Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini – fino al 6 gennaio 2020. Lo stile di Michelangelo raccontato attraverso dieci opere realizzate da alcuni dei più originali pittori della seconda metà del XVI secolo. Un percorso breve ma di altissimo valore scientifico.

Per Michelangelo Buonarroti (1475-1564) il disegno rappresentò sempre lo strumento di lavoro privilegiato che gli permise di dare una prima chiave interpretativa alla realtà. La maggior parte dell’opera grafica del genio toscano è costituita da materiale di studio, tuttavia sappiamo, e ce lo conferma Giorgio Vasari, che alcuni suoi disegni erano delle vere e proprie opere concluse che, rifinite nei particolari, diventavano doni per affezionati come Vittoria Colonna o Tommaso Cavalieri. Ci sono state anche delle occasioni in cui Michelangelo, spinto da qualche illustre committente a cui non ha potuto dire di no, realizzò dei disegni con lo scopo di farli trasportare in pittura da altri artisti, dal momento che egli era sempre impegnato in progetti troppo complessi e gravosi per potersi concedere.
In questo modo si potevano assopire gli appetiti di alcuni facoltosi collezionisti, costretti ad accontentarsi della traduzione in pittura di soggetti concepiti da Michelangelo, opere che, sebbene non fossero di sua mano, ne riflettevano e condividevano in modo diretto le idee.
La mostra, partendo da alcune riproduzioni di disegni di Michelangelo, analizza l’assorbimento e la percezione della poetica e dello stile superbo del maestro da parte di alcuni artisti che operarono nella seconda metà del Cinquecento. I temi presenti (Annunciazione, Madonna del Silenzio, Cristo nell’Orto e Crocifissione) ci portano direttamente a contatto con i riflessi delle intemperie religiose di un’epoca contrassegnata dallo scisma avvenuto in seno al Cristianesimo, e più precisamente con i risvolti della vita spirituale di un fedele ispirato e in parte sovversivo come Michelangelo.

Michelangelo Buonarroti, L’Annunciazione, 383 x 297 mm, riproduzione. New York, Pierpont Morgan Library
Michelangelo Buonarroti, L’Annunciazione, 383 x 297 mm, riproduzione. New York, Pierpont Morgan Library

LA LEZIONE DI MICHELANGELO

Tra gli artisti troviamo innanzitutto il lombardo Marcello Venusti, forse il protagonista della mostra, di cui sono presenti opere legate a tutti i temi suddetti. Dopo l’incontro con Roma e Michelangelo, l’artista introdusse nella sua pittura di matrice settentrionale cromie ancora irrobustite ma cangiati che lo avvicinarono all’arte della “maniera moderna”. L’emiliano Lelio Orsi, invece, ripropone i temi di Michelangelo assecondando la propria tendenza a una narrazione originale ed eccentrica, in lieve contrasto con il michelangiolismo più moderato e sinuoso del senese Marco Pino. La Deposizione del fiorentino Jacopino del Conte non deriva direttamente dall’opera grafica di Michelangelo, quanto da quella scultorea. Le figure del dipinto, il corpo emaciato ma possente di Cristo e la tragica e rigida spigolosità delle figure femminili, esasperano i toni più languidi e razionali della michelangiolesca Pietà Bandini, non caratterizzata da un movimento così nervoso e concitato. Del Conte, in linea con le poetiche del tempo, accentua i pedagogici e moralistici toni drammatici della propaganda del cattolicesimo controriformato con uno studiatissimo stile ibrido tra pathos e accademismo, interpretando pienamente le esigenze della committenza.

Calogero Pirrera

Evento correlato
Nome eventoMichelangelo a colori
Vernissage10/10/2019 su invito
Duratadal 10/10/2019 al 06/01/2020
CuratoriFrancesca Parrilla, Massimo Pirondini
Generearte antica
Spazio espositivoGALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA DI ROMA - PALAZZO BARBERINI
IndirizzoVia Delle Quattro Fontane 13 - 00184 - Roma - Lazio
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Calogero Pirrera
Calogero Pirrera (1979) è uno storico dell’arte specializzato in arte moderna e contemporanea, videoarte, didattica museale e progettazione culturale. Vive attualmente a Roma. Ha collaborato con la cattedra di Istituzioni di Storia dell’Arte della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, con alcune gallerie come Il Ponte Contemporanea e LipanjePuntin, oltre che con Festarte – Festival Internazionale di VideoArte, che lo vede impegnato nella mappatura globale dei festival di videoarte con la rubrica “International Contest”. Ha all’attivo alcune pubblicazioni che indagano l’arte antica come quella contemporanea. Tra le mostre curate si ricorda "Il Duomo di Milano dalla Lombardia all’Europa", ospitata presso il Duomo meneghino nel 2005 e il relativo catalogo. Ha scritto e scrive per EosArte, TribeArt e Artribune.