Grande scoperta nell’acropoli di Velia in Campania: rinvenuti i resti del tempio arcaico di Atena

Oltre all’edificio, che si ipotizza misurasse almeno 18 metri per 7, sono stati ritrovati reperti e frammenti riconducibili ad armi e armature. Gli esperti stanno indagando la pista della battaglia di Alalia, combattuta tra i profughi greci di Focea e una coalizione di Cartaginesi ed Etruschi, tra il 541 e il 535 a.C.

La scoperta del Tempio di Atena a Velia, Scavo dall'alto
La scoperta del Tempio di Atena a Velia, Scavo dall'alto

Dopo le recenti scoperte di Pompei, l’ultima notizia dal mondo dell’archeologia riguarda l’acropoli di Velia, nella quale sono stati rinvenuti i resti del tempio arcaico di Atena, con reperti che potrebbero rivelarsi cruciali nel fornire informazioni finora lacunose sulla storia di questa antica città, fondata intorno al 540 a.C. dai coloni Focei provenienti dall’Asia Minore. La scoperta giunge alla fine della campagna di scavi portata avanti dagli esperti del Parco archeologico di Paestum e Velia, che hanno individuato resti di muri realizzati con mattoni crudi, intonacati e fondati su zoccolature in blocchi accostati in poligonale, una tecnica utilizzata anche per le abitazioni di età arcaica rinvenute lungo le pendici dell’acropoli. Si tratta di elementi che delineano un edificio rettangolare lungo almeno 18 metri ed ampio 7, con la porzione interna pavimentata da un piano in terra battuta e tegole. Trovati nello stesso spazio anche ceramiche dipinte, vasi con iscrizioni “IRE”, che significa “sacro”, e numerosi frammenti metallici riconducibili ad armi e armature. Presenti anche due elmi, uno calcidese ed un altro di tipo Negau, in ottimo stato di conservazione.

La scoperta del Tempio di Atena a Velia, Elmo Calcidese
La scoperta del Tempio di Atena a Velia, Elmo Calcidese

IL TEMPIO DI ATENA SULL’ACROPOLI DI VELIA: LA SCOPERTA

Fin dalle prime indagini – che rappresentano l’inizio di nuove ricerche in programma finalizzare ad ampliare la conoscenza della colonia greca – sono state elaborate alcune ipotesi sulla destinazione sacra della struttura. “Con tutta probabilità in questo ambiente vennero conservate le reliquie offerte alla dea Atena dopo la battaglia di Alalia, lo scontro navale che vide affrontarsi i profughi greci di Focea e una coalizione di Cartaginesi ed Etruschi, tra il 541 e il 535 a.C. circa, al largo del mar Tirreno, tra la Corsica e la Sardegna”, ha spiegato Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei e Direttore Avocante del Parco Archeologico di Paestum e Velia. E punta l’attenzione sui reperti riconducibili allo scontro bellico. “Liberati dalla terra solo qualche giorno fa, i due elmi devono ancora essere ripuliti in laboratorio e studiati. Al loro interno potrebbero esserci iscrizioni, cosa abbastanza frequente nelle armature antiche, e queste potrebbero aiutare a ricostruire con precisione la loro storia, chissà forse anche l’identità dei guerrieri che li hanno indossati”, aggiunge. “Certo si tratta di prime considerazioni, che già così chiariscono molti particolari inediti di quella storia eleatica accaduta di più di 2500 anni fa”.

IL TEMPIO DI ATENA SULL’ACROPOLI DI VELIA: IPOTESI DI DATAZIONE

La struttura del tempio più antico risale al 540-530 a.C., ovvero proprio gli anni subito successivi alla battaglia di Alalia mentre il tempio più recente, che si credeva di età ellenistica, risale in prima battuta al 480-450 a. C., per poi subire una ristrutturazione nel IV sec. a C.”, prosegue Osanna, spiegando come gli ultimi scavi abbiano fornito indizi sulla questione del periodo di costruzione del tempio maggiore, sempre dedicato alla dea Atena, collocandolo cronologicamente nella storia della città. “È possibile quindi che i Focei in fuga da Alalia l’abbiano innalzato subito dopo il loro arrivo, com’era loro abitudine, dopo aver acquistato dagli abitanti del posto la terra necessaria per stabilirsi e riprendere i floridi commerci per i quali erano famosi”, conclude Osanna. “E alle reliquie da offrire alla loro dea per propiziarne la benevolenza aggiunsero le armi strappate ai nemici in quell’epico scontro in mare che di fatto aveva cambiato gli equilibri di forza nel Mediterraneo”.

– Giulia Ronchi

https://www.museopaestum.beniculturali.it/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.