Natale 2016 al museo. Destinazione New York

Dopo Los Angeles e Londra, non poteva mancare New York tra le mete da prendere in considerazione per un viaggio natalizio. Da Harlem a Chelsea fino al Queens e Brooklyn, ecco una serie di mostre e luoghi imperdibili.

Il Whitney Museum di Renzo Piano
Il Whitney Museum di Renzo Piano

HARLEM
Iniziamo il nostro tour a nord dell’isola di Manhattan e andiamo ad Harlem, il quartiere scelto da sempre più gallerie che da Chelsea hanno deciso di spostarsi in questa zona della città, come Elizabeth Dee e Gavin Brown; quest’ultimo in particolare, ha aperto il suo spazio a settembre e in questo momento ospita il film di Arthur Jafa Love is the message, the message is death. Riprendendo la canzone della disco band MFSB della Philadelphia International Records, Jafa mette in luce il potere, la bellezza e il senso di alienazione nella musica nera come forza culturale prorompente che resiste nell’America di oggi, nonostante le numerose vittime che hanno riempito anche quest’anno le pagine della cronaca.
Non lontano da Gavin Brown, sulla 125esima strada, vicino alla fermata express della metro, si consiglia la visita dello Studio Museum, tempio della cultura afroamericana, dove è in mostra Circa ‘70, una selezione di opere scelte all’interno della ricca collezione del museo dalla curatrice Lauren Haynes e realizzate tra il 1970 e il 1979.

Maurizio Cattelan, America, 2016 - courtesy Guggenheim Museum, New York
Maurizio Cattelan, America, 2016 – courtesy Guggenheim Museum, New York

UPPER EAST SIDE
Scendiamo dunque nell’Upper East Side e arriviamo al Guggenheim Museum dove incontriamo la pittura di Agnes Martin. I quadri dell’artista canadese, i colori tenui e le linee sottili, si sposano magicamente con l’interno dell’edificio tutto bianco disegnato da Frank Lloyd Wright. Un’esperienza unica, un viaggio introspettivo nello zen e nella regola della griglia, sempre uguale e sempre diversa, che certamente fa a cazzotti (vincendo) con la toilette d’oro luccicante di Maurizio Cattelan installata nel bagno del museo e dove, se non avete urgenza di aspettare dai 20 ai 30 minuti di coda, potrete espletare i vostri bisogni.
Continuando a costeggiare Central Park, un’altra meta da non perdere e novità di questo 2016 è il MET Breuer. Dopo i necessari lavori di adattamento, realizzati secondo un principio estremamente rispettoso dell’architettura ideata dall’ungherese Marcel Breuer nel 1966, l’iconico l’edificio di 7600 metri quadrati ha riaperto le porte a marzo per ospitare spettacoli dal vivo, eventi speciali ed esibizioni di arte moderna e contemporanea del Metropolitan Museum. Qui, ancora pittura: quella di Paul Klee della collezione Berggruen e quella dell’americano Kerry James Marshall che comprende circa 80 opere tese a contrastare le rappresentazioni stereotipate dei neri nella società occidentale.
A sole sette strade di distanza dal MET Breuer, consigliamo una sosta al Park Avenue Armory, dove è possibile vedere Manifesto di Julian Rosefeldt all’interno dell’incredibile Drill Hall, un open space di 5000 metri quadrati, reminiscenza delle stazioni europee dei treni del XIX secolo. Dal Futurismo a Fluxus, dal Surrealismo al Situazionismo, tra omaggi e critiche, Manifesto guida tra i movimenti artistici e letterari del Novecento grazie ai 13 personaggi interpretati da Cate Blanchett, vincitrice dell’Academy Award.
Arrivati ormai quasi a Midtown, immancabile la classica visita al MoMA dove segnaliamo due delle 15 mostre on view (oltre, ovviamente, alla collezione permanente): Francis Picabia: Our Heads Are Round so Our Thoughts Can Change Direction, una eccezionale retrospettiva su Picabia che mette in luce tutta la versatilità del pittore e scrittore francese, e Insecurities: Tracing Displacement and Shelter in cui si esplorano l’architettura e il design contemporanei della casa mobile/riparo alla luce dell’emergenza mondiale dei rifugiati.

Il Whitney Museum di Renzo Piano
Il Whitney Museum di Renzo Piano

CHELSEA
Ci spostiamo all’estremo ovest, sulla 34esima strada, dove sta recentemente prendendo forma l’ultima generazione di anonimi grattacieli a specchio intervallati qua e là da condomini extra lusso firmati da archistar, tra cui quello quasi ultimato di Zaha Hadid. Stiamo parlando dell’Hudson Yards, il più grande sviluppo immobiliare privato mai concepito negli Stati Uniti, dal quale si può imboccare la High Line. Tra le tante opere a cielo aperto che il parco urbano ospita, ricordiamo l’installazione di Barbara Kruger, la scultura iperrealista di Tony Matelli Sleepwalker e la lettera di Zoe Leonard I want a president. Se il tempo non permette di stare a lungo sulla High Line, si può poi trovare rifugio nelle gallerie sottostanti di Chelsea, di cui si segnalano tre personali aperte anche durante le feste: Mark Rothko alla Pace Gallery, Hanne Darboven alla DIA, e Paul McCarthy da Hauser & Wirth (quest’ultima ha anche un bar dove è possibile prendere un caffè gratuitamente).
Scendendo sempre verso sud si arriva dunque al Whitney Museum, il museo dell’arte americana disegnato da Renzo Piano dove, oltre a godere di tramonti mozzafiato sul fiume Hudson, si può scegliere se immergersi nel minimalismo dell’artista cubana Carmen Herrera, tuffarsi nella collezione permanente del museo che attualmente espone una selezione di ritratti, oppure abbandonarsi al cinema e alla fantascienza con “Dreamlands. Immersive cinema and art, 1905-2016”.

