Rinasce in Francia un grande museo. Riapre il Musée d’Arts de Nantes

Fondato da Napoleone nel 1801, è – per dimensioni e per importanza delle collezioni – il sesto più grande museo in Francia, fuori da Parigi. Dopo una lunga operazione di rinnovamento e un’addizione firmata da Stanton Williams, a fine giugno riapre il Museé d’Arts a Nantes

Il Musée d'Arts de Nantes
Il Musée d'Arts de Nantes

Ci sono voluti cinque anni e poco meno di 49 milioni di euro per rinnovare il Musée d’Arts di Nantes: sesto spazio, per estensione e rilievo della collezioni – un corpus di 13.000 opere che va dall’arte rinascimentale al contemporaneo – in Francia, tra le istituzioni museali al di fuori di Parigi. Dalla fine di giugno, esattamente da venerdì 23, data dell’opening, il museo tornerà visitabile: arricchito nell’allestimento da nuove acquisizioni e rimodellato nella location, grazie all’intervento dello studio londinese Stanton Williams, che ha lavorato sulla struttura tardo ottocentesca di Clèment-Marie Josso, innestando un’addizione di circa 2000 metri quadrati di nuovi ambienti espositivi e di spazi per le attività collaterali del museo. “Non si è trattato solo di aggiungere metri quadrati e sale” spiega Jean-Louis Jossic, delegato alla cultura della città francese “ma di un’azione culturale distinta. Abbiamo osato, sperimentato, proposto, per rendere questo luogo effettivamente vivo!”

APRIRE GLI SPAZI DEL MUSEO

Stanton Williams – che ha già firmato il nuovo campus dell’Università di Londra a King’s Cross, risistemato la galleria delle ceramiche per il Victoria&Albert Museo e vinto nel 2012 lo Stirling Prize per il Sainsbury Laboratory a Cambridge – ha vinto il concorso per la risistemazione e l’ampliamento del museo nel 2009.
L’intervento ha assunto fin da subito una valenza urbanistica, perché le cubature progettate ex novo – un’addenda del 30% agli spazi espositivi totali – non solo si collegano e dialogano con l’architettura esistente, ma hanno creato un ulteriore connessione con la secentesca Cappella dell’Oratorio, utilizzata come spazio per l’installazione temporanea di progetti site specific, che da giugno sarà accessibile direttamente dal museo.
L’idea progettuale portata avanti dallo studio londinese è stata quella di aprire gli spazi museali, sovvertendo con linee pulite e un accorto utilizzo di materiali e illuminazione, quel senso di solidità – ma anche di chiusura – che è tipico di molti edifici della fine del XIX secolo.

UNA PASSEGGIATA CULTURALE

Se il museo ottocentesco conservava, quello di Stanton Williams dialoga con la città, offrendo una sorta di passeggiata culturale che connette spazi e – in un certo modo – epoche diverse. Così va letto l’elemento più caratteristico dell’intero edificio, la facciata che da verso sud, realizzata in vetro e laminature di marmo portoghese, traslucido: una soluzione elegante che fornisce una calda illuminazione interna, che ammorbidisce le forme minimali degli spazi aggiunti, che si raccorda con la classica pomposità della fronte opposto e che cita, senza pedanterie, l’uso che era fatto dell’alabastro negli edifici religiosi d’età medievale e rinascimentale.

Maria Cristina Bastante

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI