La creatività è green. Da Matera parlano i fondatori di SoutHeritage

Intervista ad Angelo Bianco, direttore artistico di SoutHeritage, la fondazione per l’arte contemporanea che ha scelto Matera come base d’azione. Tra ecologia, creatività e uno sguardo rivolto a Sud. In attesa del 2019, quando la città dei Sassi sarà Capitale europea della cultura.

Stalker, Amacario, 2004 - progetto commissionato e prodotto da Fondazione SoutHeritage per l'arte contemporanea, Matera – installation view at Parco Unità d'Italia, Matera 2004
Stalker, Amacario, 2004 - progetto commissionato e prodotto da Fondazione SoutHeritage per l'arte contemporanea, Matera – installation view at Parco Unità d'Italia, Matera 2004

Perché è nata SoutHeritage? E come mai è stata scelta Matera come base per questo progetto?
Fondazione SoutHeritage per l’Arte Contemporanea è una fondazione d’impresa che nasce come braccio filantropico della Società Agraria Bgreen, che con questo progetto (premio Guggenheim Impresa&Cultura 2005) ha voluto creare non solo una fondazione per l’arte contemporanea ma anche, e soprattutto, un luogo in cui far convenire le espressioni della contemporaneità e metterle a contatto con i propri dipendenti, i clienti, i collaboratori e il territorio in cui opera.
La Fondazione ha scelto di lavorare dunque in un Sud Italia che negli ultimi anni è certamente cambiato ma che in fondo è rimasto un territorio “estremo”, che per questo permette un margine di sperimentazione progettuale non possibile in territori meno liminari.

Uno dei primi vostri progetti – era il 2004 – è stata la mostra dedicata a Joseph Beuys, a cui mi pare siate collegati per una declinazione precisa di Difesa della natura e per una pratica costante che include la socialità e la narrazione collettiva. Raccontaci di quella mostra.
La Società Agraria Bgreen, che sostiene le attività della fondazione SoutHeritage, è un’azienda sensibile alle tematiche ecologiche e ambientali. In questo quadro, dunque, il primo progetto espositivo della Fondazione non poteva non essere dedicato al concetto ampliato di ecologia di Joseph Beuys. Ciò che si è visto in quella mostra del 2004 è stata proprio l’eredità di un artista che ha saputo riflettere dialetticamente con grande anticipo su agricoltura, ambiente e società.
L’esposizione ha raccolto una serie di esperimenti in cui la produzione agricola e le risorse naturali hanno tracciato un rapporto costitutivo nella pratiche beuysiane (dalla Piantagione Paradise a Bolognano all’operazione 7000 Eichen, dall’operazione Coco de Mer all’opera incompiuta Semina Montana – Operazione Elicottero).

Joseph Beuys, Manifesto Bolognano, 1983 - Fondazione SoutHeritage, Matera 2004
Joseph Beuys, Manifesto Bolognano, 1983 – Fondazione SoutHeritage, Matera 2004

Nel corso degli anni avete lavorato in diversi spazi materani, proponendo di volta in volta diversi progetti, espositivi e divulgativi. Qual è l’attuale situazione del sistema espositivo in città e in Basilicata?
La città di Matera, la Basilicata e il Mezzogiorno hanno rappresentato e rappresentano per la Fondazione SoutHeritage perfette “realtà ibride”, frutto di evoluzioni scomposte e deboli che appaiono sempre più simili al mondo presente e futuro.
Nonostante questa paradossale visione di un possibile terreno fertile, il sistema espositivo della città e della regione rimane ancora tutto da costruire e la base conoscitiva sulla quale prendere decisioni è minima e insufficiente per creare/consolidare un sistema o una comunità artistica.

Sin dagli Anni Settanta, grazie al lavoro del critico Peppino Appella, Matera si è potuta confrontare con progetti ambiziosi legati all’arte contemporanea. Melotti e Consagra sono solo alcuni dei nomi transitati in città in quegli anni. E oggi? Qual era il panorama in cui avete avviato la vostra attività e qual è la situazione attuale per l’arte contemporanea in Basilicata?
Giuseppe Appella è il critico d’arte senza il quale il contemporaneo in Basilicata sarebbe forse rimasta un’elucubrazione. A lui si devono, come giustamente ricordi, le prime importanti mostre di autori contemporanei e moderni in un territorio che ancora oggi presenta un sistema istituzionale e formativo poco organizzato e preparato alle esigenze e agli sviluppi del contemporaneo. Matera è stata per decenni una città, più che rivolta ai “futuri”, introiettata nei “passati”, impegnata in dibattiti e politiche d’investimenti culturali volti alla conservazione del passato.
Oggi, nell’ottica dell’appuntamento di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, il territorio ha bisogno di una “macchina culturale” che rifletta molto di più sul contemporaneo, seguendo anche la trasformazione del concetto di bene culturale da oggetto di valore artistico a patrimonio sociale.