Pipilotti Rist – Pixel Forest - exhibition view at New Museum, New York 2016
Pipilotti Rist – Pixel Forest – exhibition view at New Museum, New York 2016

LOWER EAST SIDE
Chiudiamo toccando la punta più a sud del distretto culturale dell’isola di Manhattan e andiamo nel Lower East Side per una delle mostre più belle viste in questo 2016: Pipilotti Rist al New Museum. Qui sappiate che, per una volta, le dimensioni non contano: mettete via l’orologio e vagate in libertà per i tre piani del museo relativamente piccolo fondato nel 1977 da Marcia Tucker. Grazie a un allestimento magistrale del direttore artistico Massimiliano Gioni, potrete infatti lasciarvi andare per ore dentro al mondo fluido di Pipilotti, stesi su un letto a guardare i video appesi al soffitto, a sedere davanti alle proiezioni ad angolo, a fare selfie in una foresta di pixel o in piedi con la testa incapsulata dentro strutture piramidali che vi isoleranno dal resto del mondo.
Infine, se non ne avete abbastanza e avete ancora voglia di un’altra esperienza atemporale, stavolta decisamente più mistica e trascendente, lasciatevi la faccia di Pipilotti che si strofina lungo la parete esterna del New Museum alle spalle, tuffatevi per un momento nel caos di Soho e percorrete Spring Street fino al 383 della West Broadway dove vi aspetta Broken Kilometer di Walter De Maria. Realizzata nel 1979, l’opera è composta da 500 barre di ottone rotonde e luccicanti, ciascuna della misura di due metri di lunghezza e 5 centimetri di diametro, posizionate lungo 5 file parallele composte da 100 barre ciascuna. Ascoltate il silenzio e sedetevi in questa cattedrale della perfezione: l’installazione non si muove, eppure….vibra.

Mark Leckey – UniAddDumThs - Gavin Brown's Enterprise, Roma 2016 - photo Roberto Apa
Mark Leckey – UniAddDumThs – Gavin Brown’s Enterprise, Roma 2016 – photo Roberto Apa

FUORI MANHATTAN
Se volete uscire dall’isola di Manhattan non perdetevi le mostre nei musei più importanti degli altri boroughs: Bronx, Queens e Brooklyn.
Puntate dunque a nord per esplorare il Bronx Museum, dove è possibile vedere il video El Mundo de Afuera dell’artista cubano Quisqueya Henriquez, l’installazione nella lobby di Linda Cunningham e, al piano terra, la seconda parte del ciclo The Neighbors, che affronta i problemi dello sradicamento culturale e di appartenenza, così come la mobilità sociale e la resistenza politica (in mostra adesso l’artista americano Andrea Bowers e la fotografa guatemalteca Andrea Aragón).
Sulla linea 7 della metro, oltre il MoMA PS1 (dove è in scena la personale dell’inglese Mark Leckey), non abbiate paura di arrivare nel profondo Queens, non ne rimarrete delusi. Nelle parole di Holland Cotter del New York Times: “Sono rare le retrospettive complete ed esemplari di grandi ma sottovalutati artisti americani”. Il Queens Museum, invece, ci regala un tale spettacolo con Mierle Laderman Ukeles: Maintenance Art.
Infine, femminismo e femminilità al Brooklyn Museum, che per il ciclo A year of yes presenta due personali di tutto rispetto: da una parte i colori e la trasgressione di Marilyn Minter, dall’altra il concettuale e il lavoro sulla memoria di Beverly Buchanan. Oltre, ovviamente, all’installazione permanente The Dinner Party di Judy Chicago: 39 posti apparecchiati, disposti lungo una tavola triangolare, ognuno dei quali rappresenta una figura storica femminile.

Veronica Santi

GAVIN BROWN’S ENTERPRISE
429 West 127th Street
www.gavinbrown.biz

THE STUDIO MUSEUM IN HARLEM
144 West 125th Street
www.studiomuseum.org

GUGGENHEIM MUSEUM
1071 5th Avenue
www.guggenheim.org

THE MET BREUER
945 Madison Avenue
www.metmuseum.org

METROPOLITAN MUSEUM
1000 5th Avenue
www.metmuseum.org

PARK AVENUE ARMORY
643 Park Avenue
http://armoryonpark.org

MOMA
11 West 53 Street
www.moma.org

WHITNEY MUSEUM
99 Gansevoort Street
http://whitney.org/

NEW MUSEUM
235 Bowery
www.newmuseum.org

THE BRONX MUSEUM OF THE ARTS
1040 Grand Concourse
www.bronxmuseum.org

MOMA PS1
22-25 Jackson Avenue
http://momaps1.org/visit/

QUEENS MUSEUM
Flushing Meadows Corona Park
www.queensmuseum.org

BROOKLYN MUSEUM
200 Eastern Parkway
www.brooklynmuseum.org

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Veronica Santi
Laureata in Scienze Politiche e in Storia dell’Arte, Veronica Santi è critico d’arte, curatrice, scrittrice, autrice e regista di film documentari. Nel 2014 ha fondato Off Site Art, un'associazione di arte pubblica con sede all'Aquila. È Program Director per ArtBridge, New York. "I am not alone anyway" è il suo primo feature film sulla figura di Francesca Alinovi. Scrive recensioni per riviste di arte contemporanea e collabora con Artribune dal 2013. Vive e lavora tra l’Italia e New York.