Una mostra a Bologna per entrare nei misteri della tomba di Tutankhamon. Intervista all’egittologo
A Palazzo Belloni, a Bologna, fino al 2 maggio 2027, la mostra Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione ricostruisce la scoperta di Howard Carter. L’intervista all’egittologo Zahi Hawass
C’è una porta che, più di altre, ha cambiato la storia dell’archeologia e il nostro immaginario sull’antico Egitto. È quella della tomba KV62, che il 4 novembre 1922 Howard Carter scoprì nella Valle dei Re, aprendo la strada a uno dei ritrovamenti archeologici più celebri del Novecento. Oltre quella soglia si trovava il tesoro funerario di Tutankhamon, il giovane faraone della XVIII dinastia destinato a diventare, suo malgrado, uno dei sovrani egizi più famosi al mondo.
A oltre un secolo dalla scoperta, quella porta torna idealmente ad aprirsi a Palazzo Belloni, a Bologna, con Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione. Attraverso riproduzioni, ambientazioni scenografiche e strumenti tecnologici, il percorso accompagna il pubblico alla scoperta della sepoltura e del suo corredo funerario.
Non sono gli originali del tesoro a essere esposti a Bologna. È una distinzione importante: la mostra punta a ricreare l’esperienza della scoperta, accompagnando i visitatori negli ambienti della tomba e raccontando la vicenda archeologica che ha trasformato Tutankhamon in un fenomeno mondiale.

La scoperta di Tutankhamon, tra archeologia e mito
La storia comincia nel 1922, quando Howard Carter individua l’accesso alla tomba dopo anni di ricerche nella Valle dei Re, segnando una svolta per l’egittologia e la cultura popolare. La tomba custodiva un corredo funerario eccezionalmente ricco. Ma dietro lo splendore dell’oro si cela una vicenda storica più complessa, legata alla figura di Tutankhamon e alle dinamiche politiche e dinastiche della XVIII dinastia, su cui la ricerca continua a interrogarsi.
Alla storia si è sovrapposto il mito. La cosiddetta maledizione di Tutankhamon è una delle leggende più persistenti nate attorno alla scoperta. La mostra affronta anche questa dimensione: il faraone appartiene all’antichità, ma il mito che lo circonda è anche una costruzione del mondo moderno.
In occasione della mostra che, grazie alla realtà virtuale, permette di “entrare” nella celebre tomba, Zahi Hawass, tra le figure più note dell’egittologia contemporanea, ha tenuto una lectio magistralis al Centro San Domenico e ha incontrato il pubblico per un firmacopie del suo ultimo libro a Palazzo Belloni. Noi lo abbiamo intervistato per approfondire i misteri ancora aperti sul giovane faraone e le future prospettive di ricerca.

Intervista a Zahi Hawass, tra i maggiori esperti di egittologia al mondo
Perché Tutankhamon continua a ossessionare il mondo dopo più di 3.000 anni? Che cosa abbiamo ancora bisogno di capire di lui?
Perché è l’unica tomba reale ritrovata quasi intatta nella Valle dei Re, con straordinari oggetti d’oro e appartenente a un ragazzo divenuto re all’età di circa nove anni. Sappiamo quasi tutto su Tutankhamon, ad eccezione di alcuni misteri ancora irrisolti. Uno di questi riguarda le circostanze della sua morte. Una frattura alla gamba sinistra e alcuni indizi suggeriscono che la morte possa essere stata conseguenza di un incidente. Stiamo cercando di stabilire se dalla lesione si sia sviluppata un’infezione mortale.
Quanto di ciò che crediamo di sapere su Tutankhamon potrebbe cambiare nei prossimi vent’anni grazie alle nuove tecnologie?
Abbiamo utilizzato moderne tecniche di tomografia computerizzata e analisi del DNA per approfondire le conoscenze su Tutankhamon e la sua famiglia; oggi siamo in grado di ricostruire gran parte del suo albero genealogico. Tuttavia, restano ancora importanti scoperte da compiere, in particolare l’identificazione della mummia della regina Nefertiti e di quella della moglie di Tutankhamon, Ankhesenamun. Proseguiamo le nostre ricerche e gli studi sul DNA nella speranza di riuscire a identificarle.
1 / 5
2 / 5
3 / 5
4 / 5
5 / 5
La maledizione di Tutankhamon è un mito. Ma qual è, secondo lei, il vero “mistero” della sua tomba che ancora oggi non siamo riusciti a risolvere?
Sappiamo molto sulla tomba e sugli oggetti scoperti al suo interno. Tuttavia, non è vero tutto ciò che è stato scritto sulla cosiddetta “Maledizione di Tutankhamon“. La maledizione è un mito e non ha alcun fondamento archeologico o scientifico.
Lei ha studiato la sua mummia e quella della sua famiglia. Oggi, se dovesse raccontare in una sola frase chi era davvero Tutankhamon, cosa direbbe?
Fu uno straordinario re fanciullo. La sua storia è unica ed ebbe l’incredibile fortuna che la sua tomba si conservasse quasi intatta per millenni.
Howard Carter nel 1922 vide per primo quel tesoro. Se potesse tornare con lui davanti alla porta della tomba, quale domanda gli farebbe?
Gli chiederei: come riuscì a dormire quella notte, dopo aver compiuto una delle più grandi scoperte archeologiche della storia?
La mostra di Bologna ricostruisce la scoperta attraverso repliche, scenografie e realtà virtuale. Quanto può avvicinarsi la tecnologia all’emozione di una vera scoperta archeologica e dove, invece, rischia di sostituirla?
Credo che la tecnologia moderna possa aiutarci a ricostruire la storia in modi prima impossibili. Nuovi metodi scientifici ci consentono di esaminare il passato, rispondere a interrogativi che l’archeologia da sola non avrebbe potuto risolvere e presentare la storia antica al pubblico attraverso modalità nuove e straordinarie. La mostra, basata su riproduzioni, è un esempio di come la tecnologia possa aiutare il pubblico a conoscere e comprendere il mondo di Tutankhamon.
Lei ha dedicato una parte importante della sua carriera alla ricerca delle mummie e delle tombe della XVIII dinastia. Se domani arrivasse la notizia di una nuova grande scoperta nella Valle dei Re, quale ritrovamento vorrebbe che fosse?
Spero che possa essere la mummia della regina Nefertiti.
Il suo celebre cappello è diventato quasi un simbolo personale. È curioso che un archeologo sia diventato anche un personaggio riconoscibile dal grande pubblico: quanto è importante, per lei, questa dimensione personale?
Sono molto felice che il mio cappello sia diventato così strettamente associato a me. Ormai le persone in tutto il mondo mi riconoscono come “l’uomo col cappello“, ed esso è diventato parte della mia immagine pubblica.
Paolo Bompani
Bologna // Fino al 2 maggio 2027
Tutankhamon: la tomba, il tesoro, la maledizione
PALAZZO BELLONI, via de’ Gombruti 13/a
Scopri di più
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati