Beirut un anno dopo l’esplosione: British Museum e TEFAF insieme per il restauro dei reperti

British Museum e TEFAF si mobilitano per gli antichi reperti del Museo Archeologico di Beirut danneggiati dall’esplosione del porto il 4 agosto 2020. Grazie al Museum Restoration Fund della fiera d’arte e antiquariato di Maastricht

La zona del porto di Beirut, 2019, photo Claudia Zanfi
La zona del porto di Beirut, 2019, photo Claudia Zanfi

È passato quasi un anno da quella terribile esplosione che il 4 agosto 2020 ha devastato l’area del porto di Beirut. La potente deflagrazione, causata da un incendio in un deposito contenente tonnellate di nitrato di ammonio, non ha solo provocato la morte di oltre 200 persone, generato migliaia di feriti e più di 300mila senzatetto, ma ha anche colpito il cuore della comunità culturale della città libanese, danneggiandone molti edifici simbolo. Tra questi, il Museo Nazionale di Beirut, per il quale si sono subito mobilitati ALIPH (International Alliance for the Protection of Heritage in Conflict Areas) con il Musée du Louvre, e il Museo Archeologico dell’Università Americana di Beirut (UAB), ora al centro di un importante restauro che vede protagonista il British Museum di Londra, con il supporto di TEFAF (The European Fine Art Foundation) di Maastricht, la fiera d’arte e antiquariato più importante al mondo che ha rinviato l’edizione di quest’anno per farla slittare all’anno prossimo.

IL RESTAURO DI ANTICHI REPERTI DEL MUSEO ARCHEOLOGICO DI BEIRUT

Il Museo Archeologico dell’UAB dista 3,2 km dal luogo dell’esplosione e ha riportato ingenti danni alle sue porte e finestre. La teca in cui le opere erano conservate racchiudeva 72 contenitori in vetro del periodo romano, bizantino e islamico, testimoni dello sviluppo della tecnologia del vetro soffiato in Libano nel I secolo a.C.: questa tecnica ha reso possibile la produzione in serie di oggetti in vetro di varie forme, rendendo un materiale fino ad allora elitario, disponibile per l’uso quotidiano e domestico. Di questi, soltanto 15 sono stati dichiarati restaurabili, mentre gli altri sono andati distrutti per sempre. Solo 8 delle opere ricomponibili sono in condizioni tali da essere trasportate al British Museum, che dispone della struttura e dell’esperienza adatte per restaurare e conservare tali reperti.

L’INTERVENTO DEL BRITISH MUSEUM DI LONDRA

Come il resto del mondo, abbiamo guardato con terrore le immagini devastanti che ritraevano Beirut lo scorso agosto. Abbiamo immediatamente offerto l’aiuto del British Museum ai nostri colleghi in Libano”, dichiara Hartwig Fischer, Direttore del British Museum. “Ora che ci avviciniamo al primo anniversario della tragedia, siamo fieri di mettere a disposizione le competenze e le risorse del British Museum per salvare degli oggetti antichi così importanti, affinché possano essere apprezzati in Libano e nel mondo per molti anni a venire”. Una volta che le opere saranno completamente restaurate, verranno esposte temporaneamente al British Museum prima di fare ritorno a Beirut.

Il centro di Beirut, photo Claudia Zanfi
Il centro di Beirut, photo Claudia Zanfi

IL MUSEUM RESTORATION FUND DI TEFAF

Questo progetto è stato reso possibile grazie al Museum Restoration Fund di TEFAF, fondato nel 2012 con lo scopo di supportare e promuovere il restauro professionale di importanti opere museali e l’inerente ricerca accademica. Per supportare l’arte in tutte le sue forme, ogni anno TEFAF destina un significativo contributo economico a uno o due musei del mondo per restaurare opere di ogni epoca. Un Comitato indipendente di esperti seleziona i vincitori tra coloro che con la propria attività di restauro si distinguono nel campo della storia dell’arte. “La distruzione di queste opere è stata una conseguenza terribile di una tragedia più ampia che ha colpito la popolazione di Beirut”, conclude Hidde van Seggelen, Presidente di TEFAF. “Siamo orgogliosi di supportare il restauro dei reperti in vetro attraverso il Museum Restoration Fund di TEFAF, perché si tratta di opere di immenso valore storico, artistico e culturale. Il ripristino della loro forma è un potente simbolo di guarigione e resilienza in seguito al disastro”.

-Claudia Giraud

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).