Cortesi Gallery apre anche a Milano. E ricrea la sala di Nicola De Maria alla Biennale del 1990

Nomi autorevoli, tra artisti italiani ed internazionali, per una galleria che sceglie un taglio classico. E che brucia una tappa dopo un’altra. Tre sedi in sei anni. L’ultima a Milano, con uno straordinario Nicola De Maria ad aprire le danze.

Nicola De Maria, Testa Orfica I. Dalla sala della 44° Biennale di Venezia, 1990
Nicola De Maria, Testa Orfica I. Dalla sala della 44° Biennale di Venezia, 1990

Una mostra che è una macchina del tempo, con lo sguardo che corre indietro fino alla Biennale di Venezia di 27 anni fa. Perché proprio nei giorni del prossimo mega opening in Laguna prende vita un frammento di quell’edizione, la 44esima. A Milano, però. L’idea è di Cortesi Gallery, realtà inaugurata a Lugano nel 2013 da Stefano Cortesi, che insieme ai figli Andrea e Lorenzo gestisce anche la sede di Londra, aperta due anni più tardi nella super centrale Maddox Street, a Mayfair, in mezzo a tante altre gallerie di primo piano e a due passi dalla Royal Academy. Oggi la terza sfida: un’altra galleria, in Corso di Porta Nuova, che va ad aggiungersi alla già abbondante scena meneghina. E che conferma in generale una nuova attrattività dell’Italia (Postmasters sta per aprire a Roma, Victoria Miro a Venezia) per le importati gallerie con sede all’estero.

La sala di Nicola De Maria alla Biennale di Venezia del 1990 ricostruita al Centro Pecci, Prato, 2011
La sala di Nicola De Maria alla Biennale di Venezia del 1990 ricostruita al Centro Pecci, Prato, 2011

MILANO COME VENEZIA: LA BIENNALE DI NICOLA DE MARIA

Prima mostra, dunque, in tema Biennale. Con la riproposizione delle cinque monumentali tele esposte da Nicola De Maria nel 1990, dentro una sala personale allestita al Padiglione Centrale ai Giardini. Il contesto era quello dell’esposizione principale, “Ambiente Berlin”, curata dal direttore Giovanni Carandente: un catalogo di artisti diversi, per generazione, ricerca e provenienza, accomunati da un decisivo passaggio professionale nella capitale tedesca. Il titolo della Biennale era invece “Dimensione futuro: l’artista e lo spazio”. E proprio la coinvolgente installazione pittorica di De Maria conteneva in sé, con massima intensità e centratissima declinazione estetica, il senso di quella suggestione. Il farsi spazio della pittura, in un trionfo di cromie accese, squillanti, distese in superficie tra le pareti dipinte – ad annullare i confini architettonici e quelli del quadro – e le grandi tele sovrapposte. Con i segni di un’astrazione sintetica e simbolica liberati in scritture sospese.

Cortesi Gallery, Londra
Cortesi Gallery, Londra

SCOMMETTERE SULLA TRANSAVANGUARDIA

Una ricostruzione di quella sala l’aveva già proposta nel 2011 il Museo Pecci di Prato, per la retrospettiva “I miei dipinti s’inchinano a Dio“, con la cura di Achille Bonito Oliva e Marco Bazzini. Oggi un nuovo omaggio-remake, ma in uno spazio privato. “Negli ultimi anni”, commenta il gallerista, “abbiamo registrato un calo di attenzione verso gli artisti della Transavanguardia da parte del mercato e di alcuni dealer che li avevano seguiti e promossi negli anni Ottanta e Novanta. Noi crediamo molto nella qualità del loro lavoro e vogliamo dare il nostro contributo per dare adeguata visibilità agli artisti di questo movimento”. Operazione culturale e insieme commerciale, con una precisa scelta di campo: pittura, grossi nomi italiani e un capitolo della storia dell’arte contemporanea che è stato ampiamente spinto, cavalcato, sviscerato. Ma su cui è ancora possibile scommettere, dal punto di vista del mercato e della lettura critica: per Cortesi, almeno, è la strategia con cui tagliare il terzo nastro di partenza.
Quanto alla nuova sede, aggiungono i figli: “la decisione di aprire a Milano risponde all’esigenza di venire incontro ai collezionisti italiani e intercettare il pubblico internazionale, sempre più presente in città grazie alla rapida crescita di musei e fondazioni private e all’ampia offerta di eventi. Il nuovo spazio di 350 mq offrirà nuove possibilità espositive rispetto al passato”. Misure impegnative, quasi museali, che raddoppiano la superficie della sede madre in Svizzera. Tra gli artisti in scuderia niente giovani, per un profilo assolutamente storico: da Agostino Bonalumi a Nanda Vigo, da Vincenzo Agnetti a Piero Dorazio, da Jason Martin a Giulio Paolini. Mentre tra le mostre recenti basti citare la personale di una stella come Louise Nevelson, appena chiusa a Lugano.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critica d'arte, giornalista, editorialista culturale e curatrice. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è stata anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatorice dell’Archivio S.A.C.S (Sportello Artisti Contemporanei Siciliani) presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 al 2020 ha lavorato come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.