Il 22 marzo si è celebrata la giornata mondiale dedicata all’acqua. Adelina von Fürstenberg inaugura un percorso espositivo invitando trenta artisti internazionali a costellare gli spazi ottocenteschi di Château de Penthes. Tra consapevolezza, urgenza, resistenza, dolcezza e nostalgia, l’arte celebra la ricerca di molteplici ritorni alla vita.

Château de Penthes è situato ad una ventina di minuti dal centro di Ginevra. Per raggiungere il castello, a partire dal ciglio stretto della strada che lo accompagna, è necessario attraversare l’esteso parco, dislocato attorno. Dopo qualche centinaia di metri, PublicPrivate (2017) di Stefano Boccalini marca l’ingresso, decretando l’entrata nel cuore di un dibattito visivo e percettivo. AQUA non è una mostra, ma è una chiamata, è una missione.
A poca distanza, l’installazione di Ilya ed Emilia Kabakov, The Toilet on The River (1996-2016) si presenta come una cabina esterna a Château de Penthes, che evoca una toilette, così come un rifugio temporaneo, per meditare il paesaggio diventandone pienamente parte. Meccanismo di immedesimazione che prende forma all’interno di AQUA. Fra le pareti istoriate da Drawing on Water (2017) di Dan Perjovschi, che collegano, con fluidità, è letteralmente il caso di sottolinearlo, primo e secondo piano, la mostra cambia passo.

Aqua. Exhibition view at Château de Penthes
Aqua. Exhibition view at Château de Penthes

IL PERCORSO

Al piano terra la boiserie lascia intravedere una giornata di lavoro nel deserto di A water Tale (2008) di Francesco Jodice, che fronteggia, sull’esterno, una volta attraversate le alte vetrate in legno, Kubec (2017) di Marcello Maloberti: venticinque caschi militari posati al suolo e aperti al cielo, a devitalizzare, attraverso la pioggia, qualsiasi utilizzo militare degli elmetti. Al piano superiore, AQUA si trasforma in un diorama etereo, dalle profondità narrative diversissime. Carlos Monatani, con Aqua Planetae (2012-in corso) assembla campioni d’acqua preservati come capsule ultra-umane, da inviare verso un futuro senza più il pianeta Terra (campioni che a oggi ammontano a un numero di quasi 1700), mentre, a poca distanza, Alexander Kosolapov installa, all’interno di una nicchia dedicata, uno fra i lavori più incisivi dell’intera AQUA. Si tratta di Russian Revolutionary Porcelain (1989-1990), una coppia di orinatoi che risciacquano i canoni estetici del Suprematismo per riappropriarsi di una ben nota Fontaine, divenuta celebre nella storia dell’arte. Questo lavoro pone l’attenzione su forme destrutturate e precise citazioni, non dimenticando di sottolineare l’utilizzo umano, planetario e giornaliero di dodici litri d’acqua che scorrono nei WC delle società occidentali.

Aqua. Exhibition view at Château de Penthes
Aqua. Exhibition view at Château de Penthes

I VIDEO

AQUA inoltre, soprattutto ai piani alti del castello, porta con sé una selezione di video di estrema raffinatezza, proiezioni a tutta parete che immergono il visitatore, all’interno di sale buie, in un continuo flusso di estremità, di geografie, di esplorazioni, di suoni e sentimenti, che da O peixe (2016) di Jonathas De Andrade a Sea and Flowers (2012) di Shimabuku, spingono il visitatore a imbattersi nella propria condizione umana, riflettendo come essere fra gli esseri e non come mondo estraneo al resto del mondo.

Ginevra Bria

Pregny-Chambésy, Ginevra // fino al 2 luglio 2017
AQUA
a cura di Adelina von Fürstenberg
CHÂTEAU DE PENTHES
18 Chemin de l’Impératrice
https://www.aqua-artfortheworld.net/

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.