In Liguria l’area archeologica di Luni si visita da una passerella direttamente dall’autostrada
Tra Sarzana e Carrara la A12 sfiora la colonia romana di Luna. Dal 2019 una passerella ciclopedonale di neanche 400 metri collega le aree di sosta dell’autostrada al sito archeologico di Luni, che può essere un modello virtuoso
Chi percorre la A12 tra La Spezia e Livorno, all’altezza di Sarzana, vede comparire un cartello con la sagoma di un porto: “Antica Luni est“, “Antica Luni ovest“. Sono due aree di sosta gemelle, una per carreggiata, dove è possibile lasciare il proprio veicolo gratuitamente e proseguire a piedi. Dopo un tunnel multimediale e una passerella in acciaio Corten di 377 metri che scavalca la carreggiata, in una decina di minuti di camminata pianeggiante si raggiunge la colonia romana di Luna. Nessun casello, solo il viaggio che si interrompe e riprende nello stesso punto, con in mezzo un sito archeologico tra i più estesi dell’Italia settentrionale.

Luni tra Sarzana e Carrara: la colonia romana della Liguria
Luna fu fondata nel 177 a.C. nel territorio dei Liguri Apuani, sulla sponda occidentale di un bacino portuale oggi interrato, a due chilometri dall’attuale linea di costa. Deve la propria fortuna allo sfruttamento delle cave apuane: da qui salpavano le navi cariche del marmo che avrebbe costruito i monumenti di Roma. La pianta rettangolare copriva circa 24 ettari, con l’impianto ortogonale scandito dal Decumano massimo e dal Cardine massimo, quest’ultimo fiancheggiato da marciapiedi porticati e sottopassato dalla cloaca. La città sopravvive come sede episcopale fino al 1204, poi viene progressivamente depredata dei suoi materiali di pregio, riutilizzati nei centri del territorio.
Restano il foro con l’area delle tabernae, il teatro coperto destinato alle letture e all’esecuzione musicale, il tempio della dea Luna, l’anfiteatro fuori le mura con capienza stimata in settemila spettatori e pianta ellittica ancora leggibile, il mausoleo lungo il percorso di uscita, la Domus dei mosaici con i pavimenti di IV Secolo e la Domus degli affreschi con i suoi tre giardini.
Il progetto Portus Lunae
Il collegamento con l’autostrada è opera di SALT, concessionaria del tronco ligure-toscano, e risale al 18 maggio 2019. Alle spalle ha trentun anni di progetti presentati e accantonati: nella prima formulazione l’opera si chiamava Archeogrill, denominazione poi abbandonata in favore di un più sobrio “Portus Lunae“. La passerella, progettata da Sina e dallo studio Piarulli, è lunga 377 metri, rivestita in acciaio Corten e curvata a richiamare l’antica ansa portuale. L’elemento riconoscibile è il faro alto venti metri, struttura portante in calcestruzzo e acciaio rivestita in marmo bianco di Carrara, che sostiene l’impalcato e segnala la posizione dell’antica luce del porto. Il costo complessivo dell’intervento si aggira sui 15 milioni di euro, interamente a carico della concessionaria. “Si tratta del primo progetto di questa ampiezza in Italia”, ha dichiarato in fase di inaugurazione Paolo Pierantoni, presidente del gruppo SIAS.
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La visita al sito di Luni
Il percorso pedonale prende avvio dal tunnel multimediale “Luni Experience“, realizzato dal collettivo Karmakina e aperto secondo gli orari del museo, dove una sequenza di proiezioni e suoni ricostruisce l’ambiente delle domus e le vicende della colonia. La progettazione ha coinvolto l’allora MiBAC, il Polo Museale della Liguria e i Comuni interessati. Nel 2022 SALT e Direzione regionale Musei Liguria hanno completato il rinnovo della segnaletica lungo il tratto tra Sarzana e Carrara e nelle cinque aree di servizio di prossimità. L’obiettivo dichiarato riguarda entrambe le direzioni di marcia, e insieme il pubblico che arriva dalle vicine spiagge: rendere il sito raggiungibile tanto dai viaggiatori in transito quanto da chi frequenta il litorale. “L’intervento di SALT ci offre un esempio di come può svilupparsi una collaborazione tra un’infrastruttura viaria e il mondo della cultura”, osserva Alessandra Guerrini, direttore regionale Musei Liguria. “L’invito ai viaggiatori a fermarsi per conoscere il territorio, muovendosi a piedi a partire dall’autostrada, è un modo inedito per arricchire il percorso, trasformando il senso stesso del viaggio”.
Il nuovo museo archeologico di Luni
Il secondo tempo di questa vicenda si è chiuso il 29 maggio 2025, con l’inaugurazione della nuova sede del Museo archeologico nazionale nel Casale Benettini Gropallo, l’edificio rurale storico all’ingresso dell’area. Il percorso si articola su due livelli: al piano terra la sezione dedicata alla scultura in marmo, al piano superiore la narrazione delle vicende urbane dalla fondazione all’abbandono, lungo un arco di 1.400 anni. Il progetto scientifico è di Antonella Traverso e Marcella Mancusi, direttrice e conservatore del museo, mentre il progetto museografico è dello studio GTRF Giovanni Tortelli Roberto Frassoni. Il trasferimento è stato reso possibile dalla demolizione, avviata nel 2021 per l’innalzamento della classe di rischio sismico, dell’edificio inaugurato nel 1964 e costruito a sbalzo sopra l’area del Capitolium. Il tempio dedicato alla triade capitolina, con il portico doppio e la vasca-fontana di quasi quattro metri al centro, è tornato visibile dopo oltre sessant’anni.
Quando i benefici superano i dubbi
La demolizione di un edificio museale degli Anni Sessanta lascia qualche perplessità: era una testimonianza di una stagione precisa della museografia italiana, quella che collocava il contenitore sopra il contenuto con una fiducia che oggi appare datata, ma che apparteneva a una cultura progettuale. La perdita è compensata dal risultato ottenuto: la liberazione del cannocchiale prospettico verso le Apuane restituisce all’area archeologica una lettura d’insieme che il volume in cemento aveva interrotto per due generazioni di visitatori. Convince pienamente il recupero del casale. L’esposizione è dosata e lascia ai reperti lo spazio necessario perché il loro valore emerga.
Cosa bisogna imparare da Luni
Considerato nel suo insieme – infrastruttura, allestimento, segnaletica – l’intervento indica una direzione praticabile per la valorizzazione del patrimonio archeologico e artistico della penisola. Il paese ha un numero considerevole di siti collocati a poche centinaia di metri da assi di traffico che li ignorano. Trasformare quella prossimità in accesso, con un investimento di quindici milioni a carico di un concessionario e un accordo con il ministero, è una formula replicabile altrove e ha il merito di intercettare un pubblico che difficilmente pianificherebbe la visita, offrendogli l’archeologia come alternativa all’autogrill.
Stefano Paolo Giussani
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