Il CAM di Casoria va in affitto. E Saviano denuncia le istituzioni: il museo non ha fondi

Soluzione estrema per il Casoria Contemporary Art Museum, che rischia la chiusura. Le amministrazioni non stanziano fondi e tenere in piedi le attività diventa impossibile. Ed ecco che si una parte del museo va in affitto agli artisti, mentre la collezione finisce in comodato d’uso…

Roberto Saviano
Roberto Saviano

Si è scomodato pure Roberto Saviano per la causa, con un articolo sull’Espresso. Proprio a lui, del resto, il CAM di Casoria aveva dedicato una sala nel dicembre del 2016. Una scelta anomala, da parte di questo atipico museo in provincia di Napoli: un personaggio vivo e vegeto a cui intitolare uno spazio, quando è di solito coi morti che si fa il rito delle dediche e delle celebrazioni. Gesto di rispetto e di riconoscenza, per il lavoro di denuncia e impegno civile dello scrittore, ma forse anche un modo per ribadire la propria militanza, la propria presenza attiva sul territorio, l’attenzione al contemporaneo e alla vita vera. Un modo per dirsi “vivi”, innanzitutto. E per attirare su di sé i riflettori.
Perché il CAM, fondato nel 2005 dall’artista Antonio Manfredi, lotta da anni contro il rischio chiusura. Pur avendo messo su una collezione di circa 1.000 pezzi, tra opere di pittura, scultura, fotografia, video, installazioni, e pur avendo provato a diventare un punto di riferimento per la vita artistica del territorio, con programmi espositivi, progetti didattici e una volontà forte di coinvolgimento del pubblico. La ricerca dei fondi, però, resta un punto cieco. Fondi che, tanto per capirsi, dalle istituzioni locali non arrivano e dai privati, si sa, non è cosa facile ottenere, soprattutto al Sud e per realtà minori.

Il CAM di Casoria
Il CAM di Casoria

LA DENUNCIA DI SAVIANO E IL MUSEO CHE (NEI BILANCI) NON C’È

Diverse le campagne messe in campo per sensibilizzare opinione pubblica e amministrazione, ma il tutto s’è risolto puntualmente in un nulla di fatto. Denuncia così, Saviano, nel suo articolo dello scorso 17 maggio dedicato alla latitanza di certa politica in fatto di cultura, proprio con un commento sul caso Casoria: “… se esiste un museo che è un gioiello incastonato nel sottoscala di una scuola media, che esiste e resiste da 13 anni, logica e civiltà imporrebbero che il Comune e la Regione lo sostenessero per dare ai cittadini di Casoria quello che meritano, ovvero la possibilità di essere centrali laddove invece regna la marginalità”. Il sindaco di Casoria, aggiunge Saviano, era presente all’inaugurazione della sala a lui dedicata. Una presenza che sembrava presagire un impegno concreto. Ma che invece si è esaurita in una pura formalità. Il CAM, denuncia i suo direttore, non esiste:Il museo non appare neanche citato nel nuovo bilancio comunale, quindi non esiste, almeno quando si tratta di soldi, ma se invece ci si può fare una foto con il personaggio di turno allora il museo riappare”.

Una mostra al CAM di Casoria
Una mostra al CAM di CasoriSUPPORT O’ CAM. LOCASI MUSEO

Parte così l’ennesima campagna. Ma stavolta non si tratta solo di denunciare. Con “Support o’ CAM” si cerca davvero un modo per sopravvivere, un’ultima ratio che va fuori dalle regole e le pratiche comuni. In sostanza, il 10% dei 3.000 metri quadri di spazio espositivo andranno in affitto. Così come le opere in collezione. Una specifica ala del museo sarà gestita dagli artisti, che potranno prenotare 1 metro del museo ciascuno, dove allestire una propria opera per 1 intero anno, al costo di 10€ al mese, per un totale di 120€ all’anno. In più, i privati potranno adottare un’opera da trasferire in comodato, per un periodo limitato, nelle proprie case o nei propri uffici: i singoli cittadini per 50 euro annui, le aziende per 500 euro. Insomma, il Museo va in svendita, per non morire. E quell’espressione dispregiativa – “museo in affitto” – utilizzata quando uno spazio pubblico rinuncia alla ricerca e alla produzione, per accogliere mostre precotte, magari mediocri, solo perché finanziate, qui diventa letterale ma con un’accezione diversa. Nessun finanziamento occulto, appaltando gli spazi alle gallerie o, peggio, chiedendo sottobanco denaro agli artisti. Qui si fa tutto alla luce del sole. Una sorta di autogestione, raccontata come “una delle più interessanti operazioni artistiche mai realizzate” insieme ad “artisti, cittadini amici del museo e aziende”. In realtà, è evidente, l’operazione sta in piedi solo come provocazione e come ultimo SOS. Servirà a smuovere le istituzioni o, piuttosto, la prenderanno come una comoda soluzione finale?

– Helga Marsala

www.casoriacontemporaryartmuseum.com

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Nel 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e poi dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.