Il progetto di Paola Pivi alla Rinascente di Milano nell’anno d’oro dell’artista. Immagini e video

Ha inaugurato “I am tired of eating fish”, il progetto di Paola Pivi alla Rinascente che fino al 9 aprile sarà in mostra nelle vetrine affacciate su Piazza Duomo. L’artista ci racconta il suo lavoro per il famoso department store e il suo rapporto con il mondo dell’impresa.

Il progetto di Paola Pivi per La Rinascente
Il progetto di Paola Pivi per La Rinascente

“Con Cloe ci siamo divertite dalla A alla Z”. A parlare con Artribune è Paola Pivi protagonista – nella sua Milano in cui non abita più da tempo – di un progetto curato da Cloe Piccoli che ha letteralmente invaso le vetrine su strada del famoso department store La Rinascente, luogo iconico della città per i suoi abitanti e per i turisti italiani e stranieri.
I quali non hanno perso l’occasione di farsi fotografare o di regalarsi dei selfie vicino ai grandi orsi – bianchi, rosa e viola – che in maniera giocosa occhieggiano dalle finestrone affacciate sul fianco del Duomo. “Il luogo mi ha entusiasmato da morire”, ha detto l’artista. “ Sono molto attenta a quello che mostro al pubblico: in questi anni sto lavorando con questi orsi e so che hanno una forte relazione con le persone. L’idea di poterli mettere qui in strada in vetrina è stupendo: è come se avessi creato delle vignette con gli orsi”.
L’orso popolare non è un animale sconosciuto per la Pivi, che in Alaska – dove vive da anni – ha potuto vederne diversi dal vero. “Sono andata in Alaska per fare un viaggio di piacere”, ci ha confidato. “Ma non sono solo andata in un altro posto, ho fatto una vacanza in un’altra professione, facendo per un periodo la giornalista. Al mio ritorno, Massimo De Carlo”, gallerista della Pivi (che il 21 aprile inaugurerà una sua personale negli spazi di Londra) “mi ha provocato dicendomi, ironicamente: “come mai non vai più a rischiare la vita?”. È stato in quel momento che sono tornata ad Anchorage. E, se ci sono rimasta”, scherza, “la colpa è sua”.

LA RINASCENTE COMMITTENTE DAGLI ANNI ‘20
Il progetto con la Rinascente, intitolato I am tired of eating fish, nasce all’interno di una cornice e una strategia proprie del marchio. Dal 1920 il department store milanese presta una grande attenzione alla cultura, richiamando negli anni ’50 art director come Bruno Munari, dando vita nel 1954 al famoso concorso Compasso d’Oro, insieme a Giò Ponti, o ancora producendo negli stessi anni allestimenti per la Triennale. Di recente è nato il progetto per le vetrine, affidate ad artisti come Olafur Eliasson, Martino Gamper e nel 2016 John Armleder, sempre sotto la curatela di Cloe Piccoli. Ed è lei a commentare così: “Quello di Paola è un intervento vero e proprio di arte pubblica, nel quale lo spazio privato si è prestato in maniera totalmente aperta. Non abbiamo dovuto parlare di prodotto, né abbiamo avuto vincoli. La Rinascente è stato un committente importante e prestigioso”. Le opere, infatti, rimarranno di proprietà dell’artista.