Angelo Bianco, direttore artistico della Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea, Matera
Angelo Bianco, direttore artistico della Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea, Matera

Quali sono le prospettive in vista di Matera 2019? Dall’esterno pare che attualmente sia tutto in stand-by.
Matera è la città dello scenario dei Rioni Sassi inseriti nel 1993 nella World Heritage List Unesco, una label che ha permesso negli anni lo sviluppo turistico e la formazione di un “mood territoriale” unico. In questo quadro la nomina della città a Capitale Europea della Cultura ha contribuito ulteriormente a rafforzare questo trend già in atto, ma ci si augura aiuti a scardinare quel tipico processo di stereotipizzazione turistica che ha standardizzato e impoverito l’immagine di numerose altre città italiane, calamitando un turismo frettoloso con scarse ricadute economiche, sociali e occupazionali. A oggi però, come giustamente rilevi, possiamo assistere a uno stand-by con flebili fermenti.

Con Committenza contemporanea, una vostra piattaforma, avete nel tempo accresciuto la vostra collezione. Entriamo nel merito delle scelte.
Come consulente per una collezione d’impresa, ho pensato che l’esperienza di collezionare per mostrare fosse un concept culturalmente esaurito e che invece fosse centrale l’azione di produzione delle opere. Questo perché la collezione SoutHeritage, favorendo principalmente produzioni d’arte contemporanea fondate sulla transitorietà e l’immaterialità, nella maggior parte dei casi si presenta più come un archivio di documentazione tecnico-legale su opere protocollari, piuttosto che come una classica raccolta di opere plastiche.
In questo quadro la piattaforma Committenza Contemporanea si pone come un progetto che coniuga le pratiche di acquisizione della collezione con specifici progetti che nascono in osmosi con gli artisti, per un’idea di collezionismo come sperimentazione linguistica, “meta-opera” e “agglomerato complesso”.

Fondazione SoutHeritage per l'Arte Contemporanea - Maverick Campus 2015-2016
Fondazione SoutHeritage per l’Arte Contemporanea – Maverick Campus 2015-2016

Anticipami qualcosa sul vostro prossimo futuro: quali i progetti in cantiere?
Oltre al progetto espositivo in corso [la mostra 8 artisti, 1 titolo da dare, 1 luogo da scoprire, 1 posto dove parlare dell’arte, a Palazzo Viceconte fino al 30 novembre, N.d.R.], i prossimi appuntamenti della Fondazione sono con le attività del Maverick Campus, il nostro prototipo di infrastruttura di ricerca, formazione artistica pluridisciplinare, sviluppato in partnership con Mudam (Lussemburgo), Volume (Parigi) e Università degli Studi della Basilicata e Archiviazioni – Arte e progettazione nella sfera pubblica. In occasione del quarto laboratorio 2015-2016 (dal 1° al 5 dicembre prossimi) sarà ospite Ferdinand Richard, presidente del Fondo Roberto Cimetta per la cooperazione culturale, collaboratore di Agenda 21 Culture e del Fund for Cultural Diversity Unesco.
Il 2017 lo inauguriamo invece all’insegna della creatività regionale con la sesta edizione di INDEX – repertorio d’arte contemporanea in Basilicata. Un archivio online che mira alla promozione della creatività regionale attraverso l’allestimento di un repertorio di qualità dedicato agli artisti lucani. A seguire un ricco calendario in via di definizione e un importante mostra sulle tematiche della nuova ruralità e le “utopie verdi”.

Lorenzo Madaro

www.southeritage.it

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Lorenzo Madaro
Lorenzo Madaro (1986) è curatore d’arte contemporanea e docente di Storia dell’arte e Fenomenologia delle arti contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dopo la laurea magistrale in Storia dell’arte ha conseguito il master di II livello in Museologia, museografia e gestione dei beni culturali all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È critico d’arte dell’edizione romana de “La Repubblica” e collabora con Robinson e Artribune. Tra le mostre recenti curate, "Silenzioso, mi ritiro a dipingere un quadro" (Galleria Fabbri, Milano, 2019); "‘900 in Italia. Da De Chirico a Fontana" (Castello di Otranto, 2018); "To Keep At Bay" (Galleria Bianconi, Milano 2018); "Spazi igroscopici" (Galleria Bianconi, Milano 2017); "Mario Schifano e la Pop Art italiana" (Castello Carlo V, Lecce, 2017); "Edoardo De Candia Amo Odio Oro" (Complesso monumentale di San Francesco della Scarpa, Lecce, 2017); "Natalino Tondo Spazio N Dimensionale" (Galleria Davide Gallo, Milano, 2017); "Andy Warhol e Maria Mulas" (Castello Carlo V, Lecce 2016). È direttore artistico del progetto europeo CreArt. Network of cities for artistic creation per il Comune di Lecce.