazione, come ad esempio coinvolgere i passeggeri nella lettura del testo di Gloria Kaiser dedicato a Leopoldina. Al momento ci sono solo Christine e Philippe. Ma ad Amburgo saliranno altre due coppie.

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Dopo cena la nave riparte alla volta di Amburgo, ci troviamo tutti nella sala comune, seduti nella zona salotto, e propongo a Christine e Philippe il romanzo di Gloria Kaiser. Io ho in mano un copia del libro, Christine un’altra. Introduco la figura di Leopoldina e il progetto. A loro sembra strano, Philippe è quasi diffidente, mentre la moglie si incuriosisce e poi si convince, per un attimo mi sento una rappresentante di aspirapolveri. 

8. 2 GENNAIO 2018: IL VIDEO

Mariagrazia Pontorno Everything I Know – work in progress

Passo la giornata tra la sala riunioni, dove sto montando un piccolo video che racconta il progetto e i primi giorni di navigazione; la sala da pranzo, dove anche oggi sono previste svariate portate; il ponte, dove nonostante il freddo prendo aria e guardo il mare.

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Nella pausa caffè il primo ufficiale disegna col dito sulla porta il Golfo di Biscaglia e spiega come per via della conformazione i venti provenienti da ogni direzione vi rimangano intrappolati, causando costanti turbolenze. Sento parlare da giorni di questo punto tormentato del Mar Cantabrico, e inizio a paventare il rollio della nave. Non so se sia un modo per abituarci in maniera soft all’idea che presto soffriremo di mal di mare.

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Siamo già in prossimità del porto di Amburgo, ma potremo attraccare solo nelle prime ore del mattino. Durante la cena torna il segnale telefonico e Philippe riceve un messaggio, lo legge molto preoccupato ad alta voce alla moglie. Di solito parlano in francese, ma stavolta è fiammingo. Capto un suono che mi sembra  “Kim Jong un”, la mia fantasia fa il resto e penso che sia partito un attacco nucleare. In verità Philippe mi spiega che il messaggio è triste ma non così catastrofico, è appena morto il loro coniglio bianco. 

9. 3 GENNAIO 2018: ARRIVO AD AMBURGO

Mariagrazia Pontorno Everything I Know – bandiere sala comandi

La nave è attraccata al porto di Amburgo alle 3 del mattino. Hanno già svolto le ispezioni e così dopo pranzo potremo uscire per rientrare prima di cena. I nuovi passeggeri sono già a bordo ma non ci siamo ancora incrociati. La partenza è prevista alle 20.

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A cena il comandante ha di nuovo parlato del Golfo di Biscaglia, circumnavigando però un altro argomento. C’è una buona notizia, che la nave andrà molto lenta e quindi risentirà meno del moto ondoso. La cattiva è che impiegheremo più tempo, ma del resto –e qui arriviamo punto focale- non potremmo entrare al porto di Dakar prima del 13, altre navi hanno la precedenza, quindi tanto vale non avere fretta di arrivare. Poi mi ha guardato e ha detto: “sicuramente anche Leopoldina sarà arrivata a Rio con un po’ di ritardo, quindi è giusto così”.

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Con la tappa di Amburgo si conclude la parte europea, invernale e boreale di questo viaggio.

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AutoreMariagrazia Pontorno
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