L’ANNO D’ORO DELLA PIVI E IL PREMIO MOROSO
La Pivi è tra i finalisti in gara per realizzare il plinto di High Line a New York. Promosso da High Line Art, il programma della sopraelevata dedicato all’arte contemporanea e curato da Cecilia Alemani, il Plinth si ispira al Fourth Plinth di Trafalgar Square a Londra. Sono 12 gli artisti in shortlist per realizzare le prime due commissioni, ma solo due la spunteranno nel 2018. Nel frattempo sempre a Milano è stata special guest nella giuria del Premio Moroso, che di recente ha annunciato la short list della sesta edizione. I 12 selezionati, su 36 candidati, sono: Alfredo Aceto (1991); Canemorto, collettivo composto da Silvio Bertelé (1988), Nicola Maspero (1989) e Alessio Tagliapietra (1989); Roberto Fassone (1986), Francesco Fonassi (1986), Anna Franceschini (1979); Invernomuto, duo composto da Simone Trabucchi (1983) e Simone Bertuzzi (1982); Margherita Moscardini (1981); Valerio Nicolai (1998); Luigi Presicce (1976), Stefano Seretta (1987), Ilaria Vinci (1991), Driant Zeneli (1983).
Gli artisti, che in occasione del miart e del Salone del Mobile incontreranno gli addetti ai lavori in un private breakfast, il 31 marzo mattina, presso lo showroom Moroso, sono stati selezionati da una giuria composta da Andrea Bruciati, storico dell’arte, da Patrizia Moroso, art director Moroso, e dalla stessa Pivi, speciale guest di questa edizione. Il nostro video racconta la relazione della Pivi con il mondo dell’impresa, mentre le immagini svelano il progetto milanese alla Rinascente.

Santa Nastro

Evento correlato
Nome eventoPaola Pivi - I am tired of eating fish
Vernissage28/03/2017 solo su invito
Duratadal 28/03/2017 al 09/04/2017
AutorePaola Pivi
CuratoreCloe Piccoli
Generearte contemporanea
Spazio espositivoLA RINASCENTE
IndirizzoPiazza Del Duomo (20122) - Milano - Lombardia
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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.
  • Edo

    Ma veramente? Non siamo più alla frutta ma al caffè e ammazzacaffé…

  • http://lucarossilab.it Luca Rossi Lab

    Purtroppo gli artisti dopo essere stati “operai delle pubbliche relazioni” e “burocrati della creatività”, sono diventati anche “vetrinisti di lusso”. Vi chiedo quale sia il valore di questi orsi? Un giocone POP, un luna park per grandi e piccini….quale plus offre l’artista rispetto al mestiere del vetrinista, sicuramente dignitoso e meno pretenzioso? Paola Pivi partita bene negli anni 90, si è progressivamente persa in un vuoto di idee che per salvare “capra e cavoli” (e orsi) si buttano sull’appeal della pop art. Ma in quelle vetrine potevamo mettere di tutto (asini, orsi, cobra , ecc) perché Paola Pivi è aiutata e raccomandata dal solito Clan Cattelan, ossia da una cordata tra gallerista de carlo, gallerista perrotin, maurizio cattelan, massimiliano gioni, la moglie cecilia alemani, galleria zero, andreottò calò, roberto cuoghi). Non a caso la Pivi è stata selezionata da High Line a New York, diretto da Alemani stessa. Non a caso Alemani seleziona Cuoghi e Calò delle Galleria De Carlo e Zero. Il lavoro di Paola Pivi lavorava sul delicato confine tra esorbitazione e ready made, ma oggi dopo l’infilata sul Tibet, lo studio-audio per animali e questi orsi, sembra veramente che la leggerezza pop della prima ora sia diventata mediocrità standardizzata. Il resto lo fanno le pubbliche relazioni giuste che sostengono l’artista ad oltranza, forse per salvare un mercato alla canna del gas. Peccato perché la cordata Cattelan è fatta da persone brillanti e intelligenti, evidentemente le idee sono poche.

  • http://lucarossilab.it Luca Rossi Lab

    La cosa interessante è che l’azienda chiama il CURATORE Cloe Piccoli per fare il progetto, ossia il curatore intercetta o si procura la committenza. L’artista diventa un colore sulla tavolozza del curatore che viene scelto anche in base alle pubbliche relazioni che lo sostengo: quindi il curatore sceglierà un artista che possa dare lustro al curatore stesso. Questa dinamica è interessante e motiva la qualità di molti progetti degli ultimi anni. Ossia: omologazione degli artisti a quello che vuole il curatore, assenza di un vero e proprio artista/contenuto (il curatore non è un artista, e l’artista è una sorta di comprimario…).

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  • http://doattime.blogspot.it/ doattime

    Come opere artistiche sono terribili, per la serie quando i multipli diventano serie, diciamo che la cosa prende una piega troppo oggettuale, ma come ciciu da camera sono MERAVIGLIOSI !!

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