Una mostra di carta. Bilge Friedlaender a Istanbul

Arter, Istanbul – fino al 15 gennaio 2017. Una nuova, impeccabile mostra allestita nello spazio espositivo turco. Dedicata questa volta alle stupende carte di Bilge Friedlaender.

Bilge Friedlaender, Homage to Sinan, 1983 – Arter-Space for Art, Istanbul
Bilge Friedlaender, Homage to Sinan, 1983 – Arter-Space for Art, Istanbul

Come un’elegia o un canto che si perde tra i biancori della carta e che mostra la traccia del corpo, la calligrafia sensibile dell’artista e la sua padronanza di tecniche, di materiali, di espressioni che saltano il fosso della parola per mostrare l’illeggibile o “ciò che è stato perso”, Words Number Lines / Sözcükler Sayılar Çızgiler, la meravigliosa retrospettiva dedicata dall’Arter di Istanbul a Bilge Civelekoğlu Friedlaender (Istanbul, 1934-2000) curata da Mira Friedlaender e Işın Önol, sfonda i luoghi comuni della poesia e coinvolge il fruitore a tutti i livelli per condurlo via via in un poema oggettuale e totale.
Con una serie di lavori che vanno dal 1975 al 1983 (molti quelli del ‘75 che palesano una ricerca analitica e che fanno pensare agli assunti suprematisti di Malevič), la mostra si presenta come un viaggio tra le intuizioni, le memorie segrete, i processi metamentali di una artista speciale, di una fine intellettuale che trasforma la poesia da canto in messaggio, da suono in traccia simbolica.

CARTE E LIBRI

Dalla tecnica del decollage a quella opposta ma complementare del collage, dalla stampa all’incisione e alle varie declinazioni calcografiche, il lavoro di Friedlaender spinge la carta ai limiti della pagina, la scrittura al di là della parola, in un sistema linguistico di frontiera che si nutre di idee, di parole, di numeri, di linee che rilevano la concezione della voce come materiale visivo e della scrittura come semiografia polifonica, come segno e disegno, come ricercata rappresentazione, spettacolo intimo e tellurico.
Accanto a una serie di carte che in alcuni casi cadono dalla parete per farsi installazione – River / House / Book (1981), assieme alle Notes on River / House / Book (1982), è un progetto elegante, disarmante, intimamente legato alla leggerezza della materia –, i vari libri esposti in questo itinerario visivo esprimono il nucleo e il grumo di un lavoro fatto di ricerca affilata, di manipolazione mentale, di incursioni fonetiche, di strutture concrete, di materiali naturali.
Words Number Lines, titolo di uno straordinario libro d’artista del 1977 (che fa da viatico alla mostra), è un corpo straordinario che passa dall’oggetto al segno tipografico, dalla calligrafia alla possibilità di sonorizzazione della traccia rettilinea sul foglio.

Bilge Friedlaender, Square Mutation. Denying Gravity #10, 1975 – Arter-Space for Art, Istanbul
Bilge Friedlaender, Square Mutation. Denying Gravity #10, 1975 – Arter-Space for Art, Istanbul

UN OMAGGIO SENTITO

Un altro libro, quello che chiude la mostra e forse la riapre, è un Homage to Sinan (1983) – i libri, tutti perfettamente esposti sono anche riprodotti in video che agevolano la lettura di ogni singola pagina e mostrano le strutture complesse scelte dall’artista –, all’architetto Mimar Sinān (1489-1588), ma anche a quello che è il senso stesso del libro, ovvero un’avventura fatta di tanti aspetti, perché “è”, assieme, “una scultura, è un disegno, è una poesia, è una narrazione, è uno spazio, è nel tempo, è una superficie, è concreto, è effimero. Va in se stesso, ed è senza tempo e misterioso come l’universo”.

Antonello Tolve

Istanbul // fino al 15 gennaio 2017
Bilge Friedlaender – Words number lines / sözcükler sayılar çızgiler
a cura di Mira Friedlaender e Işın Önol
ARTER – SPACE FOR ART
İstiklal cad. 211 (Beyoğlu)
[email protected]
www.arter.org.tr

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.