A Bari fanno una mostra sul Genius loci pugliese, ma non espongono Pino Pascali. E scoppiano le polemiche

Manca l’unico artista contemporaneo pugliese riconosciuto a livello mondiale come l’espressione del genius loci, della mediterraneità della Puglia, sostengono i detrattori. Ma la direttrice oppone l’arbitrio curatoriale

Pozzanghere, di Pino Pascali, nell'allestimento della Pinacoteca di Bari
Pozzanghere, di Pino Pascali, nell'allestimento della Pinacoteca di Bari

Personaggio che è una specie di simbolo del luogo nel quale vive”. È questa la definizione data dal vocabolario Garzanti dell’espressione Genius loci. Attorno a questa sta montando il Puglia una polemica, nata da una mostra inaugurata sabato 17 dicembre alla Pinacoteca Corrado Giaquinto di Bari. Già, perché il titolo dell’esposizione, che resterà aperta fino al 31 marzo 2017, è appunto Genius loci. Riflessi dell’identità pugliese in cinquanta artisti tra passato e presente: ma più di qualcuno ha notato l’assenza fra gli artisti esposti di Pino Pascali, “l’unico artista contemporaneo pugliese riconosciuto a livello mondiale come l’espressione del genius loci, della mediterraneità, della Puglia, del suo mare, della sua terra, del romanico pugliese, del suo spirito”, ha fatto notare l’artista Michele Carone in una lettera inviata alla Gazzetta del Mezzogiorno. Lettera che apre un altro fronte polemico, laterale ma legato a questa mostra: visto che – scrive ancora l’artista – “la Pinacoteca di Bari è proprietaria dell’unica grande opera rimasta in Puglia di Pascali, le Pozzanghere, e che proprio per questa mostra si era fatta rispedire in tutta fretta l’opera da un altro Museo, la Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare, dove l’opera era temporaneamente in prestito per l’esposizione al pubblico, mentre ora giace sepolta e imballata nei depositi della Pinacoteca”.

PROBLEMI DI SPAZI
Di tutt’altro avviso Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca e curatrice della mostra, la quale – interpellata da Artribune – confessa che si aspettava reazioni anche scomposte a questa mostra: “del resto, l’arte contemporanea a Bari è da sempre nelle mani di pochi, ma io voglio rassicurare tutti che non ho nessuna intenzione di invadere campi altrui”. Perché allora escludere Pascali? “Perché l’opera nelle collezioni della Pinacoteca, Pozzanghere, non era adeguata per il concept che io ho dato alla mostra. Avrei voluto richiedere il Mare alla Galleria nazionale di Roma, ma non avevamo il budget necessario”. Ma in ogni caso, come mai l’importante opera non è esposta, anche a prescindere da questa mostra? “Ci sono ragioni allestitive: avevo intenzione di creare una nuova sezione della Pinacoteca dove esporla, ma non ho potuto ancora, per problemi di spazi. Sarà esposta presto, quando avremo risolto questi problemi logistici”.

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.