Forme di luce nello spazio e nel tempo. Cerith Wyn Evans a Londra

Tate Britain, Londra – fino al 20 agosto 2017. Una galassia immaginaria di segni luminosi, un lungo e sorprendente percorso di contemplazione ottica per un progetto site specific concepito in una cornice nobile e impegnativa.

Una congerie di quasi due chilometri di tubi al neon che si intersecano in linee, cerchi, curve e spirali: è nelle Duveen Galleries, sezione della Tate Modern dedicata alla scultura contemporanea, che si dipana l’ultima opera di Cerith Wyn Evans (Llanelli, 1958; vive a Londra). Per rispondere alla chiamata della Tate Britain Commission, che ogni anno chiede a un artista britannico un progetto plastico che risponda alla grandiosità degli spazi (compito già assolto in precedenza da Phyllida Barlow, Fiona Banner, Martin Creed, Mark Wallinger e Mona Hatoum) Cerith Wyn Evans immagina e realizza un immenso e complesso “scarabocchio” luminoso, intersecando miriadi di geometrie semplici ottenute da tubi al neon, medium di elezione dell’artista gallese. Già scelto in questo periodo da Christine Macel per partecipare alla Biennale di Venezia con un lavoro di stampo concettuale di diversi anni fa (Pasolini Ostia Remix, 1998-2003), Wyn Evans gioca invece in casa la carta del puro appagamento estetico.

Valeria Carnevali

www.tate.org.uk

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AutoreCerith Wyn Evans
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Valeria Carnevali
Marchigiana, dopo la laurea in Lettere Moderne conseguita a Urbino nel 1999 con una tesi in Storia dell’Arte Contemporanea, si stabilisce a Milano lavorando per diversi anni nel settore dell’editoria d’arte e collaborando con gallerie e spazi espositivi. Tornata a Fabriano nel 2007, si laurea in Scienze della Formazione Primaria, continuando a occuparsi di arte e cultura del presente, con particolare interesse per la didattica e l’educazione all’arte (e attraverso l’arte) contemporanea. È attualmente insegnante nella scuola primaria e curatore artistico. Nel 2016 fonda l’associazione Art comes to Town. Scrive per Artribune dal 2012.

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