L’artista giapponese Yayoi Kusama apre in ottobre il suo museo personale a Shinjuku 

Sorge nel quartiere residenziale di Shinjuku, e ospiterà le opere della poliedrica artista, scultrice, performer, scrittrice, personaggio bizzarramente a metà fra Andy Warhol, Niki de Saint Phalle e Screaming Lord Sutch, che non ha resistito alla tentazione di autocelebrarsi. Oltre alla collezione permanente, il museo avrà anche spazi per mostre temporanee e per il vasto archivio documentario. In vendita dal 28 agosto i biglietti per l’esposizione inaugurale.

Yayoi Kusama
Yayoi Kusama

Yayoi Kusama (Matsumoto, 1929), è una delle personalità artistiche più prolifiche e originali del Giappone contemporaneo, in precario equilibrio fra osservazione, ricerca e provocazione. Sessant’anni di carriera avviata a New York nel 1959, con Infinity Net. Ma ben presto la ricerca formale lascia spazio a un’arte di indagine e critica del costume, e dagli anni Sessanta prendono avvio le sue performance con il corpo, legate a un immaginario colorato, ma soprattutto all’indagine dei linguaggi. Le sue sculture monumentali sono porte verso l’infinito, una poetica che porterà anche alla Biennale di Venezia del 1993, per la quale progetta un’abbagliante sala degli specchi, con zucche incastonate. Dal 1977, per scelta personale, l’artista vive nell’ospedale psichiatrico Seiwa, da dove quasi quotidianamente si reca a dipingere nel suo studio a Shinjuku.

Il quartiere di Shinjuku a Tokyo
Il quartiere di Shinjuku a Tokyo

IL RITRATTO DI UNA CARRIERA

Era stato terminato già nel 2014, ma era rimasto inutilizzato, e per gli abitanti del quartiere costituiva una sorta di “oggetto misterioso”, al punto che il gossip sul suo scopo aveva raggiunto picchi di parossismo; si trattava della residenza di Kusama che finalmente di era decisa a lasciare la clinica psichiatrica? SI trattava di una galleria che avrebbe ospitate le mostre dell’artista? O di un albergo di sua proprietà? In maniera repentina, lasciando alle spalle un silenzio di tre anni, la stampa giapponese ha ricevuto il comunicato ufficiale: l’edificio è destinato a essere il museo di Kusama, e a partire dal 1° ottobre aprirà al pubblico con la collezione permanente e una mostra temporanea, dal titolo Creation is a Solitary Pursuit, Love is What Brings You Closer to Art, e che resterà aperta fino al 25 febbraio 2018. Progettato dallo studio Kume Sekkei (autore anche del Four Seasons Hotel di Kyoto), l’edificio si presenta come un parallelepipedo bianco squarciato da enormi vetrate che ne mettono a nudo gli interni. Al piano terra si trova un grande e luminoso atrio, da cui si sale all’ingresso vero e proprio e allo shop per i souvenir. Le mostre temporanee e parte delle opere permanenti trovano posto al 2° e al 3° piano, mentre il quarto accoglie le installazioni “immersive” dell’artista. All’ultimo piano, una sala di lettura e l’archivio.

UN’ARTISTA INFATICABILE

Dalle infinity rooms agli interni decorati a pois, dai tripudi di colori degli acquerelli alle istallazioni presso la Philip Johnson’s Glass House, Kusama è sempre stata un’artista poliedrica che si è dedicata anche alla scrittura, ha pubblicato riviste e diretto lungometraggi, sempre all’insegna della sperimentazione. E nonostante stia per toccare i novanta anni, la sua attività non conosce pause; negli ultimi due anni è stata protagonista di mostre negli Stati Uniti e in Europa, cimentandosi anche con le fiabe di Andersen; nell’estate 2016 ha infatti illustrato una nuova edizione della Sirenetta, prodotta in collaborazione con il Louisiana Museum of Modern Art di Copenhagen. Ancora lo scorso anno, l’artista è stata celebrata con mostre personali a Londra, Stoccolma e Houston. La prima parte del 2017, invece, ha visto il grande successo riscosso dalle istallazioni esposte all’Hirshhorn Museum di Washington.

– Niccolò Lucarelli

www.yayoikusamamuseum.jp

Yayoi Kusama Museum
107 Bentencho, Shinjuku-ku,
Tokyo – Giappone

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.