Morto a 63 anni Giuseppe Friscia. Pittore, ceramista, scultore, fra Arezzo e New York

Partito dall’Accademia di Belle Arti di Firenze, visse a lungo negli States anche grazie al sostegno di Patrizio Bertelli e Miuccia Prada. Da vent'anni era rientrato nella natia Arezzo

Gli capitò la fortuna di trasferirsi a New York dove trionfava la Pop Art. Invece di seguire come molti sciocchi quella moda, Friscia studiava da vicino l’opera dei grandi americani […]. Sono andato spesso a fargli visita in quegli anni e ogni volta trovavo dei quadri nuovi, credo ne abbia dipinti circa trecento. Vi sono in Italia pochissimi pittori della sua generazione che reggerebbero il confronto con lui”. Così Piero Dorazio scriveva in occasione della mostra personale che nell’aprile 2003 Arezzo dedicò a Giuseppe Friscia, scomparso nei giorni scorsi all’età di 63 anni. Lo definiva un pittore attento, entusiasta e intelligente, non un intellettuale pseudo artista che rincorre le mode del mercato. Piuttosto un colorista generoso e libero, interessato specialmente alla superficie dell’opera, luogo di accumulo di segni, graffi, grumi di colore. La produzione di Friscia spaziava infatti dai dipinti alle ceramiche, fino ad arrivare alle grandi sculture metalliche, sempre mantenendo il medesimo stile e la stessa ricerca attraverso la materia, l’equilibrio, la forma e il colore.

LO STUDIO DI MARK DI SUVERO

La sua storia nell’arte parte dal Diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze (1980), e fra le prime tappe tocca Todi, dove incontra proprio Piero Dorazio che da subito crede nel suo talento: poi arrivano i soggiorni in Europa fra Zurigo, Dresda, Dessau, Praga. E poi New York, Philadelphia e Washington. Al suo ritorno in Italia nel 1992 l’imprenditore Patrizio Bertelli – da sempre legato al suo concittadino aretino – gli offre una borsa di studio per tornare negli Stati Uniti, dove rimarrà per cinque anni di studio e lavoro. Si stabilisce a New York e frequenta lo studio di Mark di Suvero nel Queens, dove conosce artisti e intellettuali che lo supportano, come gli amici Roberto Baciocchi, Miuccia Prada, Patrizio Bertelli e Mark Reutter. Con Angelo Savelli condivide le giornate newyorkesi, spesso al “Paris Café” di Seaport, passando ore a parlare di arte, letteratura e poesia. Tutto il lavoro svolto in questi cinque anni viene acquisito e archiviato dalla Fondazione Prada a Milano.

L’APPRODO ALLA SCULTURA

Fra il 1997 e il 1999 nascono i figli Maria Iside e Dante. Tornato ad Arezzo con altri occhi e colori, Friscia si stabilisce definitivamente nella sua città e prosegue la sua produzione, iniziando la collaborazione con l’azienda Bertolotti per la progettazione del colore di macchine industriali in campo siderurgico, aeronautico e ferroviario. Qui s’innamora della tecnologia e dell’impiantistica, fino ad approdare alla scultura. Continua a muoversi e a fare ricerca, perché Giuseppe Friscia non ha mai smesso di cercare. La sua tensione è sempre stata verso un equilibrio formale di composizioni in cui tempo e spazio superano ogni limite prefissato, una ricerca quasi ossessiva nel contrasto, seppur le sue opere trasmettano un gran senso di uniformità minimale e rigore. Per contro, l’arrivo alle linee rette è il frutto di un’esperienza di strade che lo hanno condotto alla purificazione dello stile e della forma.

Francesca Meli Balbocchino

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