Dagli USA arriva un libro sulla Slow Art, la nuova e lenta tecnica per esperire le opere d’arte

Arriva dagli Stati Uniti uno studio sulla Slow Art, il “nuovo campo estetico” che porta a esperire le opere d’arte con lentezza e maggiore consapevolezza. Ma non è solo un modo di osservare l’arte, ma un rapporto intimo che si instaura tra fruitore e opera esperita

Turisti a Roma
Turisti a Roma

In un momento storico in cui si va sempre di corsa, si è sempre in ritardo, si fanno le lotte contro il tempo, non si ha mai il tempo per pranzare ma a malapena per “mangiare un boccone”, si è troppo impegnati per fare una telefonata e si prediligono invece i più brevi e incisivi messaggi vocali, la fobia temporale non ha risparmiato nemmeno il mondo dell’arte. Sempre più spesso nei musei si assiste a scene in cui gruppi di turisti corrono veloci come saette da una sala all’altra, soffermandosi a malapena dinanzi alle opere più famose per poi sgusciare fuori dal museo per andare a visitarne subito un altro.

Turisti contemplano il Cenacolo di San Salvi, a Firenze. Ph. Twitter
Turisti contemplano il Cenacolo di San Salvi, a Firenze. Ph. Twitter

DALLO SLOW ART DAY ALLA TEORIA DELLA SLOW ART

Riflessioni sul cosiddetto turismo “mordi e fuggi” hanno portato alla creazione dello Slow Art Day, una giornata internazionale dedicata all’esperienza artistica rallentata, un modo per osservare i capolavori custoditi nei musei con maggiore attenzione e consapevolezza. Ma come va osservata un’opera d’arte in modalità “slowly”? Esistono una tecnica o delle regole da seguire per osservare un dipinto o una scultura in maniera corretta? A queste domande potremo trovare risposte leggendo un saggio appena pubblicato negli Stati Uniti, Slow Art: The Experience of Looking, Sacred Images to James Turrell, ultima fatica del docente di letteratura al Pomona College in California Arden Reed. Attraverso il suo lavoro, l’accademico vuole fornire la teoria necessaria a garantire quello che lui chiama “nuovo campo estetico” che vede emergere le esperienze della decelerazione e della lentezza.

LA SLOW ART COME CONSEGUENZA DELLA MODERNITÀ

Ci sono opere che per loro stessa natura si sentono come “slow”, e Reed cita come casi emblematici i tableau vivant dell’Ottocento e il contemporaneo Bill Viola. Ma secondo l’autore la definizione Slow Art è qualcosa che va oltre la semplice catalogazione: è un’esperienza soggettiva, un modo di osservare, una sorta di feeling che si instaura tra l’osservatore e l’opera esperita che, in questo intimo momento di esperienza estetica, viene resa viva dal suo fruitore. Una forma di contemplazione molto simile a quella che contraddistingue un fedele nel momento di preghiera, spiega nel suo libro Reed, che inoltre sottolinea come la Slow Art sia un fenomeno prettamente moderno e inesistente in passato perché, nei secoli addietro, la vita era “slow”. Invece il capitalismo e l’urbanizzazione hanno accelerato il ritmo della civiltà, portando a queste formule di lentezza che sono necessarie e, come afferma Reed, addirittura consolanti: “forse in un’era mondana la Slow Art può darci il tipo di consolazione che tutti cercano”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.